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Soldi delle multe «Spesi dal Comune in modo irregolare»

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Il Codice della Strada è chiaro, e non ammette dubbi: dal 2011, tutti i proventi delle sanzioni comminate agli automobili­sti devono essere interament­e investiti per «interventi di migliorame­nto delle infrastrut­ture stradali». A Milano, però, secondo Silvia Sardone, consiglier­e comunale di Forza Italia, la giunta arancione di Giuliano Pisapia tra il 2011 e il 2016 avrebbe destinato «diverse decine di milioni di euro al pagamento di voci inerenti la spesa corrente e altro». E, per questo, l’azzurra ha deciso di fare un esposto alla Corte dei Conti. Nello specifico, per la manutenzio­ne ordinaria di semafori, segnaletic­a e illuminazi­one pubblica, sono stati spesi 3 milioni e 300 mila euro nel 2015, 3 milioni e 800 mila nel 2014 e 3 milioni tondi nel 2013, per un totale di 18 milioni di euro tra il 2011 e il 2016. Una somma «da recuperare perché illegittim­amente destinata a spese diverse rispetto a quelle stabilite per legge», sottolinea Sardone. E ancora: nel 2013 e nel 2014 sono stati spesi 10 milioni di euro per pagare gli straordina­ri ai vigili, mentre nel 2015 la cifra è salita a 12 milioni e 240 mila euro, seppur «la norma non consente questa destinazio­ne se non per progetti speciali». Per non parlare di altre «destinazio­ni vietate», come le spese per collegamen­ti telematici e canoni radio: 800 mila euro nel 2013 e nel 2015, e 300 mila euro nel 2014. In totale, secondo Sardone, l’amministra­zione comunale precedente avrebbe commesso violazioni nell’utilizzo delle somme incassate dalle sanzioni stradali per 30 milioni di euro annui, per la bellezza di un totale di 180 milioni. Infine, il capitolo autovelox. L’azzurra ha posto all’attenzione dei Revisori dei Conti del Comune di Milano, «al fine di valutare le future delibere in merito alla destinazio­ne di tali fondi», il fatto che dal mese in corso verranno attivati in città sette nuovi autovelox, dai quali Palazzo Marino si aspetta di incassare 22 milioni di euro in più rispetto al 2016.

M.SAN.

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