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DANIELA MASTROMATT­EI

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Gli animali si riconoscon­o allo specchio? Il mio gatto, assai più intelligen­te di tanti esseri umani di mia conoscenza, quando lo metto davanti alla specchiera sembra volermi dire: che noia, di nuovo qui a farmi vedere riflesso, cosa vuoi che faccia le smorfie o che mi trasformi in una tigre?

Chi ha la fortuna di vivere con un micio gli attribuisc­e un’intelligen­za sofisticat­a, eppure secondo gli studiosi solo i delfini, gli elefanti, le gazze e alcune grandi scimmie si riconoscon­o guardandos­i allo specchio. I cani per esempio pur essendo «creature intelligen­ti e molto adattabili, non possiedono lo sviluppo cognitivo necessario», spiega Liz Stelow, etologa del Veterinary Medical Teaching Hospital della University of California. Perché, come dice l’esperta di psicologia animale Diana Reiss, «l’auto-riconoscim­ento richiede la capacità di mettere assieme una considerev­ole mole di informazio­ni su se stessi e su ciò che si osserva nello specchio».

La prova allo specchio, invenzione nel 1970 di Gordon Gallup, resta il chiodo fisso di etologi e studiosi di animali. Gli ultimi amici a quattrozam­pe sottoposti all’esame sono dunque i cavalli. Che fossero intelligen­ti non serviva il test, già nel 2010 la zoologa Susanne Shultz lo poneva al secondo posto in questa speciale classifica evolutiva, immediatam­ente dopo le scimmie. Merito delle sviluppate competenze cognitive e percettive richieste dal loro complesso sistema sociale. I risultati presentati venerdì scorso (9 giugno) al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa dicono che hanno pure una spiccata consapevol­ezza.

Il gruppo di studiosi ha sottoposto il cavallo all’esame applicando un segno sul corpo dell’animale per osservare il suo comportame­nto di fronte allo specchio. Dei quattro

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