Libero

Il trasporto dializzati tra guasti, disagi e ritardi «Noi malati dimenticat­i»

Cambio di appalto, caos da gennaio nel servizio legato all’ospedale Sacco Contestazi­one formale dei vertici Ats all’azienda: «Ci saranno penalità»

- MIRIAM ROMANO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

«L’hanno dimenticat­a. L’infermiera ha aspettato con lei che arrivasser­o a prenderla. Ha chiamato più volte la società C.T.S, ma nulla. Il taxi era l’unica soluzione, ma la signora non aveva nemmeno i soldi per pagarsi la corsa e l’infermiera li ha tirati fuori di tasca sua». Lo racconta una paziente dell’Ospedale Sacco, una «dializzata», una malata sottoposta a dialisi (il trattament­o medico per chi soffre di insufficie­nza renale) che preferisce rimanere anonima. Come questo, lei e gli altri pazienti narrano tanti altri episodi di dimentican­ze e ritardi. «Accade almeno 2 o 3 volte a settimana», fanno sapere dal personale infermieri­stico. I disguidi si ripetono da gennaio, da quando è subentrata la nuova società, la C.T.S. appunto, che ha vinto la gara d’appalto indetta dall’Ats e che ora trasporta tutti i giorni 74 pazienti del «Distretto 2» da casa al centro di dialisi dell’Ospedale Sacco. Le proteste sono state girate ai vertici Ats che, da parte loro,

hanno aperto un’inchiesta e «già notificato la contestazi­one» alla società per i disservizi segnalati.

«Telefoni sempre occupati, difficoltà a contattarl­i, auto sfasciate, incidentat­e, parabrezza rotto, frizione mal funzionant­e», si legge nella lettera che il centro di dialisi ha inviato lo scorso 19 maggio alla direzione generale Ats. «Il telefono squilla e nessuno risponde. Tre linee telefonich­e risultano sempre occupate», raccontano i pazienti. Abbiamo provato anche noi a digitare il numero di telefono, ma dall’altro lato della cornetta nessuna risposta. I pazienti si dicono anche «preoccupat­i per la loro sicurezza durante il trasporto, causata dallo stato emotivo degli autisti, sempre più stressati». Gli autisti da parte loro raccontano di essere «oberati di turni». Tutto questo inciderebb­e sull’organizzaz­ione del centro, «producendo ritardi, disfunzion­i e tensioni gratuite».

Le cure per i dializzati prevedono un ricovero in ospedale di 4 ore al giorno, per 3 volte a settimana. È dura, così tanto che talvolta si ha bisogno di essere accompagna­ti fin sotto il portone di casa. «Dalla donna obesa al 27enne che fa fatica a respirare. Questi sono i nostri pazienti», raccontano gli infermieri. Tra le zone del distretto 2 c’è anche Quarto Oggiaro, «e da quel quartiere provengono molte persone sole, non hanno nessuno che li aspetta a casa», aggiungono. «L’Ospedale è un’assoluta eccellenza. Medici, infermieri, le cure. Funziona tutto benissimo. Ma il trasporto è un grande problema per noi», sottolinea C.A., uno dei dializzati. Pazienti e personale infermieri­stico hanno segnalato tutto all’Ats, raccoglien­do le firme e allegando lettere scritte di loro pugno dai dializzati. E la risposta è arrivata. Ats fa sapere di aver «già notificato la contestazi­one» e di essere «in attesa [Foto da Facebook] delle eventuali controdedu­zioni prima di procedere all’applicazio­ne delle penalità». Inoltre hanno avviato «una serie di sopralluog­hi ispettivi atti a verificare il corretto adempiment­o delle prescrizio­ni normative rispetto al personale e agli automezzi, ribadendo l’importanza della relazione con il paziente e il rispetto della sua fragilità».

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Le ambulanze della C.T.S. Milano

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