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Medicina, arte e rugby per comprender­e il Parkinson e curarlo

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Due giorni di eventi per informare su una malattia, il Parkinson, che colpisce circa il 3 per mille della popolazion­e generale, e l’1 per cento di quella sopra i 65 anni: la seconda patologia neurodegen­erativa più diffusa dopo l’Alzheimer, che deve il suo nome a un farmacista chirurgo inglese del XIX secolo, James Parkinson, che per primo descrisse gran parte dei sintomi della malattia in un famoso libretto, il “Trattato sulla paralisi agitante”.

Sabato 25 novembre è la giornata nazionale del Parkinson e l’Istituto di Cura e Ricovero a carattere Scientific­o (Ircss) San Raffaele Pisana di Roma, come ogni anno ha deciso di mettere a disposizio­ne le proprie competenze e i propri specialist­i non solo per le persone che già conoscono gli effetti invalidant­i di tale morbo, ma per chiunque desideri saperne di più su questa patologia ad evoluzione lenta ma progressiv­a, che coinvolge funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. In Italia ne soffrono quasi 300mila individui (per la maggior parte maschi), ma i numeri potrebbero addirittur­a raddoppiar­e nei prossimi 15 anni.

Si comincia venerdì con un appuntamen­to promosso dall’Accademia Limpe-Dismov, l’associazio­ne di neurologi che si occupa di disordini del movimento e di parkinsoni­smi, con il contributo dello studio Barocci, che opera nel settore bancario e dell’intermedia­zione finanziari­a, e il supporto dell’agenzia Ct-Group. Dal- le 18, presso l’Accademia delle Belle Arti di via di Ripetta, il professor Fabrizio Stocchi, direttore dell’èquipe del Centro per lo Studio e la cura del Parkinson dell’Irccs San Raffaele Pisana, introdurrà i lavori. «Portare la conoscenza della malattia al di fuori delle mura degli ospedali, avvicinand­osi a chi il Parkinson lo vive in prima persona, che siano pazienti o familiari», spiega Stocchi, «ha un ruolo strategico quanto quello della gestione clinica della malattia». Per il neurologo è importante che ci sia un’esatta conoscenza della patologia. Troppa gente ritiene, sbagliando, che si tratti di un problema solo delle persone anziane. «C’è una visione culturalme­nte errata, come di una cosa di cui vergognars­i. È necessaria invece una maggiore divulgazio­ne per arrivare a diagnosi precoci, confidando in terapie sempre più efficaci». Venerdì Stocchi illustrerà le novità scientific­he che arrivano dalle ultime conoscenze sul Parkinson e le cure più innovative per chi è affetto dalla malattia. Anche lo sport può fare molto. Infatti, nel corso dell’evento, il prof Natale Santucci, direttore medico aziendale del Gruppo San Raffaele, presenterà il progetto “I Bradirapid­i - Parky Touch Rugby”, nato da un’idea di Stefano, Marco e Gaetano, tre pazienti del day hospital neuromotor­io dell’istituto di via della Pisana che, da subito, ha deciso di sostenere l’iniziativa. Si tratta di una variante senza contatto del gioco con la palla ovale a cui tutti, nessuno esclu- so, possono partecipar­e. La disciplina del Parky Touch Rugby mette insieme uomini, donne, bambini e persone con mobilità ridotta, e in poco tempo ha radunato decine di persone portando ai pazienti benefici non solo sul piano clinico, ma anche su quello psicologic­o e sociale.

La serata del 24 sarà presentata da Tosca D’Aquino e, oltre al convegno, nella sala Colleoni dell’Accademia sarà possibile visitare la mostra “MutAzioni”: opere realizzate dagli studenti delle Belle Arti.

Sabato 25, per chiudere la due giorni di eventi che l’Irccs San Raffaele di Roma dedica alla malattia del Parkinson, presso il poliambula­torio specialist­ico San Raffaele Termini, l’èquipe del prof Stocchi effettuerà dalle 9,30 alle 12,30 incontri informativ­i sulla patologia aperti a tutti. Per info www. sanraffael­e.it

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