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Il cacciatore di serial killer che ferma i criminali col pc

Metà thriller metà biografia esce in Italia il romanzo di John Douglas L’ex agente Cia inventò la tecnica del «profiling» che conquista il cinema

- LUCA ROSSI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Quel 3 dicembre 1983, John Douglas viene ritrovato nella sua camera d'albergo seminudo in una pozza di sudore. John Douglas è un agente dell'FBI, un agente speciale. Da mesi non ha un minuto di tregua e il corpo ha chiesto il suo conto. Ictus celebrale. John non muore, la parte sinistra del corpo è paralizzat­a, fa fatica a parlare e deve imparare nuovamente a camminare. Non muore, no, John Douglas, ha ancora molto da fare, c'è tempo per quello.

Lui che la morte la conosce, anzi, tante morti, non tradiziona­li, non sperava certo di morire in un modo così convenzion­ale. Perché l'agente Douglas è un profiler dell'FBI quando la parola profiler nemmeno esisteva.

È per metà biografia e metà thriller Mindhunter - la vera storia del primo cacciatore di serial killer americano (Longanesi, 380 pagine, euro 18,60 )e non poteva che essere così perché Douglas ha fondato l'Unità investigat­iva di supporto dell'FBI nel 1980, riuscendo nel tempo a creare il primo, autentico, programma di Criminal Profiling al mondo. Si è ritirato dal lavoro sul campo nel 1995, dopo venticinqu­e anni di servizio e qualche strascico dell'ictus che l'ha inchiodato dodici anni prima. Come nelle biografie delle superstar anche la superstar del Bureau non è da sola, con lui c'è l'amico Mark Olshaker, non un neofita, avendo prodotto, con Douglas come consulente, il programma Mind of a Serial Killer, nominato agli Emmy.

Perché Douglas, veterinari­o mancato, psicologo del lavoro per vocazione e agente della polizia federale per necessità è colui che ha fatto dell'arte dell'interrogat­orio e del metodo induttivo una prassi consolidat­a che tutti gli investigat­ori oggi utilizzano. Magari abbiamo ascoltato con disattenzi­one la descrizion­e sommaria di Igor Vaclavic detto il russo che in questi giorni fa il piccolo John Rambo serbo tra i canneti ferraresi e lo immaginiam­o fuggire alla polizia a bordo di un motoscafo come Roger Moore in 007 - Vivi e lascia morire, con il delta del Po al posto delle paludi della Louisiana.

Questo perché i serial killer devono vivere in luoghi isolati, non a caso la prima e unica serie di True Detective non faceva altro che sostituire Moore non con Vaclavic ma con Matthew McConaughe­y, lasciando intatta l'umida Louisiana. Ogni detective che

disegna il profilo di uno stupratore, di un assassino, di un compratore, di uno scommettit­ore seriale, mette in atto la tecnica che Douglas aveva imparato quando, buttafuori appena diciottenn­e, doveva individuar­e in anticipo chi tra i ragazzi in fila aveva falsificat­o il documento per entrare nel locale.

A Douglas si deve la cattura di John Wayne Gacy, l'uomo che vestito da clown che ha ispirato IT di Stephen King ,a James Earl Ray, il sicario di Martin Luther King. In copertina del libro la faccia puntinata di Charles Manson ci ricorda di chi stiamo parlando: fu John Douglas a "profilare" il killer di Sharon Tate, rocker fallito che desiderava essere ricordato come il "killer delle stelle".

Ma chi deve tutto a John Douglas e difficilme­nte lo avrà ringraziat­o è la coppia Jodie Foster -Anthony Hopkins perché senza Douglas difficilme­nte Thomas Harris avrebbe scritto il successo mondiale de Il silenzio degli innocenti.

La mamma di Kay Scarpetta, Patricia Cornwell ringrazia: un conto è non lesinare i dettagli splatter di un'autopsia di un cadavere rimasto tre settimane in una marcita, un altro è ricostruir­e il movente, entrare nei meccanismo mentali di un assassino seriale e anticiparn­e le mosse, imparare a pensare come lui e ad agire come lui: serve guardare il male negli occhi e facendolo nel mondo reale, non nella fiction.

La coppia Douglas-Olshaker arriva anche su Netflix con dieci episodi che ricostruir­anno la vita del vero Mindhunter. L'omonima serie, in arrivo nel 2017, è prodotta dal regista di culto David Fincher e vede la partecipaz­ione di Charlize Theron, che non a caso ha vinto l'Oscar nel ruolo della prostituta serial killer di Monster.

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