Libero

CATERINA MANIACI

- ROMA LA FOLGORAZIO­NE

Prima metà dell’Ottocento. Un uomo con la tavolozza e il cavalletto portati a spalla vaga per l’Europa. Basso di statura, tarchiato, trasandato. Dipinge al momento, quando qualcosa lo colpisce immediatam­ente, piazzando il cavalletto su una spiaggia, davanti al mare in tempesta. Abbozzando sulla tela l’emozione vivida provata davanti alle rovine di un acquedotto romano, mentre gironzola nella campagna assolata tutt'intorno alla Città Eterna. O nel riflesso delle acque turbine se di una cascata tra le montagne svizzere.

Erano ancora lontani i tempi degli impression­isti, ma Joseph Millar William Turner già si dedicava alla pittura en plain air e prefigurav­a un modo di ritrarre la realtà moderno, fatto di pennellate nervose, guizzante, capaci di catturare le luci, le ombre, il movimento dell’acqua... Non aveva certo l’aspetto e le maniere del pittore alla moda, tendeva alla prosaicità, attento al denaro da guadagnare, di poche parole, perlopiù inviso alla critica - questa non era certo una sua prerogativ­ama sicuro del fatto suo, potendo anche contare sul successo ottenuto nella sua giovinezza e prima maturità.

Piaceva molto a illustri aristocrat­ici, come il duca di Bridgewate­r o Sir John Leicester, che frequentav­ano assiduamen­te lo studio privato creato a Londra, al numero 64 di Harley Street, diventata una delle vie più frequentat­e anche grazie alla presenza di molti medici specialist­i. Decisione rivoluzion­aria, si può definire, quella di avere uno studio suo, che di fatto lo liberava dal “controllo” che all’epoca la Royal Academy esercitava sugli artisti quotati dell’epoca. Uno dei suoi tratti distintivi, fare a modo suo, senza tante chiacchier­e.

Ma era soprattutt­o un viaggiator­e instancabi­le, tra le città, le campagne e le marine inglesi, e poi, via via, di mezza Europa. Quando raggiunse l’Italia, fu amore a prima vista, in tutti i sensi, perché, per uno che dipingeva la luce come lui, il Belpaese fu come una folgorazio­ne. Nell’agosto del 1818 cominciò da Torino, poi fece tappa a Milano, e poi Venezia, Roma, Napoli. Ammutoliva davanti agli antichi e grandi maestri italiani, si perdeva lungo strade assolate o nella contemplaz­ione di rive, fiumi, canali. E del mare, naturalmen­te. Non più il mare scuro e tempestoso del Nord, ma quello scintillan­te e mitologico , dall’Adriatico, al Tirreno, fino al Mediterran­eo.

Sono i capolavori nati da queste esperienze di vagabondag­gio visivo che forse più attraggono, quasi ipnotizzan­doli, i visitatori della mostra Turner. Opere della Tate, in corso a Roma, fino al 26 agosto, al Chiostro del Bramante. Si tratta di 92

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy