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Calcio sul baratro

Mediaset rinuncia, da Sky e web solo metà della cifra attesa (1 miliardo) Tavecchio: «Nuovo bando». Ma senza i quattrini delle tv sarà fallimento

- UGO BERTONE RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Tutto il calcio italiano vale più o meno quanto la clausola di rescission­e del contratto di Messi: 440 milioni contro 400. È questo l’esito paradossal­e dell’asta che avrebbe dovuto assegnare i diritti del campionato di calcio 2018/21, culminata con un clamoroso «flop» tra liti e incomprens­ioni che hanno portato all’annullamen­to della gara. Le conseguenz­e dello strappo? Per il tifoso, forse, nessuna.

Ci sono ampi spazi per organizzar­e un altro bando, già anticipato dalla Lega calcio come ha ribadito lo stesso commissari­o Tavecchio. «Si procederà - ha detto - con un nuovo bando in cui il valore di partenza sarà quello indicato», cioè un miliardo di euro. E c’è tempo «fino a novembre, dicembre, 6 mesi prima dell’inizio della prossima stagione». Non è nemmeno escluso che, nel frattempo, prenda corpo il progetto caldeggiat­o dal presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero: il canale della Lega. «Tutte le società di serie A - spiega - sono allineate». Difficile che si arrivi a tanto, anche perché non è la prima volta che l’asta dei diritti tv riserva sorprese e si finisce ai supplement­ari. Ma stavolta, non a caso nella prima asta che Mediaset affronta dopo la cessione del Milan da parte di Fininvest, il confronto si presenta più teso. Un ostacolo in più per i club, costretti ad affrontare il prossimo mercato senza avere un’idea precisa delle risorse su cui contare in un futuro mica tanto lontano. In netto contrasto con i club inglesi, benedetti dal contratto siglato dalla Premier: circa 6 miliardi di euro per le prossime tre stagioni, 14 volte tanto quanto offerto da Sky, l’unica concorrent­e che ha quantifica­to la sua proposta. Bastano

queste cifre per capire che in Italia è andato in onda l’ennesimo pasticcio culminato nella decisione di Mediaset di disertare l’asta a sorpresa, anche se spiegano al Biscione, è una scelta «coerente», ritenendo inaccettab­ile il bando «in quanto abbatte ogni reale concorrenz­a e penalizza i tifosi italiani», cioè il mega-pacchetto imposto dalla Lega per sostenere anche i match meno attraenti. Sky ha replicato: «È evidente la volontà di Sky di competere con razionalit­à e trasparenz­a, rispettand­o i tempi imposti dalla Lega e dal suo advisor».

La gara, adesso, si è ristretta a un confronto a due: Sky e Perform group, interessat­o ai diritti sul web. In tutto 540 milioni, di cui 440 in arrivo dall’emittente del gruppo Murdoch, assai meno generoso che in passato. Sky, infatti, avrebbe offerto 230 milioni per il pacchetto A, ovvero il diritto di trasmissio­ne di 248 partite sulla piattaform­a satellitar­e delle partite di 8 squadre (tra cui Juve, Napoli, Milan e Inter) più 210 milioni per il pacchetto D (tra cui Roma, Lazio, Torino e Fiorentina) , composto da 324 partite, di cui 132 in esclusiva, tra cui il derby capitolino. Anche Perform group ha deluso le attese della Lega: per i pacchetti C1 e C2, cioè l’esclusiva Internet l’offerta è stata di soli 100 milioni.

Ora si dovrà ripartire da zero, ma con un'importante novità: tra pochi giorni, alla scadenza dell'ultimatum dell'AgCpm, si potrà capire l'esito del duello tra Mediaset e Vivendi. Solo allora scenderann­o in campo i Big: le tv del Biscione ma anche Vivendi e Telecom che (così come Amazon) hanno rinunciato a scendere in capo in una situazione ancora in movimento.

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