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Crescere un figlio costa quanto una Ferrari spider

Dai pannolini all’asilo, dai libri di scuola all’università: per mantenere il pargolo fino a 25 anni si spendono 250mila euro

- GIULIACAZZ­ANIGA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Quando ha due anni, per lui spendi più di 830 euro al mese. A 9 sfiori i mille euro, a 15 li superi. E arrivato alla maggiore età, serve ben più di uno stipendio base per mantenerlo. I conti li ha fatti in esclusiva per Libero Marino Maglietta, dell’associazio­ne Crescere Insieme: ha messo a punto il software “Chicos”, destinato ai genitori che si separano e devono calcolare le spese dell’affidament­o condiviso. Le stime sono per una famiglia con un reddito complessiv­o di 3.500 euro al mese, 1.500 la mamma e 2.500 il papà. Docente di fisica in pensione, Maglietta premette: «Se dal Nord al Sud d’Italia non c’è una variazione significat­iva delle spese, perché alimenti che costano meno sono compensati dal rincaro di altri servizi, più la famiglia guadagna e più spende, facendo lievitare i costi».

I primi tre anni di vita del bimbo sono quelli più costosi. A cibo, vestiti, utenze e trasporti si aggiungono circa 3mila euro tra baby sitter o asilo nido, carrozzine, pannolini. La stima è dell’associazio­ne Famiglie Numerose, che calcola una media di 8.307 euro all’anno per ogni figlio. E lo dice chi, per necessità, ha imparato a fare economia: secondo gli ultimi dati di Federconsu­matori, mettere al mondo un erede costa infatti anche di più, 170mila euro dalla nascita fino ai 18 anni.

Li chiamavano bamboccion­i: in Italia il 66% dei giovani adulti tra i 18 e i 34 anni, dice Eurostat, è ancora a casa di mamma e papà. E se, secondo le stime di Maglietta, a 21 anni spendi ogni mese 1.205,38 euro, per mandarlo all’università alla lista toccherà aggiungere a questa cifra dai 1.425 ai 1.666 euro all’anno, tra tasse (dai 477,88 euro ai 2.265,32 in base al reddito), trasporti e libri. Questi i calcoli di Federconsu­matori. Se poi l’ateneo scelto è distante da casa, il rincaro è di almeno altri 8mila euro all’anno per l’abitazione. Complice la crisi occupazion­ale, insomma, se il figliolo resta a casa - a essere ottimisti - fino ai 25 anni per terminare gli studi, rischia di costare come minimo più di una Ferrari 488 Spider (da 247.400 euro) dal primo vagito in poi.

Mantenere un figlio fino alla laurea costa caro, ma fin dalla prima infanzia la scuola incide non poco sul bilancio di famiglia. Gli asili nido più cari d’Italia si trovano a Lecco, Bolzano e Belluno: Cittadinan­zattiva ha recensito costi tra i 477 e i 515 euro. Una famiglia media, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria comunali, spende in media 380 euro al mese tra retta e mensa. Federconsu­matori stima 6.725 euro di spesa se si manda il piccolo al nido. Se i genitori lavorano entrambi, un bimbo alla scuola materna costa 8.600 euro per la baby sitter al pomeriggio e per 5 settimane d’estate (costo medio all’ora di 10,80 euro). Baby sitter per la quale, col figlio alle elementari e genitori in ufficio, tocca sborsare 3.364 euro in modo da “coprire” i pomeriggi.

E questi conti valgono per un figlio unico. Che succede se ci si arrischia a farne due o più? Aumenta in modo esponenzia­le la possibilit­à che una coppia cada sulla soglia della povertà. Secondo un sondaggio dell’Associazio­ne nazionale Famiglie Numerose, la busta paga che entra in una nucleo con quattro o più figli ogni mese si svuota, in un caso su sei, entro i primi dieci giorni, e in un caso su due entro i primi venti. In media, un introito in una famiglia numerosa basta per sedici giorni del mese. «Certo, in una famiglia numerosa è possibile fare economie - osserva Alessandro Soprana, direttore dell’osservator­io dell’associazio­ne - . Ma non le stesse economie utilizzate per il calcolo dell’Isee, che attribuisc­e ad ogni figlio superiore al terzo un dividendo di appena 0.35 punti».

Non stupisce più di tanto, visti i numeri, se nel confronto con l’estero, l’Italia in quanto a costi per la cura dei figli non se la cava bene. Un’indagine ci colloca al ventiduesi­mo posto nella voce “costi per la cura e l’educazione dei figli”, esattament­e a metà. Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca sono i Paesi dove allevare un figlio costa meno. Ma rispetto all’Italia, anche le vicine Francia, Spania, Germania e Austria convengono. L’indice generale di Expat Insider, che misura la qualità di vita della famiglia, nel 2017 ci vede scendere al 38esimo posto: gli stranieri che vivono nel Belpaese pensano che per figli ci siano pochi servizi e opportunit­à educative.

Sempre nel 2017 l’Istat stima siano venuti al mondo 464mila bambini, il 2% in meno rispetto al 2016, quando se ne contarono 473mila. Risulta battuto, così, il precedente record di minimo storico dall’Unità d’Italia. Le nascite registrano la nona consecutiv­a diminuzion­e dal 2008, anno in cui furono 577mila. La riduzione delle nascite rispetto al 2016 interessa gran parte del territorio, con punte del -7% nel Lazio e del -5,3% nelle Marche. Che i conti di quanto costa mantenere un figlio c’entrino?

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