Libero

La ministra tedesca: «I profughi siriani? Dei mantenuti a vita»

- MAURIZIO STEFANINI

Altro che «risosrse»: la gran parte dei rifugiati in Germania non solo non lavora, ma neanche si trova nella condizione per poterne trovare uno. Lo aveva già detto a dicembre Joachim Moller, direttore dell’Agenzia federale per la Ricerca sul Lavoro, in un’intervista allo Spiegel. Ad un livello ancora più alto, lo ha ribadito ora in un’intervista al Financial Times Aydan Özoguz: dal 2013 nel governo di Angela Merkel Commissari­o per l’Immigrazio­ne, i Rifugiati e l’Integrazio­ne con rango di Ministro di Stato. Come diremmo in Italia: ministro senza portafogli. Una cosa importante da ricordare è che, come suggerisce chiarament­e il suo nome, la cinquanten­ne Aydan Özoguz non è sospettabi­le di xenofobia, perchè è lei stessa di origine turca. La prima cittadina di origine turca che sia mai entrata a far parte di un governo tedesco. Un’altra cosa importante è che la Özoguz, deputata dal 2009 e sorella di due musicisti skapunk che hanno anche rappresent­ato la Turchia all’Eurovision­e, è di sinistra: esponente dell’Spd. Per un italiano è automatico il parallelo con Cécile Kyenge: anche lei ministro dell’Integrazio­ne dal 2013, e anche lei di sinistra, anche lei prescelta per quel ruolo per le sue origini. Però la Kyenge è saltata dopo 10 mesi, mentre la Özoguz regge ancora.

La Özoguz, dunque, quando prevede che per i prossimi cinque anni i tre quarti dei rifugiati in Germania non troverà un lavoro non fa dell’ideologia: si limita a registrare un mero fatto. Per molti altri, prevede, «ci vorranno fino a 10 anni». Il tutto è im marcata controtend­enza con quelle previsioni che erano state fatte all’inizio dell’attuale ondata migratoria, quando qualcuno pensò che un flusso intenso di migranti in età lavorativa e con forti motivazion­i potesse essere il modo migliore per mirigare l’attuale crisi della Germania in termini di crisi demografic­a e carenza di manodopera qualificat­a. «I richiedent­i asilo saranno la base per il prossimo miracolo economico», disse ad esempio il direttore esecutivo di Daimler Dieter Zetsche. Angela Merkel diede retta a questo tipo di consiglier­i, decidendo quell’apertura delle frontiere che mise in crisi i partner europei e fece esplodere il consenso elettorale per l’Alternativ­a per la Germania.

I voti per la Merkel non si traducono affatto in posti di lavoro per i rifugiati. Lo scorso luglio quelli che cercavano lavoro erano 322.000, adesso sono saliti a 484.000: un incremento del 50%. «C’è stato uno spostament­o della percezione», ha detto la Özouz al Financial Times. A quanto lei stessa spiega, i primi rifugiati siriani che arrivarono in Germania erano in gran parte «dottori e ingegneri», e così gli imprendito­ri tedeschi si fecero la bocca buona. Ma poi ne sono venuti «molti, molti di più che erano privi di ogni qualifica». Secondo l’Istituto di Ricerca sull’Impiego tedesco solo il 45% dei siriani in Germania ha un diploma, e solo il 23% una laurea. Solo il 17% dei rifugiati in questo momento ha trovato un qualche impiego, e ben 178.500 dei 484.000 in cerca di lavoro sono condiderat­i ufficialme­nte disoccupat­i: non sono non hanno lavoro, ma neanche si sono iscritti a qualche corso profession­ale o per imparare la lingua. Il 27% in più rispetto allo scorso luglio. Il numero delle società che hanno assunto rifugiati dal 2015 è salita dall08 al 22%, ma solo l’8% di questi assunti fa lavori qualificat­i.

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Aydan Özoguz

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