Libero

Senza rispetto per i tifosi il giocattolo non regge

- GIANLUIGI PARAGONE RIPRODUZIO­NE RISERVATA

(...) Per la serie A a trazione bianconera, senza grandi patemi d’animo sul traguardo, nessuno si dissangua più: Mediaset ha salutato tutti, Tim manco si è presentata e Sky ha messo sul tavolo il minimo per stare al tavolo. I riflettori si spengono e gli abbonati calano perché l’intero spettacolo ha perso il gusto del finale a sorpresa.

«Non assegniamo i diritti», ha annunciato Tavecchio prendendo tempo. C’è persino chi parla di un canale autonomo, una scelta tutt’altro che facile sul piano pratico. Lo avevo scritto l’altro giorno: lo strapotere in Italia della Juve non fa bene a noi tifosi (cedo due scudetti in cambio di una bella Champions), non fa bene alla squadra perché manca la tensione del testa a testa e non fa bene agli investimen­ti. L’assegnazio­ne dei diritti televisivi è una sfida senza fuochi d’artificio, nessun player è più disposto a rilanci stratosfer­ici per mandare in onda il campionato. Non Sky, non Mediaset, non Tim. Offerte basse, pochi soldi e quindi anche ripensamen­ti gestionali. La verità sugli abbonati alle piattaform­e non è stata detta fino in fondo: il colosso di Murdoch pubblicizz­ava i nuovi ingressi ma ha messo il silenziato­re sulla scontistic­a applicata pur di non mollare gli indecisi.

Fino a che punto insomma i rilanci potevano essere una costante? A maggior ragione col calare dello spettacolo?

Hanno promosso il calcio a tutte le ore, lo hanno venduto come si vendono le attrazioni nei mega parchi divertimen­to ma quando il divertimen­to non c’è la gente se ne va e non torna. Non solo, le alleanze tra club e tv sono state funzionali anche alla definizion­e del potere pallonaro. Ecco perché oggi siamo in questa fase di stallo. Se non di mezza crisi.

Grandi media e big del calcio devono riflettere su quanto sta accadendo. Il calcio non è solo il confeziona­mento di una stagione o di un big match. Il calcio va rispettato esattament­e come lo rispettava­no quei presidenti ruspanti che resero memorabili le nostre domeniche. Ci avevamo raccontato che lo spezzatino avrebbe reso tutto più felici. Oggi gli stessi prestigiat­ori restano con il cerino in mano. Il calcio che hanno creato non rende né felici né ricchi. Le regole del pallone in tv vanno riscritte e pure il potere si deve domandare quanto gli convenga la sua conversion­e in arroganza. C’è stata una mega ubriacatur­a, ora resta il mal di testa. Mediaset, già scottata dai diritti sulla Champions pagati salatissim­i, si è ritirata dalla gara. Tim ha dato subito forfait. Sky finché non verrà minacciata dal gruppo Discovery si tiene abbottonat­a, per quanto abbia le maggiori responsabi­lità in questa corsa allo spezzatino.

Non è vero che stanno cambiando le abitudini dei tifosi-telespetta­tori; è vero invece il contrario: molto si sono stufati. Manca l’evento, restano solo gli effetti speciali. In questa corsa ora anche i club dovranno rivedere i loro piani di investimen­ti. A meno che anche questo giro sia il preliminar­e prima del super campionato europeo, e allora lì sì che al tavolo torneranno tutti i giocatori. Con le loro fiches pesanti.

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