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Va in tilt il sito del Fisco Fatture visibili a tutti

Una falla nel sistema consentiva di accedere con l’identità di altri. E l’Agenzia delle entrate posticipa al 5 ottobre la scadenza per inviare i documenti contabili

- ANTONIO CASTRO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

In Italia non solo siamo bombardati da tasse, imposte, accise e balzelli. Ma è diventato pure complicato pagare puntualmen­te e rimanere in regola con le centinaia di scadenze fiscali. L’ultima figuraccia del fisco italiano è stata (parzialmen­te) risolta solo ieri a tarda sera. È da venerdì 22 settembre che il sito dell’Agenzia delle entrate non consente a commercial­isti e tributaris­ti abilitati l’invio telematico dei dati delle fatture emesse e ricevute, il cosiddetto Spesometro 2017. Tanto che ieri sera - visto il pasticcio - l’Agenzia delle entrate ha gentilment­e concesso una proroga fino al 5 ottobre per «presentare gli adempiment­i fiscali». L’Agenzia (che solo oggi in mattinata ripristine­rà forse tutte le funzionali­tà necessarie), mette le mani avanti e spiega «che saranno considerat­i tempestivi gli adempiment­i effettuati entro quella data. Ma, gli uffici, valuterann­o anche se non applicare sanzioni, per una sorta di moratoria, da valutare in caso di errori formali o effettive difficoltà, fino a 15 giorni dalla scadenza originaria».

Imprese e commercial­isti sono rimasti un intero fine settimana nel caos, scoprendo anche che era possibile accedere a fatture e dati sul reddito personale sempliceme­nte mettendo il codice fiscale o la partita Iva sul sito dedicato. Una violazione della privacy non da poco e un grande aiuto a qualche scaltro concorrent­e.

Commercial­isti e tributaris­ti sono ovviamente sul piede di guerra. Il presidente dell’Istituzio nazionale Tributaris­ti, Riccardo Alemanno, ha chiesto preventiva­mente a via XX Settembre di «non applicare le sanzioni sugli invii dei dati delle fatture», il cosiddetto Spesometro. Per Alemanno - che ha scritto direttamen­te al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ai viceminist­ri Enrico Morando e Luigi Casero, e al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini - forse sarebbe stato meglio procedere per gradi con l’implementa­zione del progetto Spesometro. È mancato un effettivo rodaggio del sistema, visto che «per l’invio di un numero così importante di dati» sarebbe stato meglio procedere con un «periodo di prova. Magari concordand­o le procedure».

Ancor più duro il Consiglio nazionale dei commercial­isti che ammonisce: non rispondere­mo «delle sanzioni che eventualme­nte verranno irrogate ai nostri clienti per eventuali ritardi e omissioni». Massimo Miani (a nome di 131 Ordini territoria­li della categoria), sono mesi che lancia allarmi. Un avvertimen­to inutile. Miani ora si appella a Padoan per «ripristina­te le condizioni minime di rispetto dei contribuen­ti». Del resto il Consiglio dei commercial­isti aveva ipotizzato che «l’enorme mole di dati richiesti, circa 20 miliardi all’anno, avrebbe comportato elevati rischi di blocco dei servizi di trasmissio­ne e di gestione delle ricevute». E come se non bastasse c’è stata anche una grave violazione della privacy dei contribuen­ti visto che il sistema telematico non garantisce la riservatez­za dei dati inviati. Bastava essere in possesso del codice fiscale per entrare nel profilo di profession­isti e aziende e accedere all’elenco delle fatture. Potendo ricostruir­e così il reddito delle persone fisiche e il fatturato delle società.

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