«La tec­no­lo­gia ci stra­vol­ge­rà la vi­ta. Ma non sa­rà un ma­le»

Libero - - Economia -

Non ha tra le ma­ni la sfe­ra di cri­stal­lo, Ro­ber­to Paura, pre­si­den­te dell’Ita­lian Isti­tu­te for the Fu­tu­re e “fu­tu­ro­lo­go”, ma si oc­cu­pa pro­prio di que­sto: pre­ve­de­re co­me sa­rà il mon­do tra qual­che an­no. Chi è il fu­tu­ro­lo­go? «È l’esper­to del­lo stu­dio del fu­tu­ro, co­lui che lo ana­liz­za scien­ti­fi­ca­men­te. È una fi­gu­ra pre­sen­te ad esem­pio nel­le gran­di azien­de, che pre­ve­de i trend fu­tu­ri. Gran­de im­por­tan­za han­no le pre­vi­sio­ni che si pos­so­no fa­re sul­la tec­no­lo­gia». Per­ché stu­dia­re il fu­tu­ro? «È uti­le per an­ti­ci­pa­re i cam­bia­men­ti. Co­me di­ce­va un fu­tu­ro­lo­go ame­ri­ca­no Al­vin Tof­fler: “Il gui­da­to­re che per­cor­re un’au­to­stra­da a 35 chi­lo­me­tri all’ora può svol­ta­re più fa­cil­men­te nel rac­cor­do di usci­ta an­che se il car­tel­lo che lo in­di­ca è mol­to vi­ci­no ad es­so. Quan­to mag­gio­re è la sua ve­lo­ci­tà, tan­to più in­die­tro de­ve es­se­re po­sto il car­tel­lo per dar­gli il tem­po di leg­ger­lo e di rea­gi­re».

Par­lia­mo della nuo­va tec­no­lo­gia. Co­sa ci aspet­ta nel fu­tu­ro?

«Una cre­sci­ta co­stan­te dell’au­to­ma­zio­ne che cam­bie­rà la no­stra so­cie­tà, a par­ti­re dal mon­do del la­vo­ro. Do­vrem­mo im­pa­ra­re a ge­sti­re di­ver­sa­men­te il Wel­fa­re, a pen­sa­re al­la so­cie­tà del po­st-la­vo­ro e in­ven­tar­ci nuo­ve fi­gu­re pro­fes­sio­na­li».

Qual­che esem­pio di nuo­va tec­no­lo­gia che po­treb­be so­sti­tui­re i la­vo­ri di og­gi?

«Si­cu­ra­men­te il con­du­cen­te di au­to. Si sta an­dan­do sem­pre di più ver­so au­to­mo­bi­li au­to­ma­ti­che che non han­no bi­so­gno dell’uo­mo. O la pro­fes­sio­ne del tra­dut­to­re: basta guar­da­re goo­gle trans­la­te, og­gi è in gra­do di tra­dur­re be­nis­si­mo».

La let­te­ra­tu­ra e la fil­mo­gra­fia quan­to vi­ci­no ar­ri­va­no ad im­ma­gi­na­re il fu­tu­ro?

«Cre­dia­mo mol­to nell’im­por­tan­za della fan­ta­scien­za, l’uni­co di­fet­to è la di­sto­pia: spes­so di­pin­go­no il fu­tu­ro co­me ne­ga­ti­vo. Ma non de­ve es­se­re co­sì per for­za».

Mi.Ro.

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