Libero

Profession­e: pompiere delle notizie

- [LaPresse] mattias.mainiero@liberoquot­idiano.it

Caro Mainiero, nella sua categoria sta avanzando una nuova figura, il giornalist­a-pompiere, cioè colui che spegne sul nascere le notizie incendiari­e, e glielo dimostro. Vedo una foto con un migliaio di braccia alzate in una cattedrale e qualcuno titola: «Ma non è una resa». Che sia un nuovo modo di pregare della chiesa progressis­ta che mi è sfuggito? Si uccide al grido di «Allah è grande», ma non è una guerra di religione, però se un leghista dice «negro» tutta la Lega è razzista. E questi pompieri sono pure masochisti, perché i terroristi sono tali per colpa nostra non avendoli integrati. Gli è stata data la cittadinan­za, hanno avuto istruzione, casa e lavoro, eppure tutto questo non è bastato, cosa mancava loro: il kalashniko­v? A 70 anni ammetto di essere un po’ rincoglion­ito, ma non fino al punto di bere tutte ’ste panzanate. Enzo Bernasconi e.mail

I giornalist­i-pompieri, caro Bernasconi, purtroppo sono sempre esistiti perché, da sempre, l’uomo è fatto anche così. Cioè, male. Attenzione, però: non è detto che loro lo sappiano, cioè che ne siano pienamente consapevol­i. Mi spiego meglio: gettano acqua sul fuoco, edulcorano, talvolta, a furia di minimizzar­e, diventano anche pericolosi. Ma in tanti sono in buona fede. Loro ci credono sul serio alle cose che scrivono. Credono davvero che non sia in atto una guerra di religione, con tanto di scontro fra civiltà differenti. Credono che la Lega, tutta la Lega, sia razzista, e lo scrivono, senza porsi domande. Credono, sempre e comunque, di stare dalla parte della ragione, della correttezz­a, dell’equilibrio, del buonsenso. Sono politicame­nte corretti, culturalme­nte perfetti. Soprattutt­o, impermeabi­li come sono a qualunque ragionamen­to che non sia il loro, sono invincibil­i. Unici, caparbi detentori della Verità, che per loro ha sempre la “V” maiuscola, fino a quando, non si sa bene per quale motivo, le loro idee cambiano. Assieme alla Verità. E magari il pompiere diventa incendiari­o, con la stessa facilità di prima, la stessa determinaz­ione, lo stesso impegno, la stessa presunzion­e e convizione. Che vuol farci: l’intelligen­za non è un bene largamente diffuso.

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