Co­me ave­re una ca­sa al pol­so

Il mi­ni­mo è 1500 eu­ro (usa­to). Ma per un ori­gi­na­le Paul New­man si su­pe­ra­no i 260mi­la eu­ro

Libero - - Attualità - CO­STAN­ZA CA­VAL­LI

Gli oro­lo­gi ci piac­cio­no, nel mon­do ne ven­go­no ven­du­ti 1,2 mi­liar­di di esem­pla­ri ogni an­no, cui si ag­giun­go­no 36 mi­lio­ni di smart­wat­ch, quel­li che so­no una spe­cie di esten­sio­ne del te­le­fo­ni­no. Ma ce n’è uno che rap­pre­sen­ta la “oro­lo­gio­si­tà”, l’idea pla­to­ni­ca di oro­lo­gio, è il Ro­lex. Che sia nuo­vo o usa­to, com­pra­re un Ro­lex è un in­ve­sti­men­to si­cu­ro, for­se più che una ca­sa, an­che per­ché man­ca po­co che co­sti­no ugua­le: ne­gli ul­ti­mi an­ni i prez­zi so­no mol­ti­pli­ca­ti fi­no a quat­tro vol­te, e per­fi­no per un usa­to non si sta sot­to i 1.500 eu­ro.

Ov­via­men­te, i Ro­lex so­no og­get­to di bra­ma per i col­le­zio­ni­sti, i qua­li van­no al­la ri­cer­ca so­prat­tut­to dei vec­chi mo­del­li fuo­ri pro­du­zio­ne, men­tre i pez­zi uni­ci pos­so­no toc­ca­re prez­zi da ae­reo exe­cu­ti­ve: il Ro­lex Day­to­na di Paul New­man (quel­lo che ve­ni­va in­dos­sa­to dall’at­to­re ame­ri­ca­no) è sta­to bat­tu­to all’asta, l’an­no scor­so, per 18 mi­lio­ni di dol­la­ri (il Paul New­man Fer­ra­ri Red Ro­lex Day­to­na 6565 ne co­sta 267mi­la, ed è al set­ti­mo po­sto tra gli oro­lo­gi Ro­lex più co­sto­si al mon­do). Ma an­che i gio­va­ni non re­si­sto­no, e in­fat­ti è uno de­gli og­get­ti più do­na­ti per il 18esi­mo o per la lau­rea. Il ro­ve­scio del­la me­da­glia è che un og­get­to co­sì non può che es­se­re una sfi­da ir­re­si­sti­bi­le per i fal­sa­ri. E qui son do­lo­ri, per­ché più è raf­fi­na­to il pro­dot­to, più lo sa­rà la con­traf­fa­zio­ne. La gio­iel­le­ria ro­ma­na Du­ca (aper­ta nel 1962 da Di­no Du­ca, ora af­fian­ca­to nell’at­ti­vi­tà dai fi­gli), spe­cia­liz­za­ta in Ro­lex usa­ti, so­stie­ne che non ci sia un tec­ni­ca pre­ci­sa e si­cu­ra per sma­sche­ra­re un ve­ro da un fal­so: «Bi­so­gna con­trol­la­re tut­ti gli ele­men­ti del­la mec­ca­ni­ca, smon­ta­re i va­ri com­po­nen­ti, ve­ri­fi­ca­re i nu­me­ri di se­rie, cer­ca­re even­tua­li se­gni di can­cel­la­zio­ne». Una guer­ra mi­cro­me­tri­ca che va al pas­so con l’in­no­va­zio­ne, e che ob­bli­ga en­tram­be le par­ti, co­strut­to­re e fal­sa­rio, a un con­ti­nuo ag­gior­na­men­to: «Ma­no a ma­no che avan­za la tec­no­lo­gia, i mar­ca­to­ri con cui si può iden­ti­fi­ca­re un fal­so cam­bia­no: dob­bia­mo co­no­sce­re ogni det­ta­glio». E ag­giun­ge: «Un tem­po ba­sta­va il pe­so dell’oro­lo­gio a da­re la cer­tez­za del­la pro­ve­nien­za, og­gi so­no an­che par­ti­co­la­ri qua­si in­vi­si­bi­li a fa­re la dif­fe­ren­za, per­si­no le mi­nu­sco­le vi­ti del­la mec­ca­ni­ca: se non so­no ve­re Ro­lex an­che quel­le, tut­to l’oro­lo­gio non va­le nien­te. In­som­ma, non esi­ste un me­to­do per di­stin­gue­re un ori­gi­na­le, ma per ri­co­no­sce­re ve­lo­ce­men­te i det­ta­gli l’espe­rien­za è de­ci­si­va». Aven­do la cer­tez­za di non in­cap­pa­re in una pa­tac­ca, Gmt Ma­ster, Sub­ma­ri­ner, Da­te Ju­st, Cel­li­ni, più un’al­tra mez­za doz­zi­na di mo­del­li, so­no sem­pre ot­ti­mi in­ve­sti­men­ti. Ma per­ché i prez­zi so­no au­men­ta­ti tan­to ne­gli ul­ti­mi an­ni? «L’in­ten­zio­ne era far sì che pos­se­de­re un Ro­lex fos­se sem­pre di più un lus­so. Per que­sto è sta­ta ta­glia­ta an­che la for­ni­tu­ra. Que­sto da un la­to è un be­ne per noi ven­di­to­ri di usa­to, per­ché chi non tro­va il pro­dot­to dal con­ces­sio­na­rio, con­tat­ta noi. A quel pun­to pe­rò, i prez­zi van­no fuo­ri li­sti­no. Per esem­pio, per un Gmt-Ma­ster, che co­sta all’in­cir­ca 8.600 eu­ro ma è mol­to dif­fi­ci­le da tro­va­re, si ar­ri­va a pa­ga­re il dop­pio».

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