L’Ame­ri­ca gra­zia l’Ita­lia sull’Iran

Libero - - Esteri - RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

An­che l’Ita­lia è en­tra­ta a far par­te del bloc­co di ot­to Pae­si che gli Usa han­no de­ci­so di esen­ta­re dall’em­bar­go nei con­fron­ti dell’Iran. Un’esen­zio­ne tem­po­ra­nea che ha co­mun­que un si­gni­fi­ca­to po­li­ti­co ri­le­van­te an­che per­ché il ge­sto di Wa­shing­ton è ca­du­ta qua­si in con­tem­po­ra­nea con il “pro­ces­so” che l’Eu­ro­grup­po ha ie­ri in­ten­ta­to al­la manovra di bi­lan­cio ita­lia­na. Al con­tra­rio gli Usa han­no vo­lu­to in­clu­de­re Ita­lia e Gre­cia nel­la pat­tu­glia di Pae­si che «al­la lu­ce di spe­ci­fi­che cir­co­stan­ze e per as­si­cu­ra­re un mer­ca­to pe­tro­li­fe­ro ben ri­for­ni­to» po­tran­no man­te­ne­re re­la­zio­ni com­mer­cia­li con Te­he­ran an­che per­ché, co­me ha det­to il se­gre­tra­io di Sta­to Mi­ke Pom­peo han­no di­mo­stra­to «una ri­du­zio­ne si­gni­fi­ca­ti­va del­le lo­ro im­por­ta­zio­ni di greg­gio e la coo­pe­ra­zio­ne su mol­ti al­tri fron­ti».

La li­sta, in real­tà, non si pre­sta a un’au­to­ma­ti­ca di­stin­zio­ne tra buo­ni e cat­ti­vi se­con­do Wa­shing­ton. An­zi, tra i Pe­si con li­cen­za di com­pra­re greg­gio dall’Iran fi­gu­ra la Ci­na, il gran­de ne­mi­co, as­sie­me a un al­tro gran­de com­pra­to­re di greg­gio me­dio­rien­ta­le, cioè l’In­dia e i tre al­lea­ti in Estre­mo Orien­te, Co­rea del Sud, Tai­wan e Giap­po­ne. L’esen­zio­ne ga­ran­ti­ta al­la Tur­chia (di nuo­vo in re­la­zio­ni ami­che­vo­li con Wa­shing­ton) ha un pre­ci­so va­lo­re po­li­ti­co nel de­li­ca­to gio­co del­la ri­va­li­tà tra Ara­bia Sau­di­ta ed Iran. An­che per quan­to ri­guar­da la Gre­cia e, so­prat­tut­to l’Ita­lia, l’im­pat­to è sia po­li­ti­co che eco­no­mi­co. Dal pun­to di vi­sta del­le for­ni­tu­re di greg­gio l’Eni ha da tem­po ri­dot­to i rap­por­ti di for­ni­tu­ra con Te­he­ran, uno dei part­ner sto­ri­ci del ca­ne a sei zam­pe dai tem­pi di En­ri­co Mat­tei. Co­me ha di­chia­ra­to nel cor­so dell’ul­ti­ma as­sem­blea l’ad Clau­dio De­scal­zi, l’Eni ha com­ple­ta­to l’in­cas­so dei cre­di­ti pre­ce­den­ti nel 2017 e ha in es­se­re so­lo un con­trat­to di for­ni­tu­ra di 2 mi­lio­ni di ba­ri­li fi­no al­la fin del 2018. Po­ca ro­ba per quel­lo che è sta­to per de­cen­ni uno de­gli sboc­chi più bat­tu­ti del­le espor­ta­zio­ni del ma­de in Ita­ly.

Ma al di là del bu­si­ness c’è il se­gno tan­gi­bi­le del fa­vo­re di Wa­shing­ton per l’al­lea­to ita­lia­no, in con­trap­po­si­zio­ne con la fred­dez­za dei rap­por­ti con Fran­cia e Ger­ma­nia. Il se­gna­le è tra l’al­tro ar­ri­va­to a po­chi gior­ni dal­la Con­fe­ren­za in­ter­na­zio­na­le sul­la Li­bia, il 12 e 13 no­vem­bre, per la qua­le l’Ita­lia ha in­cas­sa­to l’ap­pog­gio Usa. E si le­ga a due que­stio­ni giu­di­ca­te del­la mas­si­ma im­por­tan­za. Il ri­spet­to del pro­gram­ma di ac­qui­sto de­gli F35 e, for­se an­cor di più, la par­ti­ta del Muos, ov­ve­ro il “Mo­bi­le User Ob­jec­ti­ve Sy­stem”, la pun­ta di dia­man­te del­la tec­no­lo­gia sa­tel­li­ta­re Usa ge­sti­to dal Di­par­ti­men­to del­la Di­fe­sa Usa, in­stal­la­to nel­la ri­ser­va na­tu­ra­le di Ni­sce­mi. Il vi­ce­pre­mier Lui­gi Di Ma­io ha ga­ran­ti­to ai Cin­que Stel­le si­ci­lia­ni che l’ap­pa­ra­to ver­rà sman­tel­la­to ma la mi­ni­stra del­la Di­fe­sa Eli­sa­bet­ta Tren­ta fre­na.

In­tan­to, il mer­ca­to del greg­gio si è già adat­ta­to al­la nuo­va si­tua­zio­ne. Il prez­zo del pe­tro­lio è in ri­pre­sa ma sen­za ec­ces­si: ie­ri se­ra il Brent trat­ta­va po­co sot­to i 74 dol­la­ri, in sen­si­bi­le ri­bas­so ri­spet­to ai mas­si­mi ol­tre 80 dol­la­ri se­gna­ti a me­tà ot­to­bre. A fre­na­re la cor­sa con­tri­bui­sco­no i li­vel­li di pro­du­zio­ne de­gli Sta­ti Uni­ti, dell’Ara­bia Sau­di­ta e del­la Rus­sia, ai mas­si­mi di sem­pre ol­tre i die­ci mi­lio­ni di ba­ri­li.

In­tan­to è en­tra­ta in azio­ne la cor­ti­na elet­tro­ni­ca e fi­si­ca di Wa­shing­ton per scon­giu­ra­re i ten­ta­ti­vi de­gli aya­tol­lah di vio­la­re l’em­bar­go. Se­con­do Wa­shing­ton già ven­ti Pae­si han­no in­ter­rot­to i con­trat­ti con l’Iran, ta­glian­do co­sì le ven­di­te per un mi­lio­ne di ba­ri­li al gior­no.

Ma è so­lo l’ini­zio del bloc­co. Gli 007 fi­nan­zia­ri del Te­so­ro Usa han­no mes­so sot­to esa­me le prin­ci­pa­li 50 ban­che ira­nia­ne ol­tre a 200 esper­ti fi­nan­zia­ri. In con­tem­po­ra­nea so­no sta­ti so­spe­se le ope­ra­zio­ni del­le ban­che ira­nia­ne su Swift, il si­ste­ma che re­go­la gli scam­bi fi­nan­zia­ri in­ter­na­zio­na­li met­ten­do a ri­schio ogni ti­po di com­mer­cio dell’Iran (la Sviz­ze­ra già si è fat­ta avan­ti per con­sen­ti­re scam­bi uma­ni­ta­ri). Sot­to esa­me an­che 65 na­vi e l’in­te­ra flot­ta ae­rea di Te­he­ran. Il pre­mier Rou­ha­ni osten­ta si­cu­rez­za: l’em­bar­go, as­sai più ri­gi­do dei pre­ce­den­ti, a suo av­vi­so fal­li­rà. Ma il fre­no dell’eco­no­mia e, di ri­fles­so, dei con­su­mi gio­ca con­tro la ter­ra de­gli aya­tol­lah.

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