I po­ve­ri so­no un po’ più ric­chi Ma un an­zia­no su 3 è a ri­schio

Ca­la il nu­me­ro de­gli in­di­gen­ti e si ac­cor­cia la for­bi­ce tra gli estre­mi del­la sca­la so­cia­le Nel Mez­zo­gior­no, pe­rò, qua­si una per­so­na su due si tro­va an­co­ra in con­di­zio­ni di di­sa­gio

Libero - - Economia - AN­TO­NIO SPAM­PI­NA­TO

■ La fi­ne del­la re­ces­sio­ne ha por­ta­to i suoi frut­ti. Pic­co­li e non trop­po gu­sto­si. Ma il so­lo fat­to che al­cu­ni in­di­ca­to­ri ri­le­va­ti dall’Istat sul­le “con­di­zio­ni di vi­ta, red­di­to e ca­ri­co fi­sca­le del­le fa­mi­glie” ita­lia­ne sia­no mi­glio­ra­ti, va sa­lu­ta­to con un sep­pur gar­ba­to «ur­rah!».

Do­ve­ro­sa pre­mes­sa: le ci­fre pre­sen­ta­te dall’Isti­tu­to di sta­ti­sti­ca so­no ag­gior­na­te al 2017 e quin­di non ri­ca­do­no nell’era del­la “de­cre­sci­ta fe­li­ce” la cui in­fluen­za si po­trà quan­ti­fi­ca­re a par­ti­re dal pros­si­mo an­no.

Ec­co le buo­ne no­ti­zie: ca­la il nu­me­ro del­le per­so­ne a ri­schio po­ver­tà o esclu­sio­ne so­cia­le e si ri­du­ce la di­su­gua­glian­za tra i più ric­chi e i più po­ve­ri. Par­tia­mo dal­la se­con­da. Se la dif­fe­ren­za di red­di­to si ri­du­ce per la con­tra­zio­ne di chi gua­da­gna di più, i più po­ve­ri han­no ben po­co da fe­steg­gia­re. Ma in que­sto ca­so en­tram­be le fa­sce del­la po­po­la­zio­ne han­no vi­sto au­men­ta­re gli in­troi­ti, ri­fe­ri­ti al 2016, con per­cen­tua­li ben più ro­bu­ste per quel­li più bas­si: il red­di­to equi­va­len­te del quin­to più po­ve­ro del­la po­po­la­zio­ne, di­ce l’Istat, è cre­sciu­to del 7,7% su ba­se an­nua, men­tre quel­lo del quin­to più ric­co dell’1,9%, con la con­se­guen­te - sep­pu­re la ba­se su cui vie­ne cal­co­la­ta la per­cen­tua­le sia ben di­ver­sa - ri­du­zio­ne del­la for­bi­ce che li se­pa­ra. Il red­di­to equi­va­len­te, in estre­ma sin­te­si, ri­guar­da il nu­cleo fa­mi­lia­re, non il sin­go­lo in­di­vi­duo.

LA FOR­BI­CE

Una for­bi­ce che co­mun­que re­sta ri­le­van­te: il red­di­to to­ta­le del 20% de­gli ita­lia­ni più be­ne­stan­te è in­fat­ti pa­ri a 5,9 vol­te quel­lo de­gli in­di­vi­dui ap­par­te­nen­ti al quin­to più po­ve­ro del­la po­po­la­zio­ne.

L’Isti­tu­to se­gna­la poi la ri­du­zio­ne del­la po­po­la­zio­ne ita­lia­na a ri­schio po­ver­tà o esclu­sio­ne so­cia­le (po­ver­tà uni­ta all’emar­gi­na­zio­ne so­cia­le). Se nel 2016 l’asti­cel­la era sta­ta fis­sa­ta al 30%, nel 2017 è sce­sa al 28,9%. Se si guar­da­no i da­ti re­la­ti­vi al­la sud­di­vi­sio­ne ter­ri­to­ria­le si no­ta che an­che la vo­ce Sud e Iso­le ha re­gi­stra­to un mi­glio­ra­men­to, di ol­tre 2,5 pun­ti per­cen­tua­li, per quan­to ri­guar­da il ri­schio po­ver­tà o esclu­sio­ne. Ma il da­to di fon­do, pa­ri al 44,4%, re­sta enor­me men­tre il Nord-ove­st è al 20,7% (era al 21% nel 2016), il Nord-est al 16,1% (17,1% nel 2016) men­tre il Cen­tro è l’uni­ca area geo­gra­fi­ca al aver peg­gio­ra­to la si­tua­zio­ne: 25,3% nel 2017, 25.1% nel 2016.

E que­ste so­no le buo­ne no­ti­zie. Co­me sot­to­li­nea Col­di­ret­ti nel com­men­ta­re i da­ti dell’isti­tu­to di sta­ti­sti­ca, «la pun­ta dell’ice­berg del­la si­tua­zio­ne di di­sa­gio in Ita­lia so­no i 2,7 mi­lio­ni di per­so­ne che nel 2017 so­no sta­ti ad­di­rit­tu­ra co­stret­ti a chie­de­re aiu­to per il ci­bo da man­gia­re».

E poi ol­tre 3 mi­lio­ni di la­vo­ra­to­ri - ma si ar­ri­va a 5,2 mi­lio­ni se si con­si­de­ra il red­di­to an­nua­le in­ve­ce di quel­lo men­si­le - e 2,2 mi­lio­ni di fa­mi­glie ri­sul­ta­no po­ve­re no­no­stan­te al­me­no un com­po­nen­te sia oc­cu­pa­to.

C’è poi il ca­pi­to­lo che ri­guar­da gli over 65. Tra quel­li che vi­vo­no da so­li, uno su quat­tro è a ri­schio po­ver­tà (con il da­to in au­men­to: era il 24% nel 2016, è di­ven­ta­to il 24,7% nel 2017) e uno su tre a ri­schio po­ver­tà o esclu­sio­ne so­cia­le.

AS­SI­STEN­ZA

Per Ue­coop - l’Unio­ne eu­ro­pea del­le coo­pe­ra­ti­ve - l’au­men­to de­gli over 65 in dif­fi­col­tà è se­gno di una «di­na­mi­ca pre­oc­cu­pan­te, an­che in re­la­zio­ne a fe­no­me­ni di esclu­sio­ne so­cia­le che ten­do­no a col­pi­re le fa­sce d’età più de­bo­li dal pun­to di vi­sta eco­no­mi­co, con pe­san­ti ri­per­cus­sio­ni an­che sul­la pos­si­bi­li­tà di ri­ce­ve­re cu­re e as­si­sten­za in ca­so di bi­so­gno».

Il cam­mi­no per re­cu­pe­ra­re il ter­re­no per­du­to è in­som­ma ini­zia­to ma an­co­ra mol­to lun­go e in­si­dio­so. Se le pre­mes­se eco­no­mi­che di que­sto 2018 do­ves­se­ro es­se­re con­fer­ma­te, po­trem­mo as­si­ste­re a una tri­ste re­tro­mar­cia.

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