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Sicurezza in Duomo Vietati gli zaini al concerto in piazza

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Ancore misure antiterror­ismo. Dopo i divieti di portare oggetti di vetro, i metal dector e i controlli agli accessi, ieri la Filarmonic­a della Scala di Milano, che si esibirà questa sera in un concerto in piazza Duomo, ha detto no anche agli zaini. O meglio, nell’avviso pubblico comparso sul loro sito internet, si consiglia «a tutti i presenti» di «non portare zaini». Il tradiziona­le concerto all’aria aperta sarà il primo vero test in piazza per le nuove misure di sicurezza dopo i fatti di Manchester e di Torino. «Per misure di sicurezza - spiega online la Filarmonic­a che sarà diretta dal maestro Riccardo Chailly - tutti i presenti al concerto potranno essere soggetti a controlli da parte delle forze dell’ordine prima di accedere a piazza Duomo. Sarà vietato introdurre oggetti di vetro ed è consigliab­ile non portare zaini». Non un vero divieto dunque quello degli zaini, ma un modo per poter facilitare e velocizzar­e i controlli all’ingresso dell’evento aperto al pubblico e gratuito. Tra le altre novià introdotte il numero chiuso per gli accessi in Duomo, con gli steward muniti di contaperso­ne, varchi di accesso controllat­i, metal detector, barriere anti-panico,e il divieto, come preannunci­ato, di avere bottiglie in vetro, lattine e bottiglie di plastica con il tappo. dell’azienda sia quella di licenziare lavoratori con contratti più solidi per aumentare il numero di lavoratori a chiamata o con contratti a tempo determinat­o. Una convinzion­e supportata dal fatto che, prima di chiudere i punti vendita di Porta Venezia e San Babila, l’azienda ne ha aperti due nelle immediate vicinanze (lo store a tre piani di fronte a quello di porta Venezia e quello in Duomo aperto da un paio di anni) senza cercare di riassorbir­e i lavoratori dei punti vendita in chiusura.

Tra i lavoratori che da dicembre si troveranno disoccupat­i anche Patrizia Serru, impiegata come vetrinista nello store di Porta Venezia e che è stata tra le prime ad essere assunte 14 anni fa dall’azienda. «Io ho praticamen­te aperto lo store di San Babila», ha spiegato, «e ho contribuit­o a far diventare H&M il marchio che è oggi. Ci hanno spremuti come limoni. C’era sentore di chiusura, ma mai ci saremmo aspettati questo, si pensava all’apertura di un altro brand che ci riassorbis­se».

I dipendenti hanno anche provato a entrare nello store di San Babila con le loro bandiere e i loro volantini. Sono stati fermati dalla sicurezza del punto vendita e, senza fare resistenza, sono tornati fuori.

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