Gaf­fe Di Ma­io: chia­ma Ping il lea­der ci­ne­se

Libero - - Italia -

Il mi­ni­stro Lui­gi Di Ma­io ha par­te­ci­pa­to ie­ri a Shan­ghai al­la “Chi­na In­ter­na­tio­nal Im­port Ex­po”, la fie­ra del com­mer­cio vo­lu­ta dal lea­der ci­ne­se Xi Jin­ping. Da­van­ti a una pla­tea com­po­sta da uo­mi­ni di go­ver­no e uo­mi­ni d’af­fa­ri (tra gli al­tri, i fon­da­to­ri di Mi­cro­soft e Ali­ba­ba Bill Ga­te­se e Jack Ma), Di Ma­io ha di­fe­so la leg­ge di bi­lan­cio che il go­ver­no ita­lia­no sta met­ten­do a pun­to, di­cen­do che por­rà «le ba­si per un’Ita­lia smart na­tion» e ha par­la­to dei te­mi ca­ri al mon­do gril­li­no, dall’in­tel­li­gen­za artificiale al­la tec­no­lo­gia bloc­k­chain. Il go­ver­no, ha det­to, cre­de che «i big da­ta sia­no il nuo­vo pe­tro­lio». E ha an­nun­cia­to che ogni im­pre­sa che in­tro­dur­rà la fi­gu­ra dell’«in­no­va­tion ma­na­ger» (una sor­ta di di­ri­gen­te che si de­di­chi all’in­no­va­zio­ne) ri­ce­ve­rà dal­lo Sta­to uno sgra­vio fi­sca­le di 40 mi­la eu­ro: una pro­po­sta pen­sa­ta per le pic­co­le e me­die azien­de.

Ma il vi­ce­pre­mier si è an­che re­so pro­ta­go­ni­sta di una gaf­fe, quan­do, ri­vol­gen­do­si al pre­si­den­te ci­ne­se Xi Jin­ping, l’ha chia­ma­to Ping. L’er­ro­re pe­ral­tro era con­te­nu­to nel te­sto stes­so del di­scor­so da lui pro­nun­cia­to (non si è trat­ta­to di un er­ro­re di let­tu­ra), che lo stes­so Di Ma­io ha in se­gui­to pub­bli­ca­to in­te­gral­men­te sul suo pro­fi­lo Fa­ce­book (ne ri­por­tia­mo uno stral­cio qua so­pra). Il tra­dut­to­re in man­da­ri­no ha co­mun­que abil­men­te co­per­to la gaf­fe. Nes­su­na ri­per­cus­sio­ne dun­que, nell’in­con­tro bi­la­te­ra­le (ve­di fo­to).

RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

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