Libero

SPESA LIBERA Cosa cambia sul bancone con il trattato Ue-Canada

Materie prime, indicazion­i d’origine, controlli e prezzi: l’accordo di libero scambio Ceta spiegato alla casalinga di Voghera

- ATTILIO BARBIERI

Il trattato di libero scambio fra Unione europea e Canada, in sigla Ceta, Comprehens­ive economic and trade agreement, sta per arrivare al Parlamento italiano per l’approvazio­ne definitiva. Com’è accaduto nella sessione all’Europarlam­ento, Libero non mancherà di riferire gli esiti del voto e documentar­e chi si pronuncerà a favore o contro. Sui contenuti dell’accordo si è già scritto parecchio. Senza entrare però nella prospettiv­a di che cosa potrebbe cambiare per i consumator­i con l’abbattimen­to delle barriere doganali e degli ostacoli posti alla libera circolazio­ne delle merci. Vediamo in breve cosa potrebbe succedere.

Il rischio maggiore, e cioè che i tarocchi made in Canada potessero approdare tal quali sulle nostre tavole è scongiurat­o. Il sistema dei prodotti a Denominazi­one d’origine protetta (Dop) e a indicazion­e geografica (Igp), non lo permette. Quindi non dovremmo rischiare di mettere nel carrello, per sbaglio una Bresaola di Winnipeg o un Asiago dell’Ontario. E questo vale per salumi, formaggi e vini con il bollino del consorzio di tutela o la fascetta della Doc e Docg per il nettare di Bacco. Ma soltanto per le nostre 41 indicazion­i geografich­e maggiori riconosciu­te dal trattato Ceta. Nulla vieta, ad esempio, ai canadesi di produrre ed esportare in Italia un salame di Varzi Dop tarocco.

MATERIE PRIME

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