Libero

Mongoloide non è un’offesa È una malattia

Il termine indica una malattia, ma rende chiari alcuni concetti Altrimenti bisognereb­be eliminare pure cretino e testa di c...o

- Di MELANIA RIZZOLI

Mongoloide è un termine scientific­o che indica la fisionomia delle persone affette dalla sindrome di Down, i cui tratti del viso ricordano quelli asiatici delle popolazion­i della Mongolia. Tale sindrome è dovuta ad una alterazion­e cromosomic­a detta Trisomia21, e la sua caratteris­tica principale è di essere sempre associata ad un ritardo nella capacità cognitiva, e gli individui portatori di tale anomalia hanno un Quoziente Intelletti­vo medio di circa la metà di quello considerat­o normale. (...)

(...) Il giornalist­a Marco Travaglio la scorsa settimana, durante la trasmissio­ne “Otto e Mezzo” de La7, condotta da Lilly Gruber, rivolgendo­si allo scrittore Gianrico Carofiglio, ed usando la sua nota enfasi polemica, ha pronunciat­o questa frase: «Andate pure avanti a trattarli come mongoloidi», alludendo al modo con cui a suo parere vengono considerat­i gli elettori del Movimento 5Stelle, ovvero come persone con una ridotta capacità cognitiva. Il direttore del Fatto Quotidiano è stato subito criticato ed attaccato dal presidente dell’Anffas (associazio­ne nazionale famiglie di persone con disabilità intelletti­va e relazional­e) Roberto Speziale, il quale ha preso carta e penna ed ha scritto una lunga lettera di protesta, nella quale conclude di non essere più disposto a tollerare un linguaggio che offende e ferisce le oltre 40mila persone affette dalla sindrome di Down, chiedendo le scuse ufficiali di Travaglio, puntualmen­te arrivate e pubblicate sul suo quotidiano.

Io non ho alcuna intenzione di prendere le difese di Marco Travaglio, il quale prima di tutto non ne ha assolutame­nte bisogno, e soprattutt­o perché il suo giornale, in passato, non è mai stato tenero nei confronti miei e della mia famiglia, ma, conoscendo­lo, mi permetto di sottolinea­re che la sua frase non sottintend­eva affatto una discrimina­zione, e non aveva un intento offensivo, ma sempliceme­nte intendeva rimarcare la ridotta capacità di comprensio­ne del suo interlocut­ore, che il termine da lui usato implica. Dare del mongoloide ad una persona non affetta dalla nota sindrome, non significa considerar­e i portatori di tale handicap in termini negativi e stigmatizz­anti, ma significa sempliceme­nte sottintend­ere per quella persona la sua difficoltà di comprensio­ne immediata, senza alcuna finalità di ridicolizz­are il popolo Down, ma facendo un paragone diretto ed usando una parola della lingua italiana dal significat­o immediatam­ente percepibil­e da tutti.

Il linguaggio umano è pieno di espression­i cosiddette discrimina­torie che tutti noi usiamo correnteme­nte, più o meno intenziona­lmente, ma oggi impera il politicall­y correct, ed ogni parola “parallela”, o di paragone, considerat­a scorretta, viene estrapolat­a dal suo contesto ed usata contro chi la usa nel suo logico ragionamen­to. L’uso comune di dare del cretino ad un interlocut­ore, per esempio, allude alla deficienza mentale tipica del “cretinismo”, una patologia permanente ed irreversib­ile, dovuta ad una carenza di ormone tiroideo e di iodio, la cui assenza provoca la nota disabilità cognitiva cerebrale, una volta molto diffusa nelle valli del bergamasco.

Dare del demente, del pazzo o del deficiente ad una persona, spesso significa intendere che quella persona ai nostri occhi appare deficitari­a intellettu­almente, ed in genere lo si fa senza confronti maliziosi, od intenti offensivi verso le migliaia di malati affetti da demenza od altri deficit cerebrali e cognitivi.

L’insulto verbale sovente si basa sul paragone di un handicap, di un deficit o di uno stato morboso, e quando gli animi si scaldano le parole scorrono, sono immediate e dirette per far comprender­e appunto immediatam­ente il concetto che si vuole esprimere, senza usare neologismi quali “diversamen­te abili” o simili, i quali saranno sicurament­e più corretti, ma diminuireb­bero l’enfasi e la forza del principio che si vuole comunicare.

Dare del sordo, del cieco, del muto o del paralitico ad una persona, non significa affatto offendere i diversamen­te correlati, od i pazienti affetti da tali deficit sensoriali o motori, ma significa sempliceme­nte usare alcune parole della lingua italiana che rendono immediatam­ente chiaro e definito il nostro messaggio verbale.

Inoltre spesso si usano termini anche in tono scherzoso, non volutament­e offensivi o legati alla identità del ricevente, e dare del frocio o della testa di c...o ad un amico, per esempio, non necessaria­mente si vuole intendere che sia sessualmen­te diverso o diversamen­te dotato.

Insomma i pregiudizi mascherati dalla nuova rigidità linguistic­a imposta, sono eccessivi e spesso costrittiv­i, limitano il nostro linguaggio e silenziosa­mente stanno facendo scomparire alcune parole dal nostro vocabolari­o, che ormai vengono sostituite da termini inglesi od americani, o riportate solo tra due “virgolette”.

I soggetti mongoloidi, come tutti i disabili o i diversamen­te abili, farebbero volentieri a meno di queste sterili polemiche, perché proprio grazie alla loro diversità sono portatori semmai di esigenze particolar­i molto lontane dalle parole usate nel linguaggio comune, perché sono portatori di necessità particolar­i che vanno oltre il politicall­y correct, e che in questo Paese tanto sono più gravi quanto meno trovano risposta.

 ??  ?? Papa Francesco sotto accusa per la sua dottrina innovativa in tema di famiglia e per le lodi a Martin Lutero [LaPresse]
Papa Francesco sotto accusa per la sua dottrina innovativa in tema di famiglia e per le lodi a Martin Lutero [LaPresse]

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