Per Tria il red­di­to di cit­ta­di­nan­za è so­lo una bu­fa­la

Per evi­ta­re la pro­ce­du­ra d’in­fra­zio­ne il mi­ni­stro si ri­man­gia tut­ti i nu­me­ri del­la manovra. E Mo­sco­vi­ci fin­ge di cre­der­ci

Libero - - Da Prima Pagina - SAN­DRO IACOMETTI

I mar­gi­ni di manovra so­no qua­si ine­si­sten­ti. E dal sa­po­re va­ga­men­te co­mi­co. Ma Gio­van­ni Tria non è uno che si ti­ra in­die­tro. Al pri­mo ap­pun­ta­men­to con la Ue, cir­ca un me­se fa, il mi­ni­stro dell’Eco­no­mia si è pre­sen­ta­to ad­di­rit­tu­ra sen­za car­te. Per ten­ta­re di con­fon­de­re le ac­que. La mis­sio­ne è mi­se­ra­men­te fal­li­ta. Il ti­to­la­re di Via XX Set­tem­bre, (...)

(...) pe­rò, non si è per­so d’ani­mo. E ie­ri, in oc­ca­sio­ne del se­con­do pro­ces­so an­da­to in sce­na all’Eu­ro­grup­po di Bru­xel­les, ha de­ci­so di adot­ta­re la stes­sa stra­te­gia di­fen­si­va. Con ri­sul­ta­ti de­gni del­la mi­glio­re com­me­dia dell’ar­te: men­tre tra gli eu­ro­pa­pa­ve­ri e i due vi­ce­pre­mier con­ti­nua­no a vo­la­re in­sul­ti («Con Salvini c’è un cli­ma di po­pu­li­smo e de­mo­cra­zia il­li­be­ra­le», la stoc­ca­ta di ie­ri), il com­mis­sa­rio Ue agli af­fa­ri Eco­no­mi­ci Pier­re Mo­sco­vi­ci è usci­to dal bi­la­te­ra­le con il no­stro di­cen­do­si si­cu­ro che «Tria ha ca­pi­to che l’Ita­lia de­ve ri­spet­ta­re le re­go­le».

Dif­fi­ci­le sa­pe­re con esat­tez­za co­sa si sia­no detti i due. Cer­to, è pos­si­bi­le che il mi­ni­stro dell’Eco­no­mia ab­bia con­vin­to Mo­sco­vi­ci con so­fi­sti­ca­te si­mu­la­zio­ni che di­mo­stra­no al di là di ogni ra­gio­ne­vo­le dub­bio la fon­da­tez­za del­le sti­me sul­la cre­sci­ta eco­no­mi­ca dell’Ita­lia. Op­pu­re che ab­bia sbat­tu­to i pu­gni sul ta­vo­lo mi­nac­cian­do di far sal­ta­re l’Eu­ro­pa. E’ as­sai più ve­ro­si­mi­le, pe­rò, l’ipo­te­si che Tria ab­bia cer­ca­to di ri­man­giar­si uf­fi­cio­sa­men­te tut­ti i nu­me­ri mes­si ne­ro su bian­co nel Do­cu­men­to pro­gram­ma­ti­co di bi­lan­cio spe­di­to a Bru­xel­les. A par­ti­re da quel­li re­la­ti­vi ai due fon­di re­la­ti­vi ai ca­pi­to­li pen­sio­ni e red­di­to di cit­ta­di­nan­za.

LE AC­CU­SE

Le ac­cu­se so­no no­te. La Ue, co­me ha chia­ra­men­te ri­ba­di­to ie­ri il vi­ce­pre­si­den­te Val­dis Dom­bro­v­skis, ci im­pu­ta il man­ca­to ri­spet­to del­la re­go­la del de­bi­to, che pre­ve­de, per i Pae­si con un ros­so mol­to ele­va­to, un per­cor­so pre­sta­bi­li­to di ri­du­zio­ne del de­fi­cit per rag­giun­ge­re nel mi­nor tem­po pos­si­bi­le il pa­reg­gio di bi­lan­cio. In­ve­ce di ri­dur­re l’in­de­bi­ta­men­to strut­tu­ra­le del­lo 0,6%, co­me pre­vi­sto, la manovra mes­sa a pun­to da Le­ga e M5S, che fis­sa il de­fi­cit al 2,4%, au­men­te­rà l’asti­cel­la del­lo 0,8%. E non è nean­che det­to che non fi­ni­sca peg­gio. I con­ti del go­ver­no, in­fat­ti si ba­sa­no su una sti­ma di cre­sci­ta dell’1,5% nel 2019 (ri­spet­to al­lo 0,9% pre­vi­sto in pre­ce­den­za) che è con­si­de­ra­ta inat­ten­di­bi­le pra­ti­ca­men­te da tut­ti, so­prat­tut­to do­po il Pil a ze­ro cer­ti­fi­ca­to dall’Istat nel ter­zo tri­me­stre di que­st’an­no.

Di qui la ri­chie­sta del­la Com­mis­sio­ne di ri­scri­ve­re la manovra. Un dik­tat che ve­de l’Ita­lia in per­fet­to iso­la­men­to. Tut­ti, dall’Au­stria al­la Fran­cia, dal­la Slo­vac­chia all’Olan­da, fi­no a Ger­ma­nia e a Spa­gna, ri­ten­go­no che il no­stro Pae­se deb­ba cam­bia­re la fi­nan­zia­ria.

Di fron­te al­la gra­ni­ti­ca po­si­zio­ne di Bru­xel­les e al­la al­tret­tan­to ir­re­mo­vi­bi­le con­vin­zio­ne di Di Ma­io e Salvini che non si deb­ba mo­di­fi­ca­re nean­che una vir­go­la, l’uni­co spi­ra­glio per evi­ta­re all’Ita­lia una pro­ce­du­ra di in­fra­zio­ne, per quan­to pa­ra­dos­sa­le pos­sa sem­bra­re, è per­sua­de­re l’Eu­ro­pa che la manovra sia fin­ta. E che i sal­di fi­na­li sa­ran­no ben dif­fe­ren­ti da quel­li pre­vi­sti.

CAL­CO­LI SBALLATI

L’im­pre­sa è com­pli­ca­ta, ma non im­pos­si­bi­le. Gio­can­do sul­le con­ti­nue scher­ma­glie tra le­ghi­sti e gril­li­ni e sul da­to di fat­to che i sus­si­di e il su­pe­ra­men­to del­la For­ne­ro so­no ef­fet­ti­va­men­te fuo­ri dal­la manovra, Tria ha spie­ga­to che le due mi­su­re par­ti­ran­no tar­di e po­tran­no an­che su­bi­re mo­di­fi­che, ri­du­cen­do co­sì i co­sti (ora di 16 mi­liar­di). Men­tre per quan­to ri­guar­da la cre­sci­ta, il mi­ni­stro ha pra­ti­ca­men­te det­to che i cal­co­li so­no sballati, es­sen­do sta­ti fat­ti sul Pil ten­den­zia­le del­lo 0,9% e non su quel­lo dell’1,5% scrit­to nel do­cu­men­to di bi­lan­cio. So­lo in que­sto mo­do si può spie­ga­re la ver­sio­ne usci­ta a fi­ne se­ra­ta dal­la boc­ca del­lo stes­so Tria, se­con­do cui la manovra non cam­bia, ma le re­go­le sa­ran­no ri­spet­ta­te. Tut­to ruo­te­reb­be in­tor­no ad un com­pro­mes­so «ac­cet­ta­bi­le per tut­ti» nell’am­bi­to del­le pro­ce­du­re Ue. La so­lu­zio­ne, ha fat­to ca­pi­re il mi­ni­stro, sa­rà con­te­nu­ta nel­la ri­spo­sta che l’Ita­lia in­vie­rà en­tro il 13 no­vem­bre.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.