Non ba­sta­no tre fur­ti per il por­to d’ar­mi Ne ser­vo­no sei...

Un ora­fo plu­ri­de­ru­ba­to si ve­de ri­fiu­ta­re la pos­si­bi­li­tà di pos­se­de­re una pi­sto­la per di­fen­der­si: for­se ser­vo­no sei ra­pi­ne?

Libero - - Da Prima Pagina - RE­NA­TO FARINA

Gli con­ce­de­ran­no il di­rit­to a di­fen­de­re la pro­pria vi­ta e i suoi be­ni. Ma pri­ma co­me mi­ni­mo de­ve far­si am­maz­za­re. Al­tri­men­ti nien­te. Non è uno scher­zo, è l’Ita­lia. È una pro­va dia­bo­li­ca quel­la che è sta­ta ri­chie­sta a un ora­fo per ac­ce­de­re a una spu­ta­fuo­co con l’au­to­riz­za­zio­ne del­lo Sta­to. Lo ha sta­bi­li­to il Tar (Tri­bu­na­le am­mi­ni­stra­ti­vo re­gio­na­le) del Ve­ne­to. Il si­gnor Fla­vio F., ti­to­la­re di una dit­ta di Vicenza spe­cia­liz­za­ta nel com­mer­cio di me­tal­li pre­zio­si, po­trà (...)

(...) do­tar­si di re­vol­ver a con­di­zio­ne di es­se­re già sta­to sot­to il ti­ro di pi­sto­le, me­glio an­co­ra se sfo­rac­chia­to dal­le pal­lot­to­le dei ra­pi­na­to­ri. I qua­li so­no pre­ga­ti per fa­vo­re di met­ter­si una ma­no sul­la co­scien­za, e la pros­si­ma vol­ta, pri­ma di al­lon­ta­nar­si col bot­ti­no, at­te­sti­no la cir­co­stan­za con la spe­ci­fi­ca del­la ra­pi­na e del­la mi­nac­cia a ma­no ar­ma­ta, di­chia­ran­do an­che che han­no mi­nac­cia­to a gran vo­ce co­se tur­pi. Al­tri­men­ti chi può dir­lo se il si­gnor Fran­co, che fa uno dei me­stie­ri più pe­ri­co­lo­si del mon­do, non stia fa­cen­do il fur­bo, e ab­bia su­bì­to sol­tan­to un fur­to con de­strez­za, da cui, com’è ov­vio per i giu­di­ci, ci si può tu­te­la­re al mas­si­mo con il lan­cio del­le pan­to­fo­le pe­rò leg­ge­re?

ORO, AR­GEN­TO E MIRRA

Il mer­can­te d’oro, ar­gen­to e mirra ave­va fat­to do­man­da al­la Pre­fet­tu­ra di Vicenza nel 2010. Il me­stie­re è quel­lo che è. Ave­va su­bi­to tre fur­ti. Uno in azien­da. Un al­tro nel piaz­za­le, gli ave­va­no pre­so il fur­go­ne. La ter­za vol­ta in ca­sa. «Con mo­da­li­tà che ri­schia­va­no di met­te­re a re­pen­ta­glio la sua in­co­lu­mi­tà fi­si­ca», am­met­te il Tar. Il Pre­fet­to re­spin­ge co­mun­que la ri­chie­sta. Per­ché? Per­ché sì, po­ca ro­ba fa­re l’ora­fo ed es­se­re si­ste­ma­ti­co ber­sa­glio di ma­ni­gol­di. Fla­vio F., per far va­le­re il suo buon di­rit­to si ri­vol­ge al Tar, che ci pensa ot­to an­ni, ed emet­te la sen­ten­za con cui di­ce di no al ri­cor­so. Per­ché? Per­ché «è sta­to vit­ti­ma esclu­si­va­men­te di rea­ti con­tro il pa­tri­mo­nio, sen­za su­bi­re ag­gres­sio­ni o in­ti­mi­da­zio­ni». Il Tar mo­ti­va: «In man­can­za di una spe­ci­fi­ca di­spo­si­zio­ne di leg­ge sul ri­la­scio del­la li­cen­za a par­ti­co­la­ri ca­te­go­rie pro­fes­sio­na­li, de­ve ri­te­ner­si che l’ap­par­te­nen­za a una par­ti­co­la­re ca­te­go­ria, in as­sen­za di ul­te­rio­ri e spe­ci­fi­che cir­co­stan­ze, non pos­sa di per sé so­la giu­sti­fi­ca­re il ri­la­scio del­la li­cen­za di por­to d’ar­mi».

Le «spe­ci­fi­che cir­co­stan­ze» qua­li po­treb­be­ro mai es­se­re? Sei fur­ti in­ve­ce di tre? No, non ba­ste­reb­be, in fon­do è un trau­ma ve­nia­le, tro­va­re dei la­dri in ca­sa o in azien­da. Pro­ba­bil­men­te isti­tui­ran­no per que­sti ti­pi di rea­ti co­sì gen­ti­li e de­li­ca­ti, il co­di­ce bian­co, per cui se si chia­ma­no in soc­cor­so i ca­ra­bi­nie­ri o la po­li­zia, si pa­ghe­rà il tic­ket, co­me per il Pron­to soc­cor­so. È chia­ro che si in­ter­pre­ta la leg­ge a sco­pi uma­ni­ta­ri: si trat­ta di tu­te­la­re la si­cu­rez­za del e sul la­vo­ro del la­dro più di quel­la dell’ora­fo, an­che se in fon­do è un la­vo­ro an­che quel­lo di Fla­vio F. Non a li­vel­lo di scas­si­na­to­re, non esa­ge­ria­mo, ma al­me­no una fion­da non si po­treb­be la­sciar­glie­la? Po­ve­ro il­lu­so. Quan­do po­trà esi­bi­re sei o set­te ci­ca­tri­ci sul­la pel­le, am­mes­so che se la sia ca­va­ta, al­lo­ra sì che po­trà ac­ce­de­re ad un’ar­me­ria. For­se. Per­ché il ti­po a que­sto pun­to sa­reb­be giu­di­ca­to su­scet­ti­bi­le di aspre reazioni ven­di­ca­ti­ve ver­so chi gli ha ne­ga­to il di­rit­to a di­fen­der­si. Si scu­si il sar­ca­smo, ma non ci vie­ne di es­se­re pa­ca­ti.

Ab­bia­mo co­sì ca­pi­to co­me i ma­gi­stra­ti stan­no ren­den­do inat­tua­bi­le, ag­gi­ran­do­lo con so­fi­smi le­gu­lei, il prin­ci­pio non ne­go­zia­bi­le al­la le­git­ti­ma di­fe­sa: ba­sta ren­der­la im­pos­si­bi­le, im­pe­den­do l’ac­ces­so agli stru­men­ti ido­nei ad eser­ci­tar­la. È una bef­fa. Puoi spa­ra­re al ra­pi­na­to­re, è le­git­ti­mo (di­ce la leg­ge); ma non puoi pos­se­de­re ar­mi. Scri­vo­no i giu­di­ci: vale «il ge­ne­ra­le di­vie­to all’au­to­di­fe­sa pri­va­ta».

NON IDONEO

Non ab­bia­mo mes­so il co­gno­me per un mi­ni­mo di tu­te­la. Ci vor­reb­be po­co in­fat­ti, per ra­pi­na­to­ri o gras­sa­to­ri, tro­va­re su pa­gi­ne­gial­le.it l’in­di­riz­zo del­lo sven­tu­ra­to, e co­sì sva­li­gia­re la sua azien­da e la sua ca­sa sen­za bi­so­gno di fa­re l’as­si­cu­ra­zio­ne su­gli in­for­tu­ni. Ci pia­ce­reb­be ca­pi­re per­ché il pre­fet­to nel 2010 e i giu­di­ci del Tar nel 2018 han­no sta­bi­li­to che pro­prio quel ta­le ora­fo non fos­se idoneo, e che pro­prio per lui – evi­den­te­men­te espo­sto al pe­ri­co­lo la leg­ge fos­se osta­ti­va al­la concessione del­la li­cen­za. An­ti­pa­tia? Rap­por­ti ri­ser­va­ti su ten­den­ze psi­co­pa­ti­che ad am­maz­za­re la gen­te per stra­da?

In­tan­to, in pro­vin­cia di Asti – ve­di ar­ti­co­lo in que­sta stes­sa pa­gi­na - un no­van­ten­ne svi­ta­to, che vi­ve­va con la fi­glia in un am­bien­te de­gra­da­to, ha am­maz­za­to a re­vol­ve­ra­te un po­ve­ro geo­me­tra iner­me man­da­to dal Tri­bu­na­le. L’as­sas­si­no ave­va in ca­sa, re­go­lar­men­te de­nun­cia­te, tre pi­sto­le e un fu­ci­le. Con li­cen­za al por­to d’ar­mi con­ces­sa e con­fer­ma­ta dal Pre­fet­to? Pos­si­bi­le? Ita­lia ca­po­vol­ta.

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