ELI­SA CALESSI

L’ex pre­mier pen­sa a un nuo­vo par­ti­to sen­za tra­sci­nar­si die­tro nes­su­no: «Non fac­cio il pic­co­lo bu­rat­ti­na­io al con­gres­so»

Libero - - Da Prima Pagina - ELI­SA CALESSI

■ «An­co­ra non si è ca­pi­to se vuo­le far­lo da so­lo o con noi», si di­ce­va l’al­tro gior­no tra i ren­zia­ni, dan­do vo­ce al gran­de di­lem­ma che at­tra­ver­sa­va le trup­pe: ci por­te­rà con lui? Con il pas­sa­re del­le ore, il dub­bio è di­ven­ta­to una cer­tez­za, una del­le po­che al mo­men­to. No, se la nuo­va li­sta pen­sa­ta per le ele­zio­ni eu­ro­pee de­col­le­rà, Mat­teo Ren­zi non si por­te­rà nes­su­no de­gli at­tua­li par­la­men­ta­ri. Tran­ne, ov­via­men­te, po­che ec­ce­zio­ni. Lu­ca Lot­ti e Ma­ria Ele­na Bo­schi di si­cu­ro lo se­gui­ran­no. Ma per­si­no lo­ro non è det­to che si can­di­di­no su­bi­to o la­sci­no il Pd.

Se dav­ve­ro, co­me sem­bra, Ren­zi pro­ve­rà a fa­re un nuo­vo sog­get­to, pron­to a de­but­ta­re per le Eu­ro­pee, lo fa­rà con fac­ce nuo­ve, che nul­la c’en­tri­no con il Pd. An­che per non es­se­re ac­cu­sa­to di rom­pe­re il par­ti­to, di por­ta­re via il pal­lo­ne. Se poi do­ves­se an­da­re be­ne, al­lo­ra a quel pun­to è na­tu­ra­le che ci sa­reb­be un tra­va­so di per­so­ne dal Pd al­la Co­sa nuo­va.

Re­sta il fat­to che in que­sta fa­se di tran­si­zio­ne, Ren­zi se ne an­dreb­be da so­lo. Pun­te­reb­be sui gio­va­ni e su vol­ti no­ti ma del­la so­cie­tà ci­vi­le. E co­mun­que fa­reb­be in mo­do da far­la sem­bra­re qual­co­sa di ben lon­ta­no da una scis­sio­ne. L’idea è di pre­sen­tar­la co­me un’ope­ra­zio­ne di so­ste­gno al Pd, per al­lar­gar­ne i con­sen­si. Po­treb­be ac­ca­de­re già a gen­na­io. Due me­si pri­ma del­la fi­ne del con­gres­so dem. «Di scis­sio­ni», ha det­to ie­ri se­ra a Zap­ping, «ne ab­bia­mo vi­ste già ab­ba­stan­za. Non è all’or­di­ne del gior­no e non sto la­vo­ran­do all’im­po­sta­zio­ne di qual­co­sa di di­ver­so». E an­co­ra: «Io non mol­le­rò mai, non la­sce­rò mai il mio ruo­lo di se­na­to­re dell’op­po­si­zio­ne, tut­to il re­sto ap­par­tie­ne al chiac­chie­ric­cio». Fra­si che, pe­rò, non sciol­go­no il di­lem­ma: sta­re all’op­po­si­zio­ne, in­fat­ti, non vuo­le di­re per for­za sta­re nel Pd.

Il pun­to è che per il mo­men­to Ren­zi pro­ce­de a ten­to­ni. Ma an­che da so­lo. Per ave­re più agi­li­tà di mo­vi­men­to, più li­ber­tà. Una scel­ta che au­men­ta an­co­ra di più lo sban­do tra i suoi, già pro­va­ti do­po il ri­ti­ro di Mar­co Min­ni­ti dal con­gres­so. L’ex mi­ni­stro dell’In­ter­no, in­fat­ti, do­ve­va es­se­re l’àn­co­ra per la scia­lup­pa ren­zia­na, ri­ma­sta sen­za un ca­po al co­man­do nel Pd. Per pro­va­re a vin­ce­re (si spe­ra­va all’ini­zio) o al­me­no a con­di­zio­na­re il fu­tu­ro se­gre­ta­rio (nell’ipo­te­si ar­ri­vas­se se­con­do). Ora che Min­ni­ti ha fat­to un pas­so in­die­tro e Ren­zi guar­da al­tro­ve, ma ha già fat­to ca­pi­re che non si por­ta nes­su­no, la scia­lup­pa è in ba­lia del­le on­de. E ora?

LE IPO­TE­SI IN CAM­PO

Le ipo­te­si di cui si ra­gio­na so­no due. Aste­ner­si da qual­sia­si scel­ta. Nel­la spe­ran­za che un can­di­da­to, a que­sto pun­to Mau­ri­zio Mar­ti­na, of­fra uno spa­zio al­le trup­pe ren­zia­ne, or­fa­ne di Ren­zi e di un can­di­da­to. Op­pu­re (e su que­sto spin­go­no quel­li del­la cer­chia più stret­ta) tro­va­re un al­tro can­di­da­to. «Ma nel gi­ro di 24 ore». Lo­ren­zo Gue­ri­ni o Te­re­sa Bel­la­no­va, per esem­pio. Ma il tem­po è po­co. Ni­co­la Zin­ga­ret­ti cre­sce nei son­dag­gi. Mat­teo Ri­chet­ti sta ag­gan­cian­do quei mon­di, sin­da­ci, am­mi­ni­stra­to­ri, che guar­da­va­no a Min­ni­ti.

Ren­zi, in­tan­to, osten­ta, qua­si di­ver­ti­to, la sua di­stan­za dal Pd e per­si­no dai suoi. «Da me­si», ha scrit­to ie­ri su Fa­ce­book, «non mi pre­oc­cu­po del­la Dit­ta Pd: mi pre­oc­cu­po del Pae­se. Che è più im­por­tan­te an­che del Pd». Lan­cia mes­sag­gi vo­lu­ta­men­te am­bi­gui: «Non mi na­scon­do, io. Se de­vo fa­re una bat­ta­glia la fac­cio a vi­so aper­to, io. Ma pro­prio per que­sto ho det­to ai miei ami­ci: non fa­rò mai il ca­po di una cor­ren­te. Chie­de­te­mi tut­to ma non di fa­re il pic­co­lo bu­rat­ti­na­io al con­gres­so del Pd». Un lun­ghis­si­mo po­st in cui di­ce tan­te co­se, tran­ne una: non smen­ti­sce di vo­ler an­da­re via dal Pd.

GLI AMI­CI EU­RO­PEI

Nel tar­do po­me­rig­gio, nuo­va di­ret­ta su Fa­ce­book, tut­ta con­cen­tra­ta ad at­tac­ca­re Sal­vi­ni e Di Ma­io. La sua bat­ta­glia è co­min­cia­ta. Con­tro i so­vra­ni­sti. Non a ca­so po­co do­po il po­st sul Pd ne ha fat­to un al­tro di­fen­den­do a spa­da trat­ta il Glo­bal Com­pact. Con un oc­chio al­le for­ze che in Eu­ro­pa po­treb­be­ro unir­si. L’al­tro gior­no, a Bru­xel­les, ha in­con­tra­to la lea­der dei li­be­ra­li Mar­gh­re­te Ve­sta­ger. Si muo­ve già da lea­der di un’al­tra co­sa. In so­li­ta­ria. Per ora.

Nel frat­tem­po si mol­ti­pli­ca­no in­di­zi e smen­ti­te. In mat­ti­na­ta, per esem­pio, Car­lo Ca­len­da ha pub­bli­ca­to su Twit­ter un lo­go che era com­par­so in una pa­gi­na Fa­ce­book di so­ste­ni­to­ri di Ren­zi, poi chiu­sa: lib­dem. Sa­rà que­sto il no­me del­la li­sta? Di­co­no di no.

Poi Da­go­spia ha lan­cia­to la no­ti­zia che il nuo­vo par­ti­to di Ren­zi na­sce­rà il 16 di­cem­bre, quan­do pren­de­rà vi­ta a Ro­ma, in un pa­laz­zo di via Na­zio­na­le, un mo­vi­men­to che si chia­me­rà Cit­ta­di­ni2019 e guar­da ai Ciu­dao­nos spa­gno­li. Con lo­ro, c’è San­dro Go­zi, l’uo­mo che sta aiu­tan­do l’ex se­gre­ta­rio in tut­ta l’ope­ra­zio­ne. Ma una no­ta dell’uf­fi­cio stam­pa di Ren­zi ha smen­ti­to la par­te­ci­pa­zio­ne.

Mat­teo Ren­zi nel cor­so del­la di­ret­ta Fa­ce­book di ie­ri po­me­rig­gio, nel­la qua­le ha det­to: «Non fa­rò mai il ca­po cor­ren­te, il par­ti­to mo­del­lo ’900 è su­pe­ra­to»

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