FAUSTO CARIOTI

L’im­mi­gra­zio­ne e la per­ce­zio­ne di in­si­cu­rez­za fan­no rim­pian­ge­re il pas­sa­to a due co­mu­ni­ta­ri su tre. Il Bel­pae­se sba­lor­di­sce: il 77% dei cit­ta­di­ni guar­da in­die­tro

Libero - - Da Prima Pagina - FAUSTO CARIOTI RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

Al­tro che guar­da­re avan­ti. Il fu­tu­ro è un po­sto brut­to, pie­no di pe­ri­co­li e di im­mi­gra­ti che en­tra­no in ca­sa no­stra sen­za con­di­vi­de­re i no­stri va­lo­ri. Per que­sto og­gi due eu­ro­pei su tre vi­vo­no con lo sguar­do ri­vol­to al pas­sa­to, lo rim­pian­go­no. È la no­stal­gia il nuo­vo cre­do del vec­chio con­ti­nen­te, il sen­ti­men­to che più di ogni al­tro sta pla­sman­do le in­ten­zio­ni di vo­to. E gli ita­lia­ni so­no quel­li in cui è mag­gior­men­te ra­di­ca­ta la con­vin­zio­ne che si stes­se me­glio una vol­ta: la per­cen­tua­le di chi la pen­sa co­sì, nel no­stro Pae­se, è «uno sba­lor­di­ti­vo 77%».

So­no al­cu­ni dei nu­me­ri di un im­po­nen­te son­dag­gio che ha coin­vol­to ol­tre die­ci­mi­la cit­ta­di­ni eu­ro­pei, re­so pub­bli­co ie­ri e com­mis­sio­na­to dal­la Fon­da­zio­ne Ber­tel­smann, che fa ca­po all’omo­ni­mo grup­po te­de­sco, mul­ti­na­zio­na­le dell’edi­to­ria. Ri­sul­ta­ti sor­pren­den­ti non tan­to per il fe­no­me­no in sé, che è evi­den­te da qual­che tem­po, ben­sì per la sua en­ti­tà, so­prat­tut­to in Ita­lia: ci­fre si­mi­li era­no dif­fi­cil­men­te pre­ve­di­bi­li.

GLI AU­TO­RI

Non è una buo­na no­ti­zia, per gli stu­dio­si te­de­schi e per tut­ti quel­li che di­fen­do­no l’at­tua­le as­set­to eu­ro­peo. Lo am­met­to­no gli stes­si au­to­ri del lun­go do­cu­men­to che ac­com­pa­gna il son­dag­gio, in­ti­to­la­to La for­za del pas­sa­to.

«La re­to­ri­ca no­stal­gi­ca», scri­vo­no con evi­den­te di­sap­pun­to, «è sta­ta sa­pien­te­men­te im­pie­ga­ta dai po­li­ti­ci po­pu­li­sti di si­ni­stra e di de­stra per ali­men­ta­re l’in­sod­di­sfa­zio­ne nei con­fron­ti del si­ste­ma po­li­ti­co e sfi­du­cia ver­so le prin­ci­pa­li éli­te po­li­ti­che a li­vel­lo na­zio­na­le ed eu­ro­peo. L’estre­ma de­stra, in par­ti­co­la­re, in mol­ti Pae­si eu­ro­pei è riu­sci­ta ad ela­bo­ra­re con suc­ces­so un di­scor­so an­ti-esta­blish­ment at­tra­ver­so una re­to­ri­ca che evi­den­zia “il de­cli­no di un’età dell’oro” e pro­po­ne so­lu­zio­ni di­vi­si­ve».

Fat­to sta che il ma­les­se­re c’è ed è rea­le, e vai a ca­pi­re fi­no a che pun­to è sta­to gon­fia­to dal Ba­bau po­pu­li­sta e quan­to, in­ve­ce, i par­ti­ti an­ti-si­ste­ma so­no sta­ti ca­pa­ci di in­ter­pre­ta­re ri­chie­ste di si­cu­rez­za che le for­ze po­li­ti­che tra­di­zio­na­li, chiu­se nel lo­ro mon­do ovat­ta­to, non riu­sci­va­no a ve­de­re e tan­to me­no a com­pren­de­re.

Og­gi il 67% de­gli eu­ro­pei può es­se­re de­fi­ni­to co­me «no­stal­gi­co», con­vin­to cioè che «il mon­do, pri­ma, fos­se un po­sto mi­glio­re». La dif­fu­sio­ne di que­sto sen­ti­men­to è for­te so­prat­tut­to in Ita­lia, do­ve ca­rat­te­riz­za il 77% dell’in­te­ra po­po­la­zio­ne e un im­pres­sio­nan­te 64% de­gli un­der 25. Nes­su­na na­zio­ne, pe­rò, ne è im­mu­ne: nei cin­que Pae­si più po­po­lo­si dell’Unio­ne eu­ro­pea, quel­lo me­no in­te­res­sa­to dal fe­no­me­no è la Po­lo­nia, do­ve a rim­pian­ge­re il mon­do di ie­ri è il 59% de­gli elet­to­ri. In mez­zo si col­lo­ca­no te­de­schi (61%), spa­gno­li (64%) e fran­ce­si (65%).

Co­me si può in­tui­re, l’orien­ta­men­to po­li­ti­co è le­ga­to in mo­do stret­to a que­sta per­ce­zio­ne. In Ita­lia il grup­po dei “pas­sa­ti­sti” è com­po­sto per il 62% da chi ri­tie­ne di ave­re idee di de­stra o di cen­tro­de­stra e so­lo per il 38% da chi si con­si­de­ra pro­gres­si­sta: una di­vi­sio­ne pre­sen­te in tut­ta la Ue, ma che in nes­sun al­tro gran­de Pae­se eu­ro­peo ri­sul­ta al­tret­tan­to mar­ca­ta.

IM­MI­GRA­ZIO­NE

E in ci­ma ai mo­ti­vi di chi pre­fe­ri­sce re­stau­ra­re il pas­sa­to an­zi­ché pro­se­gui­re sul­la rot­ta at­tua­le c’è l’ir­rom­pe­re dell’im­mi­gra­zio­ne.

A li­vel­lo con­ti­nen­ta­le, il 78% di co­lo­ro che vor­reb­be­ro tor­na­re in­die­tro cre­de che gli im­mi­gra­ti ar­ri­va­ti ne­gli ul­ti­mi an­ni non ab­bia­no al­cu­na in­ten­zio­ne di in­te­grar­si nel­la no­stra so­cie­tà (tra i non no­stal­gi­ci la per­cen­tua­le scen­de al 63%: co­mun­que al­tis­si­ma). Sem­pre tra i “lau­da­to­res tem­po­ris ac­ti”, il 53% pen­sa che gli im­mi­gra­ti por­ti­no via il la­vo­ro agli eu­ro­pei (a pen­sar­la co­sì è in­ve­ce so­lo il 30% di chi ri­tie­ne che og­gi si stia me­glio di pri­ma). Na­tu­ra­le, quin­di, che in ci­ma agli obiet­ti­vi che l’Unio­ne eu­ro­pea de­ve dar­si per i pros­si­mi an­ni, i no­stal­gi­ci in­di­chi­no la lot­ta al ter­ro­ri­smo, se­gui­ta dal­la ge­stio­ne dell’im­mi­gra­zio­ne.

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