Ma­no­vra nel caos, co­sì sbat­tia­mo Sal­vi­ni: il con­trat­to può cam­bia­re

A fu­ria di mo­di­fi­ca­re le mi­su­re, la leg­ge di bi­lan­cio è in al­to ma­re e l’Ue vuo­le mul­tar­ci. Il lea­der le­ghi­sta è stu­fo e par­la di un ta­glian­do al pat­to con M5S

Libero - - Primo Piano - FAU­STO CA­RIO­TI

■ Sei me­si di go­ver­no del cam­bia­men­to e il con­trat­to tra Cin­que Stel­le e Le­ga è già da ri­scri­ve­re. Mat­teo Sal­vi­ni ie­ri ha pro­po­sto di «ri-ta­rar­lo» e Lui­gi Di Ma­io, al­me­no su que­sto, la pen­sa co­me lui. «L’im­por­tan­te», di­ce il gril­li­no se­guen­do il co­pio­ne che si usa in si­mi­li ca­si, «è che si mo­di­fi­chi al rial­zo e non al ri­bas­so». Di­vi­si su co­me cam­bia­re la ma­no­vra, i vi­ce­pre­mier so­no con­cor­di nell’am­met­te­re che, se vo­glio­no re­sta­re al co­man­do, deb­bo­no dar­si re­go­le di­ver­se e ma­ga­ri prov­ve­de­re a un rim­pa­sto, man­dan­do a ca­sa i mi­ni­stri peg­gio­ri. Nel­la pri­ma re­pub­bli­ca si­mi­li chia­ri­men­ti era­no chia­ma­ti «ve­ri­fi­che di mag­gio­ran­za» e spes­so fa­ce­va­no da an­ti­pa­sto al­le cri­si di go­ver­no ve­re e pro­prie. Ve­dre­mo se sta­vol­ta è di­ver­so.

In­tan­to si è ca­pi­to che quel do­cu­men­to di 57 pa­gi­ne non è la ri­spo­sta a ogni do­man­da, ma un ul­te­rio­re pro­ble­ma. Le po­che co­se che il con­trat­to pre­ve­de in ter­mi­ni chia­ri, co­me il red­di­to di cit­ta­di­nan­za e la ri­for­ma del­le pen­sio­ni, non pos­so­no es­se­re rea­liz­za­te nel mo­do pro­mes­so, a cau­sa del­la man­can­za di fon­di, e tut­to il re­sto è mes­so lì in mo­do tal­men­te va­go che ognu­no dei due par­ti­ti ci ve­de den­tro ciò che vuo­le, e spes­so è l’op­po­sto di ciò che ci ve­de l’al­tro. L’ul­ti­mo esem­pio è la tas­sa “eco­lo­gi­ca” a ca­ri­co del­le vet­tu­re a ben­zi­na, di cui i le­ghi­sti non vo­glio­no sen­ti­re par­la­re e che in­ve­ce i gril­li­ni, do­po i tentennamenti di Lui­gi Di Ma­io, con­fer­ma­no per boc­ca di Lau­ra Castelli, sot­to­se­gre­ta­ria all’Eco­no­mia, se­con­do la qua­le «l’eco­tas­sa sul­le au­to è nel con­trat­to di go­ver­no». Non è ve­ro, non è co­sì. Nell’ac­cor­do scrit­to si par­la di «stru­men­ti fi­nan­zia­ri per fa­vo­ri­re l’ac­qui­sto di un nuo­vo vei­co­lo ibri­do ed elet­tri­co», cioè di in­cen­ti­vi per chi com­pra una vet­tu­ra con mo­to­re “ver­de”, non di ul­te­rio­ri bal­zel­li a ca­ri­co del­le al­tre au­to­mo­bi­li: due co­se mol­to di­ver­se.

QUAN­TA PA­ZIEN­ZA

Ce ne è una al gior­no e la pa­zien­za di Sal­vi­ni e dei suoi si va esau­ren­do. Se­con­do l’agen­zia Di­re, ie­ri i de­pu­ta­ti le­ghi­sti del­la com­mis­sio­ne Bi­lan­cio avrebbero chie­sto al ca­po di mol­la­re gli inaf­fi­da­bi­li al­lea­ti e stac­ca­re la spi­na al go­ver­no («Non se ne può più, Mat­teo. Que­sti non li reg­gia­mo più»). La­men­te­le al­le qua­li il mi­ni­stro dell’In­ter­no avreb­be ri­spo­sto al­lar­gan­do le brac­cia e as­si­cu­ran­do­li che non man­ca mol­to: «Sta­te cal­mi. An­co­ra un po’ di pa­zien­za». Lo staff del se­gre­ta­rio del Car­roc­cio ne­ga che ab­bia mai pro­nun­cia­to si­mi­li pa­ro­le, ma il cre­scen­te fa­sti­dio dei le­ghi­sti nei con­fron­ti dei gril­li­ni non può es­se­re smen­ti­to. Il ver­ti­ce di ie­ri a pa­laz­zo Chi­gi tra Giu­sep­pe Con­te e i due vi­ce­pre­mier (as­sen­te il mi­ni­stro dell’Eco­no­mia Gio­van­ni Tria, sem­pre più se­pa­ra­to in ca­sa) si è chiu­so sen­za al­tri con­tra­sti, ma so­lo per­ché si è pre­fe­ri­to rin­via­re le de­ci­sio­ni ve­re, quel­le su red­di­to di cit­ta­di­nan­za e ri­for­ma del­la pre­vi­den­za, a quan­do la ma­no­vra sa­rà in Se­na­to; be­ne che va­da, quin­di, al­la pros­si­ma set­ti­ma­na. So­lo al­lo­ra si ca­pi­rà co­sa c’è in ser­bo per gli as­se­gni pen­sio­ni­sti­ci dai 4.500 eu­ro in su.

A CAC­CIA DI SOL­DI

Di Ma­io, sem­pre a cac­cia di sol­di per fi­nan­zia­re il suo red­di­to di cit­ta­di­nan­za, ha an­nun­cia­to in­fat­ti che «nel­la leg­ge di bi­lan­cio, al Se­na­to, pas­sia­mo dal 25% al 40% di ta­gli sul­le pen­sio­ni d’oro». Ge­lo, pu­re in que­sto ca­so, da par­te del­la Le­ga, do­ve si li­mi­ta­no a di­re che «il ta­glio si fa­rà, sul­le mo­da­li­tà e le ci­fre ve­dre­mo». È su Sal­vi­ni e i suoi che si con­cen­tre­ran­no le pro­te­ste dei pen­sio­na­ti col­pi­ti: fa­ci­le pre­ve­de­re un en­ne­si­mo brac­cio di fer­ro nel go­ver­no.

Lo spread che tor­na a quo­ta 300 e le sti­me sul co­sto del­la pro­ce­du­ra d’in­fra­zio­ne che la Com­mis­sio­ne eu­ro­pea sta pre­pa­ran­do con­tro l’Ita­lia non mi­glio­ra­no gli umo­ri. L’os­ser­va­to­rio di Car­lo Cot­ta­rel­li ha ri­cor­da­to che la mul­ta pre­vi­sta in si­mi­li ca­si può par­ti­re dal­lo 0,2% del pro­dot­to in­ter­no lor­do (ov­ve­ro 3,4 mi­liar­di, cor­ri­spon­den­ti a 121 eu­ro per ogni ita­lia­no che pa­ga le tas­se) e ar­ri­va­re, nel ca­so in cui il go­ver­no non si rav­ve­da, al­lo 0,5% del Pil (pa­ri a 300 eu­ro per con­tri­buen­te). L’ac­cor­do con Bru­xel­les re­sta lon­ta­no e que­sto è il prez­zo che si ri­schia di pa­ga­re se nes­su­no cam­bia rot­ta.

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