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Droga, pupe e omicidi anni ’50 con «Tyler Cross» ritorna il noir

- FRANCESCO SPECCHIA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Prendete quei romanzi americani dagli anni 30 in poi, pagine che odorano di sangue e polvere da sparo; e che rendono l’anima dei protagonis­ti nera come la pece. Roba alla Chandler, ma anche alla Richard Stark, Lawrence Block e James Ellroy, per capirci.

Mescolatel­i a quelle ambientazi­oni gangsteris­tiche dove un rapinatore -pensando ad lavoretto facile facilesi ritrova a rubare venti chili di eroina e in un bagno di sangue e di merda in uno sputo di paese nel deserto messicano. Adattate alla storia quelle atmosfere tese un po’ alla Sergio Leone (o alla Walter Hill), dove i buoni sono cattivi e i cattivi distillati di pura malvagità. Concludete con un finale pirotecnic­o, con l’eroe che se ne va , a piedi, con una valigetta in mano e macerie fumati e cadaveri in sottofondo. Da tutto questo otterrete Tyler CrossBlack Rock (Panini Comics, pp 98 euro 13), ovvero il graphic novel che riporta il noir classico all’attenzione della critica letteraria. Tyler Cross è opera di Fabien Nury e Brüno, sceneggiat­ore e disegnator­e, qui alla loro seconda collaboraz­ione dopo l'adattament­o a fumetti di Atar-Gull, romanzo ottocentes­co sullo schiavismo tratto da Eugène Sue. Trattasi di un romanzo grafico ambienatto negli anni 50 che possiede una forza narrativa esplosiva da cui emergono violenza esplicita e humour nero allo stesso tempo (la violenza umiliante sulla ragazza protagonis­ta, le sparatorie, i cobra pensanti in libertà, gli inseguimen­ti impossibil­i che sembrano opera di Quentin Tarantino). Tyler, l’eroe acciaccato, è un duro tutto d’un pezzo che deve affrontare un’intera famiglia di folli, i Pragg, che dominano l’intero paese di Black Rock: il padre è il padrone delle ferriere, il figlio maggiore il titolare della banca del paese, quello più piccolo lo sceriffo psicopatic­o locale. Tyler riuscirà a sopravvive­re per miracolo aiutato dalla promessa sposa del banchiere la quale si rende conto di stare per entrare non in un ricco ambiente altoborghe­se ma nell’inferno dei vivi (tra l’altro, le ammazzano il padre al quale avevavo già rubato un gicimento di petrolio). Sangue a fiumi, motel di periferia arsi dal sesso, chili di droga che fiiscono in parte nello sciacquone, treni in corsa sui quali si consumano omicidi cinematogr­afici. La stessa copertina del fumetto è una citazione di Tutto finì alle sei di Stuart Heisler. La trama appassiona. E il merito, è senz’altro dei disegni iperrealis­tici alla Chester Gould (vedi Dick Tracy) del tedesco Brüno, che è padrone dei chiaroscur­i, della tavola splittata e dell’uso delle didascalie che ora sono la voce narrante ora esprimono i pesnieri intreni dei personaggi. Ma il merito dell’opera è soprattutt­o dello scenaggiat­ore, il tessitore della trama, colui che ritaglia la personalit­à dei caratteri. E lo sceneggiat­ore, qui, Fabien Nury, classe ’76 è considerat­o uno dei migliori autori francesi degli ultimi anni.

Ed è uno appassiona­to di polar -il nero francese anni 40 e 70- e di pulp magazine. E si vede. Ha firmato altri buoni successi come C'era una volta in Francia, la sua prova migliore, premiata anche a Lucca nel 20, W.E.S.T. e Io sono legione. Senza contare diversi altri titoli che spaziano tra i generi sempre prediligen­do il thriller. La serie di Tyler Cross, tradotta appunto da Panini Comics, ha già ottenuto risultati importanti: diversi premi (Prix de la BD du Point, Prix de la BD Fnac), buone vendite (pare oltre 50.000 copie) e applausi da diversi appassiona­ti del genere. A me ricorda le decine di romanzi hard boiled che divoravo da ragazzino. Nury, nella seconda di copertina, avverte il lettore che si appresta a sfogliare il volume: «Se, come noi, mate il noir e preferite Lee Marvin, Jack Palance e James Cagney a Ben Affleck e Chris Hemsworth...be’, allora salite pure a bordo». L’abbiamo fatto. Con piena e insospetta­ta soddisfazi­one...

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«Tyler Cross»

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