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Con il cementific­io finanziava il Califfo La Lafarge a giudizio

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La società Lafarge, colosso franco-svizzero del cemento, è accusata in Francia di «complicità in crimini contro l’umanità» per aver finanziato lo Stato Islamico attraverso la sua filiale in Siria. La società, dopo essere stata commissari­ata, dovrà versare una cauzione di 30 milioni di euro. L’inchiesta, aperta nel 2016, ha incontrato nuovi sviluppi sulla costruzion­e di un cementific­io a Jalabiya, in una zona della Siria settentrio­nale sotto il controllo dell’Isis, ricorda «Le Figaro». Già otto ex-dirigenti sono stati incriminat­i. Secondo gli inquirenti, fra il 2013 e il 2015, tramite la filiale siriana Lcs, sono stati versati 13 milioni di euro, per garantire la circolazio­ne dei dipendenti e delle merci, fra cui il petrolio, a fornitori vicino all’Isis. Vi è inoltre il sospetto che la fabbrica abbia venduto cemento all’Isis. La società ha annunciato il ricorso in appello. «Esprimiamo rincrescim­ento per quanto accaduto nella nostra filiale siriana, appena ne siamo stati informati abbiamo assunto ferme decisioni », ha dichiarato il presidente del Consiglio d’amministra­zione, Beat Hess, sottolinea­ndo che nessuna delle otto persone incriminat­e lavora più per Lafarge.

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