BECCHI-ZIBORDI

Libero - - Da Prima Pagina - RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA PAO­LO BECCHI E GIO­VAN­NI ZIBORDI

Cer­to, c’è un con­trat­to di go­ver­no, ma ci so­no del­le prio­ri­tà e chi di­ce che la prio­ri­tà og­gi sia la ri­for­ma del­la pre­scri­zio­ne men­te sa­pen­do di men­ti­re. Si­gno­ri del go­ver­no, in ba­se agli ul­ti­mi da­ti l’eco­no­mia ita­lia­na sta an­dan­do in re­ces­sio­ne. Un esem­pio? Il da­to usci­to su­gli or­di­ni del set­to­re ma­ni­fat­tu­rie­ro met­te l’Ita­lia in Eu­ro­pa all’ul­ti­mo po­sto e sot­to la so­glia cri­ti­ca di 50. Un al­tro da­to: la cre­sci­ta del Pil è sta­ta ze­ro nell’ul­ti­mo tri­me­stre, la pro­du­zio­ne in­du­stria­le ne­ga­ti­va per due tri­me­stri, l’oc­cu­pa­zio­ne è ca­la­ta di cir­ca 40mi­la uni­tà ne­gli ul­ti­mi tre me­si e il cre­di­to to­ta­le a fa­mi­glie e im­pre­se è sta­to ri­dot­to di una ci­fra enor­me, 80 mi­liar­di. In più tut­ta l’eco­no­mia glo­ba­le (a par­te gli Usa di Trump) sta ral­len­tan­do, e l’eu­ro­zo­na ral­len­ta di più e l’Ita­lia è il Pae­se che mo­stra i da­ti peg­gio­ri.

Il pun­to è ben no­to: do­po sei o set­te an­ni po­si­ti­vi il ci­clo eco­no­mi­co ha un in­ver­sio­ne e si va in re­ces­sio­ne. Le bor­se eu­ro­pee stan­no ora per­den­do in me­dia in eu­ro­zo­na un 13% da ini­zio an­no, in par­ti­co­la­re il set­to­re ban­ca­rio ha per­di­te ol­tre il 25% e in Ita­lia ol­tre il 30%. Per chi non fos­se con­vin­to ec­co un da­to dram­ma­ti­co che si ri­ca­va leg­gen­do i bi­lan­ci del­le ban­che ita­lia­ne: da apri­le il “cre­di­to a re­si­den­ti” (fa­mi­glie e im­pre­se) è ca­la­to da cir­ca 2.400 mi­liar­di a cir­ca 2.320 mi­liar­di, di 80 mi­liar­di. Que­sta è una ci­fra enor­me per la no­stra eco­no­mi­ca, che fa im­pal­li­di­re le dia­tri­be sull’1,8% di de­fi­cit pub­bli­co che vo­le­va la Ue piut­to­sto che il 2,4% di de­fi­cit che han­no de­ci­so Di Ma­io e Salvini. Que­sta dif­fe­ren­za in­fat­ti equi­va­le a 8 mi­liar­di di eu­ro, in­tan­to le ban­che han­no ri­dot­to il de­na­ro che cir­co­la in Ita­lia di 80 mi­liar­di. Il so­lo fat­to che in Ita­lia, uni­co Pae­se del­la Ue, le ban­che stia­no ta­glian­do il cre­di­to in mi­su­ra mas­sic­cia, e so­prat­tut­to al­le im­pre­se, ci spin­ge a pen­sa­re che nel 2018 an­dre­mo in re­ces­sio­ne. Que­sto sce­na­rio, ol­tre a smen­ti­re le ro­see pre­vi­sio­ni del go­ver­no, è pe­ri­co­lo­so per un eco­no­mia fragile co­me quel­la ita­lia­na che in real­tà a cau­sa del­le po­li­ti­che fal­li­men­ta­ri dei go­ver­ni pre­ce­den­ti non si è an­co­ra ri­pre­sa dal­la cri­si di die­ci an­ni fa, e che a par­ti­re da di­cem­bre non po­trà nep­pu­re più con­ta­re sull’aiu­to del­la Bce, che smet­te­rà di stam­pa­re de­na­ro per com­pra­re ti­to­li di sta­to.

Ie­ri Di Ma­io ha det­to al Fi­nan­cial Ti­mes che «l’esem­pio da se­gui­re è Trump, che ha sti­mo­la­to l’eco­no­mia con am­pi de­fi­cit». Bel­lo che an­che Di Ma­io fac­cia l’apo­lo­gia di Trump! Chi leg­ge la stam­pa fi­nan­zia­ria in­ter­na­zio­na­le non si fa pe­rò in­gan­na­re fa­cil­men­te e sa che Trump ha fat­to sì mag­gio­ri de­fi­cit, ma per ri­dur­re le tas­se al­le im­pre­se, non per in­tro­dur­re il red­di­to di cit­ta­di­nan­za. Non vo­glia­mo di­re che non ci sia bi­so­gno an­che di que­sto, ma co­me dar tor­to a Gior­get­ti quan­do di­ce che se il de­fi­cit del 2,4% fos­se sta­to per ri­dur­re le tas­se avreb­be avu­to un ef­fet­to più po­si­ti­vo sui mer­ca­ti?

Di­cia­mo­la tut­ta. Salvini ha or­mai il 45% nei son­dag­gi del Nord Ita­lia, un area eco­no­mi­ca che ha nu­me­ri di Pil, pro­du­zio­ne in­du­stria­le, ex­port e sur­plus este­ro si­mi­li al­la Ger­ma­nia. Il Sud in­ve­ce ha sof­fer­to di più per la cri­si e le po­li­ti­che sba­glia­te di au­ste­ri­tà, ha avu­to un au­men­to dram­ma­ti­co del­la po­ver­tà ed è com­pren­si­bi­le che si ri­vol­ga al nuo­vo par­ti­to gui­da­to da Di Ma­io. Met­te­re in­sie­me que­ste di­ver­se esi­gen­ze è il com­pi­to di un go­ver­no che vo­glia es­se­re ve­ra­men­te “so­vra­ni­sta”. Tut­to il re­sto è no­ia.

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