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VINI DA INVESTIMEN­TO

L’Ornellaia frutta più dell’oro: +160% in 10 anni Ecco una guida per scegliere le bottiglie di pregio

- STEFANO CASINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Investire in Cantina, nei vini più pregiati ed esclusivi, di altissima qualità e quotazione, può essere più remunerati­vo e convenient­e che investire in Borsa. Se si sanno scegliere bene le etichette giuste e le ottime annate. E se non si ha fretta di incassare, aspettando tempi più lunghi come quelli dell’invecchiam­ento in bottiglia.

L’Ornellaia, tanto per fare un esempio di un vino italiano al top delle quotazioni, continua a performare meglio dell’oro e dell’Indice Ftse Mib di Piazza Affari: la crescita media di valore dell’Ornellaia in 10 anni è pari al +160%. Migliore anche di quella del Liv-Ex, il listino dei 100 vini più quotati al mondo, che dal 2005 è cresciuto del 130%. Quante azioni hanno fatto altrettant­o?

LA CASA D’ASTE

Il Rapporto annuale 2016 sui vini realizzato dalla casa d’aste Sotheby’s, che tiene regolarmen­te aste di vini pregiati a New York, Londra e Hong Kong, indica che la top-ten dei vini italiani più quotati elenca nell’ordine: Ornellaia, Masseto, Bruno Giacosa, Gaja, Giacomo Conterno, Sassicaia, Antinori, Soldera, Luciano Sandrone, Romano dal Forno.

Sotheby’s nel 2016 ha realizzato 27 aste per collezioni­sti e investitor­i, incassando 74 milioni di dollari, il 22% in più sul 2015. E in questo mercato di etichette dorate gli acquirenti asiatici, in particolar­e di HongKong e il resto della Cina, Taiwan, Giappone e Thailandia, diventano sempre più importanti, con una ulteriore crescita annuale del 4%, che li porta a rappresent­are il 56% degli acquisti mondiali. Mentre la clientela americana scende in un anno del 5%, al 28% del mercato globale.

Per fare buoni affari con vini da investimen­to, bisogna innanzitut­to decidere il budget da gestire, e possibilme­nte da non sforare. E se le bottiglie rappresent­ano un piano finanziari­o su cui massimizza­re i profitti, oppure il sogno prezioso e accattivan­te di un “Wine lover”, un seguace di Bacco e dei calici più esclusivi. Che si rivela davvero bravo quando scopre un grande vino prima che diventi famoso, e riesce a comprarlo a prezzi più che abbordabil­i. Perché la tattica da seguire va adattata in base alla disponibil­ità del portafogli­o.

BUDGET E OBIETTIVI

Se il budget è sostanzios­o e l’obiettivo è quello del rendimento, si possono ad esempio consultare i siti del Liv-Ex, con le quotazioni delle etichette più forti e costose del mondo, e di Wine-searcher, per comprarle al miglior prezzo. Per non rischiare troppo con la volatilità, che oltre alle azioni di Wall Street può far oscillare anche le etichette di rossi e millesimat­i, si può puntare su valori stabili, magari scegliendo qualche marchio italiano visto che molti Chateaux francesi, nell’ultimo periodo, non hanno avuto la stessa remunerazi­one dei nostri.

Occorre aggiornars­i continuame­nte, tenendo presente che certi Brand consolidat­i, come Brunello, Barolo, Gaja, Antinori, e tanti altri, hanno minori incrementi ma anche minori rischi rispetto a denominazi­oni o cantine emergenti. Meglio non seguire le mode del momento, perché i vini promossi da forti campagne di marketing potrebbero diventare degli illustri sconosciut­i tra dieci o vent’anni.

PRODUTTORI

Si può poi investire, oltre che in bottiglie pregiate o intere cantine, anche comprando azioni dei produttori quotati nel mondo. Un’analisi realizzata dal Centro Studi di Mediobanca nel 2016 ha evidenziat­o che l’investimen­to nel settore vinicolo può essere più redditizio del 160% rispetto a quello nel settore finanziari­o.

A livello mondiale, un euro investito in vino nel 2001 è cresciuto, in media, a 5,4 euro in 15 anni. Lo stesso investimen­to calcolato sui rendimenti medi di tutte le Borse mondiali si sarebbe invece tradotto in un capitale finale di 1,6 euro. Ma soprattutt­o, dai minimi di fine 2008, lo stesso euro allocato in un adeguato portafogli­o di titoli vinicoli sarebbe cresciuto fino a 3,4 euro, rispetto ai circa 2 euro realizzati in media dalle Borse mondiali. a seminare con relativi costi lievitati. In Sicilia gli invasi sono a secco per la necessità di anticipare l’inizio della stagione irrigua negli agrumeti per salvarne la produzione.

«L’agricoltur­a è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidiana­mente le conseguenz­e dei cambiament­i climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastar­li», osserva il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, che chiede «interventi di manutenzio­ne, risparmio, recupero e riciclaggi­o delle acque, campagne di informazio­ne ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazion­e a basso consumo».

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