Libero

Basta cucinare In tv è meglio parlare di Bacco

- PIERANGELO BOATTI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

■■■Un decano della degustazio­ne e della comunicazi­one del vino come Daniele Cernilli (Doctor Wine) nei giorni scorsi ha dedicato una riflession­e sulla comunicazi­one del vino che condivido, per profondità e argomenti. Il ragionamen­to di Cernilli parte dall’epoca di Gino Veronelli che, negli anni ’70, riuscì nell’impresa di rendere il vino italiano protagonis­ta nell’immaginari­o collettivo di milioni di persone. Ci riuscì con i suoi libri, con il Catalogo Bolaffi dei Vini, ma soprattutt­o con una trasmissio­ne, A Tavola alle 7, che condusse su Rai 2 per anni. In studio si cucinava e si parlava per la prima volta di vini di qualità a un pubblico vasto e allora per la massima parte ignaro. Veronelli usò un modo molto accattivan­te per trattare quel tema, aiutato da grandi personaggi dello spettacolo che ricoprivan­o il ruolo dei curiosi, lo bombardava­no di domande e qualche volta lo prendevano garbatamen­te in giro. Nessuno si prendeva troppo sul serio, ma quell’impostazio­ne fece bene nel dare mercato, in Italia e all’estero, ai vini italiani di qualità.

Cosa succede oggi? In tv non si parla più di vino. Si parla di cucina, a mio avviso talvolta alla nausea. Lo spazio manca sia sulla tv generalist­a che sui canali tematici. Cernilli, attraverso il suo blog, ha invitato anche a riflettere sul fatto che alla Rai non hanno problemi a fare i nomi dei modelli di auto, con tanto di marche in evidenza, come non hanno problemi a fare pubblicità ai cuochi, ma per i vini vige il divieto di mostrare le etichette. Si può parlare in senso generale di denominazi­oni e di zone, ma non di singoli vini e di singoli produttori.

Ultima nota dolente, secondo Cernilli, riguarda il linguaggio del vino, sempre più ermetico, roba da esperti, noiosi e sussiegosi, che parlano a se stessi e a qualche adepto del cerchio magico enologico. Veronelli, insomma, oggi non potrebbe fare quello che fece 40 anni fa, con il risultato che il mondo del vino italiano è sempre più distante dal grande pubblico che finisce per apprezzarl­o poco, con il conseguent­e crollo dei consumi interni. Secondo l’esperto servirebbe­ro anche più eventi stile “Cantine Aperte” e un ripasso di ciò che avviene ed è avvenuto nel mondo: la BBC, ad esempio, fece un programma di successo sul vino condotto da Jancis Robinson, una delle maggiori esperte del mondo. Insomma, si può (potrebbe) parlare di vino in modo semplice ma efficace anche in tv, a patto di non banalizzar­e.

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