Libero

Il governo svende la propria dignità Soldi agli statali in cambio di voti

Incurante del debito pubblico mostruoso e in crescita, pur di vincere le elezioni il Pd aumenta la paga ed elargisce benefit a centinaia di migliaia di persone. La Cgil esulta: siamo tornati forti

- di FAUSTO CARIOTI

Inutile votare, tanto si sa già chi vince. Il 4 marzo, o quando sarà, il partito della spesa pubblica avrà la maggioranz­a in Parlamento. Andrà così chiunque la spunti e con qualunque programma si presenti, sia che governi da solo o che sia costretto ad allearsi con altri. È una previsione facile, non serve la (...)

(...) sfera di cristallo: spendere i soldi tolti a Pantalone è il primo punto della vera agenda di tutti.

Il sistema era vecchio ai tempi in cui Achille Lauro si comprava gli elettori regalando scarpe, ma da allora i modi per infiocchet­tare l’operazione e farla sembrare qualcosa di alto e nobile si sono moltiplica­ti. “Equità”, “solidariet­à”, “dialogo con i sindacati”, “risposta al bisogno di protezione”: il dizionario della politica si è evoluto, adesso il voto di scambio profuma di partecipaz­ione, socialdemo­crazia e welfare state.

Il Partito democratic­o sta usando questi ultimi giorni di legislatur­a per risalire nei sondaggi che lo danno in discesa continua e ormai vicino al 20%. Il propellent­e che dovrebbe spingere all’insù Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e gli altri è sempre quello: il denaro pubblico. E siccome l’emorragia è grave soprattutt­o a sinistra e a causarla i compagni di Pietro Grasso riuniti sotto la sigla di Liberi e uguali, al Nazareno e a palazzo Chigi hanno deciso che il coagulante giusto per fermarla è un nuovo asse con la Cgil di Susanna Camusso. Così tutte le richieste della confederaz­ione rossa per il nuovo contratto di 247mila statali sono state accolte, come non succedeva da anni.

Il sindacato di Corso Italia ha ottimi motivi per esultare con i propri iscritti. «Chiusa definitiva­mente l’era Brunetta», colpevole di aver provato a introdurre nella pubblica amministra­zione il principio del premio in base al merito: non sia mai. «Escluso il Jobs Act dal contratto». «Confermate le 36 ore per l’orario di lavoro». «Raggiunto l’obiettivo di erogare per il 2018 aumenti retributiv­i a partire da 85 euro mensili, salvaguard­ato il bonus di 80 euro». Facilitato l’accesso a permessi e congedi, restaurato il potere dei sindacati. Il tutto per un costo a carico della collettivi­tà pari ad almeno 5,5 miliardi di euro l’anno.

A questo punto sarebbe bello poter scrivere che gli altri sono migliori di Renzi, Gentiloni e Marianna Madia, ma non è così. Dell’identica stoffa sono fatti i Cinque Stelle, che nell’attesa di infierire sui contribuen­ti nazionali si allenano su quelli della capitale. Con un blitz degno di miglior causa (il rifaciment­o delle strisce pedonali, la raccolta dei rifiuti che straripano dai cassonetti, la potatura degli alberi...) Virginia Raggi ha regalato a oltre quindicimi­la dipendenti comunali, cioè a due su tre di loro, un’insperata promozione, giustifica­ta con gli scatti di anzianità. La speranza degli adepti della setta di Casaleggio è che i beneficiat­i e le loro famiglie se ne ricordino il giorno in cui entreranno nel seggio. C’è un lato ironico, quantomeno: il Pd accusa i grillini di distribuir­e «mance elettorali».

Quanto al centrodest­ra, la speranza è che ciò che sta accadendo in Sicilia sia un “unicum” dovuto alle peculiarit­à dell’isola e non l’ennesima invenzione del “laboratori­o” destinata presto a essere riprodotta su scala nazionale. La prima decisione della nuova assemblea regionale guidata dal forzista Gianfranco Micciché è stata infatti quella di dare il via libera agli aumenti di stipendio del personale, che tre anni fa, sull’esempio del Senato, erano stati congelati sino alla fine del 2017. Si tratta di un posto dove un semplice commesso guadagna 3.746 euro netti per sedici mensilità, ben oltre il doppio del suo collega impiegato nella Regione Lombardia. Se a palazzo Madama bloccheran­no di nuovo gli aumenti, spiegano a Palermo, ci ragioneran­no sopra anche loro. Altrimenti che motivo c’è di scontentar­e i dipendenti, a parte la sproporzio­ne di quelle buste paga e il debito di 8 miliardi di euro che grava sulla Regione? Il mondo può essere un posto meraviglio­so, per chi riesce a vivere con i soldi degli altri.

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