Fi­ni è sfi­ni­to Non ne az­zec­ca più mez­za

Libero - - Da Prima Pagina - VIT­TO­RIO FELTRI

Mas­si­mo Fi­ni è un uo­mo in­tel­li­gen­te ma non sa di es­ser­lo e spes­so si com­por­ta, qua­si sem­pre, da ci­trul­lo. Ul­ti­ma­men­te poi è di­ven­ta­to cie­co - di­ce lui - co­sic­ché ha per­so di vi­sta la real­tà. Un pa­io di gior­ni or­so­no ha scrit­to sul Fat­to quo­ti­dia­no, che lo sop­por­ta con ge­ne­ro­si­tà, un ar­ti­co­lo­ne in di­fe­sa del mi­ni­stro Bo­na­fe­de il qua­le pre­ten­de la sop­pres­sio­ne del­la pre­scri­zio­ne, in mo­do che ogni im- pu­ta­to, per­fi­no a di­stan­za di un mil­len­nio pos­sa es­se­re con­dan­na­to per un an­ti­co rea­to.

Cia­scu­no ha le pro­prie idee sba­glia­te e se le ten­ga pu­re, chis­se­ne­fre­ga. L’im­por­tan­te è che non di­ven­ti­no leg­ge. Que­sta del­la sop­pres­sio­ne del­la pre­scri­zio­ne non pas­se­rà mai per ov­vie ra­gio­ni, e amen. Pro­prio poi­ché trat­ta­si di una por­ca­ta, a Fi­ni pia­ce da mo­ri­re (...)

(...) e la pro­pa­gan­da qua­le toc­ca­sa­na, e lo fa con un vi­go­re de­gno di mi­glior cau­sa. Con­ten­to lui...

Il pro­ble­ma è che egli se la pren­de con chi è con­tra­rio all’abro­ga­zio­ne non ad­du­cen­do mo­ti­va­zio­ni se­rie. Sem­pli­ce­men­te Fi­ni af­fer­ma che so­lo chi è lau­rea­to in giu­ri­spru­den­za è au­to­riz­za­to a di­scet­ta­re in ma­te­ria di di­rit­to. Chi non esi­bi­sce una per­ga­me­na ac­ca­de­mi­ca che cer­ti­fi­chi la spe­cia­liz­za­zio­ne de­ve sta­re zit­to e leg­ge­re o ascol­ta­re le pa­ro­le al ven­to spu­ta­te dai trom­bo­ni co­me Fi­ni in quan­to in sa­lot­to han­no ap­pe­so, be­ne in­cor­ni­cia­to, il di­plo­mi­no ot­te­nu­to da Pi­sa­pia.

La glo­ria uni­ver­si­ta­ria va ri­co­no­sciu­ta, non c’è dub­bio, pe­rò la li­cen­za di par­la­re e agi­re non vie­ne ri­la­scia­ta dai cat­te­dra­ti­ci. Al­tri­men­ti Gu­gliel­mo Mar­co­ni, che non con­clu­se nep­pu­re l’isti­tu­to tec­ni­co, non sa­reb­be sta­to abi­li­ta­to a in­ven­ta­re la ra­dio, co­sa che ha cam­bia­to il mon­do tran­ne il cer­vel­lo av­viz­zi­to dell’edi­to­ria­li­sta in que­stio­ne. Per non par­la­re di Be­ne­det­to Cro­ce, un fi­lo­so­fo non dot­to­re ma un po’ più bril­lan­te di Fi­ni, il qua­le pur non aven­do fre­quen­ta­to la fa­col­tà di fi­lo­so­fia, si è pre­so la bri­ga di scri­ve­re un li­bro di ca­vo­la­te su Nie­tzsche sen­za co­no­scer­ne le ope­re né il pen­sie­ro.

Se­gna­lia­mo inol­tre al mae­stri­no del Fat­to quo­ti­dia­no che Eu­ge­nio Mon­ta­le e Sal­va­to­re Qua­si­mo­do, due No­bel, non era­no lau­rea­ti in let­te­re né in al­tra ma­te­ria. Lo stes­so di­ca­si di Gra­zia De­led­da, la qua­le non su­pe­rò mai l’esa­me di ma­tu­ri­tà. Per cui Fi­ni con le sue teo­rie può tran­quil­la­men­te an­da­re a na­scon­der­si. Mio fi­glio Mat­tia per for­tu­na non ha una lau­rea in giu­ri­spru­den­za, ep­pu­re ciò non gli im­pe­di­sce di di­scu­te­re cir­ca i pro­ble­mi del­la giu­sti­zia con mag­gio­re sen­si­bi­li­tà ri­spet­to al po­ve­ro Fi­ni, che non ca­pi­sce nul­la in que­sto cam­po osti­co e com­pli­ca­to.

Un’ul­ti­ma con­si­de­ra­zio­ne scher­zo­sa ma non trop­po. Io di­spon­go di una lau­rea, tut­ta­via es­sa non mi au­to­riz­za a da­re del pir­la all’ami­co Fi­ni ben­ché egli ab­bia ri­ve­la­to di es­ser­lo a pie­no ti­to­lo. Si met­ta il cuo­re in pa­ce se ne ha uno an­co­ra va­li­do. No­ta­rel­la con­clu­si­va. Se­gna­lo a Mas­si­mo che il suo di­ret­to­re, Mar­co Travaglio, il qua­le a dif­fe­ren­za di lui è un gran­de gior­na­li­sta, da lu­stri di­scet­ta cir­ca i pro­ble­mi del­la giu­sti­zia no­no­stan­te sia lau­rea­to in sto­ria. Non è un sa­cri­le­gio. La cir­co­stan­za di­mo­stra che Fi­ni è fi­ni­to o al­me­no sfi­ni­to. Ri­po­si in eter­no.

Mas­si­mo Fi­ni

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