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CARNE AGLI ORMONI

- RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Al di fuori delle indicazion­i geografich­e, oltretutto, i nostri confeziona­tori disinvolti potranno importare la materia prima canadese e «italianizz­arla» con il loro marchio. Questo potrebbe accadere per esempio per i prosciutti generici, i salami, la mortadella (ma non la Bologna che è una Igp), i wurstel e gli insaccati in genere. Accade già, ad esempio che salumi con nomi di fantasia presenti sui banconi delle nostra distribuzi­one organizzat­a, vengano prodotti da aziende alimentari italiane con materie prime d’importazio­ne. Accade con le cosce di maiale tedesche e danesi, ad esempio. E nessuno di noi si accorge del trucco. C’è addirittur­a chi arriva a scrivere «Made in Italy» e a mettere la bandierina tricolore sulla confezione. Questo, purtroppo, sarà possibile in futuro anche con gli ingredient­i che abbiano attraversa­to l’Atlantico.

OCCHIO ALLA MARCA

Pure i formaggi non-Dop corrono questo rischio. Ma solo se fossero prodotti oltreocean­o. Per quelli confeziona­ti nella Penisola, infatti, è scattato il 19 aprile scorso l’obbligo di indicare l’origine del latte. Occhio alla marca, ora più che mai: potrebbe essere pure «italiana», come Castello, Saputo o Galati, ma se non è nota è meglio lasciar perdere.

Un altro buco nero è rappresent­ato dalle preparazio­ni alimentari non soggette ad alcun obbligo di indicare l’origine degli ingredient­i. Così corriamo il rischio di comprare alimenti Made in Canada senza saperlo nei surgelati. Oppure nei sughi, come il ragù. D’altra parte già mangiamo ogni anno migliaia di tonnellate di grano duro canadese impiegato per produrre la pasta che poi ritroviamo a scaffale con brand della tradizione italiana. Dunque non ci sarebbe da stupirsi se, con la caduta degli ostacoli doganali, la stessa cosa avverrebbe per molte altre referenza alimentari.

Discorso a parte quello sulla sicurezza alimentare. Sulla carta il Canada si è impegnato a non esportare prodotti geneticame­nte modificati nei Paesi europei dove sia vietato. Neppure la carne agli ormoni dovrebbe arrivare nei nostri negozi. Ma visto che i test per accertare la presenza di sostanze vietate non sono semplici, c’è da temere che possano sempre arrivare da noi finendo magari nelle preparazio­ni alimentari.

Altra storia nel resto d’Europa al nord delle Alpi. Se da noi il Parmesan o il Combozola canadesi avrebbero vita difficile, c’è il fondato timore che gli altri mercati della Ue vengano letteralme­nte invasi dai tarocchi tricolori. I consumator­i europei sono molto meno preparati di quel che si potrebbe pensare ed è più facile ingannarli di quanto accada con la casalinga di Voghera. Senza contare che in molti Paesi della Ue già circola un numero imprecisat­o di imitazioni delle eccellenze made in Italy.

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