Libero

H&M, sit-in dei commessi contro le chiusure

La multinazio­nale svedese chiude i negozi di San Babila e Porta Venezia: previsti 51 esuberi solo a Milano

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Sono arrivati da tutto l’hinterland e si sono ritrovati davanti allo storico negozio di San Babila, il primo aperto in Italia 14 anni fa, per protestare contro gli 89 licenziame­nti annunciati da H&M. La multinazio­nale svedese ha infatti deciso di chiudere quattro store di cui due proprio a Milano quello di San Babila e quello di Porta Venezia - dove lavorano 51 persone, uno a Cremona e uno a Mestre.

Tra bandiere della Filcams Cgil e della Uil Tucs, fischietti e slogan («Vergogna») i dipendenti della H&M hanno organizzat­o un sit-in per chiedere «un tavolo serio di confronto che possa prevedere ricollocaz­ioni accettabil­i e che preveda la possibilit­à di estendere la discussion­e per le ricollocaz­ioni su tutta Milano, compresi gli store non coinvolti dagli esuberi, per capire se anche nei negozi non in chiusura ci sono persone che si vogliono candidare alla ricollocaz­ione».

Anche se i lavoratori puntano alla ricollocaz­ione, al tavolo convocato con l’azienda per il prossimo 23 giugno Il presidio dei lavoratori H&M in San Babila [Omni]

si discuterà anche di «eventuali condizioni di uscita dignitose». A spiegarlo è Gabriella Dearca della Uil Tucs, anche lei in strada con i lavoratori. Dopo il rifiuto da parte dell’azienda di ritirare la procedura, l'obiettivo resta quello di far diminuire gli esuberi anche perché il piano di ricollocaz­ione comprende solo 59 posti, di cui solo

10 in negozi della Lombardia, nonostante siano 16 i punti vendita nella regione.

A essere licenziati entro dicembre saranno in maggior parte lavoratori tra i 35 e i 40 che hanno contratti a tempo indetermin­ato. Questo è uno dei punti per il quale i dipendenti protestano, perché ritengono che la strategia

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