Quei cat­ti­vi mae­stri che boi­cot­ta­no gli stu­den­ti in azien­da

Libero - - Italia - RAFFAELE BONANNI

Dall’ini­zio dell’an­no sco­la­sti­co, si so­no ri­pe­tu­te più ma­ni­fe­sta­zio­ni di stu­den­ti contro l’al­ter­nan­za scuo­la-la­vo­ro con car­tel­li in­neg­gian­ti all’abro­ga­zio­ne del­la leg­ge che la isti­tui­sce. La mo­ti­va­zio­ne di fon­do di que­ste pro­te­ste ri­guar­de­reb­be il po­ten­zia­le sfrut­ta­men­to de­gli stu­den­ti nel coin­vol­gi­men­to del­le 200 ore an­nue pre­vi­ste per i li­cei e 400 ore per le scuo­le tec­ni­che. Af­fer­ma­zio­ni stram­pa­la­te e gra­vi per un Pae­se che vi­ve so­lo di ciò che sa fa­re nell’in­du­stria, nel tu­ri­smo, nei ser­vi­zi, in agri­col­tu­ra. È pre­oc­cu­pan­te che an­co­ra non ci si ren­da con­to del­la pre­sen­za nel­la scuo­la di cat­ti­vi mae­stri, che an­co­ra in­fluen­za­no gli stu­den­ti ita­lia­ni. So­no quel­li che già tan­ti anni fa han­no fat­to sal­ta­re il con­cet­to di un tutt’uno tra la con­cre­ta real­tà pro­dut­ti­va di una co­mu­ni­tà, l’istru­zio­ne e la for­ma­zio­ne per la pre­te­sa ideo­lo­gi­ca di te­ne­re la scuo­la au­to­no­ma dall’im­pre­sa.

C’è da di­re che co­sto­ro ci so­no riu­sci­ti pie­na­men­te a pro­vo­ca­re lo scol­la­men­to che ha in­de­bo­li­to il no­stro si­ste­ma di istru­zio­ne, or­mai in­ca­pa­ce di una mis­sio­ne pre­ci­sa nel pro­prio con­te­sto so­cio-eco­no­mi­co, pur in pre­sen­za di im­pre­se in sof­fe­ren­za per la scar­si­tà di pro­fes­sio­na­li­tà oc­cor­ren­ti. Tut­ta­via l’al­ter­nan­za scuo­la-la­vo­ro ha avu­to il pre­gio di aver ri­mes­so al cen­tro dell’at­ten­zio­ne le no­stre ne­ces­si­tà, an­che se la nor­ma­ti­va è in­com­ple­ta e far­ra­gi­no­sa e i sog­get­ti de­pu­ta­ti alla ge­stio­ne so­no bi­so­gno­si di mag­gio­ri spe­cia­liz­za­zio­ni. Al più pre­sto il go­ver­no do­vrà fa­re il ta­glian­do del prov­ve­di­men­to, con­si­de­ran­do con be­ne­fi­ci fi­sca­li le in­com­ben­ze dell’im­pre­sa nell’ospi­ta­re gli stu­den­ti, del­la ne­ces­sa­ria co­sti­tu­zio­ne di ta­sk for­ce di di­ri­gen­ti sco­la­sti­ci, in­di­vi­duan­do real­tà au­si­lia­rie a scuo­la e im­pre­sa per fa­ci­li­ta­re i rap­por­ti e la pro­get­ta­zio­ne dei pro­gram­mi.

Que­sti te­mi non si pos­so­no so­lo af­fi­da­re alla buo­na vo­lon­tà dei sog­get­ti in­te­res­sa­ti. È un te­ma che va ri­pre­so con più de­ci­sio­ne. I te­de­schi lo af­fron­ta­no con uno sche­ma re­go­la­to già a mon­te: con un’ area di istru­zio­ne ge­ne­ri­ci­sta e un’al­tra tut­ta orien­ta­ta al­le pro­fes­sio­ni e me­stie­ri del la­vo­ro. Que­st’ul­ti­ma pre­ve­de un ter­zo di le­zio­ni sui ban­chi del­le scuo­le, e gli al­tri due ter­zi in azien­da con pro­gram­mi pre­ci­si di pro­fes­sio­na­liz­za­zio­ni ge­sti­ti da tu­tor dell’im­pre­sa, pre­pa­ra­ti al com­pi­to. Le im­pre­se so­no age­vo­la­te per quel­lo che fan­no, e par­te­ci­pa­no con le lo­ro as­so­cia­zio­ni, in­sie­me a quel­le dei la­vo­ra­to­ri, alla pro­gram­ma­zio­ne del­le at­ti­vi­tà sco­la­sti­che. Que­sto si­ste­ma «dua­le» è un si­ste­ma che con­tri­bui­sce al suc­ces­so dell’eco­no­mia te­de­sca e aiu­ta for­te­men­te a ren­de­re mol­to più ve­lo­ce l’in­tro­du­zio­ne dei gio­va­ni nei po­sti di la­vo­ro. Iro­nia del­la sor­te, il mo­del­lo te­de­sco è mol­to si­mi­le a quel­lo ita­lia­no in vi­go­re fi­no agli ini­zi de­gli anni 60. In­fat­ti il trien­nio dopo le ele­men­ta­ri era co­sti­tui­to da due ca­na­li: uno ge­ne­ri­ci­sta, e pre­pa­ra­va ai li­cei, l’al­tro orien­ta­to a pro­fes­sio­ni e me­stie­ri, che pre­pa­ra­va all’ac­ces­so agli stu­di per il di­plo­ma de­gli isti­tu­ti tecnici.

Sa­reb­be in­te­res­san­te an­da­re a ri­tro­va­re ne­gli ar­chi­vi del­le scuo­le i re­per­ti di te­sti­mo­nian­za del rap­por­to stret­to tra im­pre­sa e scuo­la. Tut­to ciò fi­nì sull’on­da dell’ideo­lo­gia dell’eli­mi­na­zio­ne di un’istru­zio­ne per ric­chi (la scuo­la me­dia per i li­cei) e di quel­la dei po­ve­ri (l’av­via­men­to pro­fes­sio­na­le per gli isti­tu­ti tecnici). So­no pas­sa­ti mol­ti anni e si può di­re che non ab­bia­mo ot­te­nu­to né una buo­na “ge­ne­ri­ci­sta”, né una buo­na “pro­fes­sio­na­le”. Tut­to ha con­giu­ra­to per rea­liz­za­re il peg­gio; si è fat­ta egua­glian­za, ma al ri­bas­so. Ci si la­men­ta che i gio­va­ni ar­ri­va­no tar­di al la­vo­ro e so­no pri­vi di pro­fes­sio­na­li­tà; che le azien­de han­no bi­so­gno di qua­li­fi­che che non tro­va­no. I mo­ti­vi van­no ri­cer­ca­ti in que­sta si­tua­zio­ne sen­za sen­so: il tut­to men­tre al­cu­ni gio­va­ni, in­fluen­za­ti dai ca­sca­mi di ne­ga­ti­ve ideo­lo­gie, gri­da­no al­lo sfrut­ta­men­to. Que­sta Ita­liet­ta va can­cel­la­ta, per il bene di tut­ti!

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