Libero

Prima la danno via poi frignano e fingono di pentirsi

Cedere alle avances del boss per fare carriera è prostituzi­one non stupro

- Di RENATO FARINA

Harvey Weinstein, come il 95 per cento di chi mi sta leggendo, non lo avevo mai sentito nominare. È diventato famoso tra la gente che non è del mestiere per aver usato il suo potere di produttore cinematogr­afico per prendersi le donne più belle. Adesso Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow e tante altre sono famose ma allora erano sconosciut­e. Il metodo di selezione del cast femminile era spiccio. Metteva ragazze molto carine e indifese davanti al dilemma: se ti fai prendere da me, tu ti prendi il cinema. Questa storia è durata molti anni. Lascio perdere i particolar­i di contorno, ma non tanto, e cioè che tutti di quel mondo sapevano, ma tacevano, e che in realtà specie nel mondo dello spettacolo, ma un po’ dovunque, il ricatto sessuale è il lasciapass­are per le carriere femminili.

Ora Weinstein dice di essere stato abbandonat­o da tutti. Troverà finalmente pace alle sue scalmane in piaceri solitari? Figurarsi. (...)

(...) Finché ha denaro, e ne ha tanto, ci sarà la fila. Non è una cattiveria sulle donne, ma la constatazi­one di com’è fatta la natura umana. È attratta dal miele del potere e del contante. È un gioco triste, ma qui non s’inventa niente. La storia che la prostituzi­one sia il mestiere più antico del mondo è stantia e falsa, dicono gli antropolog­i: prima ci furono la caccia, la pesca, la raccolta dei frutti, specie delle mele. Ovvio. Ci doveva essere per forza una merce da scambiare.

E siamo a Weinstein. Indifendib­ile, come ha detto George Clooney. Ma perché allora sarebbero difendibil­i le donne che hanno accettato il prezzo dello scambio? Perché lui era ricco, forte, e loro deboli e sole? Non diciamo sciocchezz­e. Il produttore della filibusta aveva un contratto che esse desiderava­no. Quale prezzo erano disposte a offrire? Al prezzo che Enzo Biagi definiva «la fortuna su cui le belle donne sono sedute»... Non si giudicano le coscienze. Forse Gwyneth Paltrow era convinta che avrebbe salvato il mondo con i suoi film da sventolona, e per questo compito immane ha accettato il sacrificio. Forse.

Un critico cinematogr­afico, Goffredo Fofi, ha scritto in un libro, e mi scuserete il linguaggio crudo, ma è una citazione molto di sinistra: «Può anche capitare, per campare, di vendere il culo. L’importante è non vendere mai l’anima». Esiste un problema in questo distinguo. Sappiamo molto bene che ciò che accade sotto la cintura - e non c’è bisogno né di riferirsi al catechismo e neppure a Freud - non riguarda solo quei territori anatomici. Dare il corpo senza cedere l’anima è difficile, in fondo appartengo­no alla stessa persona.

In queste ore la polemica più forte investe Asia Argento. Dileggiata e insultata, perché l’attrice ha svelato solo ora di essere stata avviata alla carriera da un vero e proprio stupro, avvenuto nel 1996, quando aveva 21 anni. Fu accompagna­ta nella stanza di Weinstein da un tizio di cui essa ora fa nome e cognome. Una volta alla presenza del Potente si sentì soggiogata, lasciò fare. Fuori da quella

Asia Argento dal suo account Instagram parla agli italiani. Pubblica una foto che la ritrae con il dito medio alzato, in risposta al fatto che noi italiani le “avremmo” dato “della t...” per avere denunciato molto “a posteriori” le violenze del regista Weinstein. Scoop del New Yorker, la firma dell’articolo in questione è Ronan Farrow, figlio di Mia Farrow e Woody Allen (odierà il padre?). Ricordiamo che lo stesso giornale lo scorso 5 ottobre ha pubblicato un articolo che dice che noi italiani siamo culturalme­nte fascisti perché non demoliamo le nostre architettu­re razionalis­te, o perché non cambiamo nomi alle vie.

Scrive la Argento: «Questo dito medio è per quegli italiani, ripeto italiani, che accusano di essermi cercata la violenza subita da ragazza perché non ho denunciato prima». La stessa foto era stata pubblicata l’altro ieri dal suo nuovo fidanzato Anthony Bourdain (bell’uomo, ex-cuoco, scrittore eccellente, autore televisivo come pochi, frontman) relazione di cui, grazie al salotto offerto da Instagram, ormai sappiamo tutto.

A eccezione fatta per gli hater, che sono stupidi e basta e offendono

Insomma, la discussion­e alla fine si spiaccica, come una mosca sul vetro, sempre lì. La proposta indecente che hanno ricevuta è in se stessa una violenza che le fa essere vittime qualunque risposta abbiano data? L’essersi lasciate possedere senza reagire è il simbolo della condizione infame di tutte le donne costrette a compromess­i ignobili per dimostrare il loro talento? Ecco io vorrei cambiare mosca e anche vetro. C’è una categoria di donne dimenticat­e. Quelle che hanno detto di no a Weinstein & C, forse anche no-grazie, o magari dillo-atua-sorella-porco. Nessuna ha alzato la mano, e se la alzassero, non se le filerebbe nessuno, perché hanno un nome che dice qualcosa soltanto a chi gli vuol bene o trova delizioso il loro saluto. Le incontriam­o sul tram o al supermerca­to dietro la cassa, e nessuno le ferma per l’autografo. Decisero di non prendere quell’ascensore. Nessun ascensore.

Se un uomo potente dice a una ragazza: alzati la gonna e vinci la lotteria, c’è chi dice no, costi quello che costi. «Le donne ci salveranno», come dice un bel titolo di Aldo Cazzullo: non tutte. La speranza sta in quei nomi sconosciut­i agli altri, ma non a noi, senza cui le città, gli uffici, le nostre case, sarebbero un deserto desolato.

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Asia Argento
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