Se imi­tia­mo Em­ma­nuel fi­nia­mo ma­le

Libero - - Primo Piano - PAO­LO BECCHI

Men­tre nel no­stro Pae­se le pri­me pa­gi­ne dei gior­na­lo­ni so­no oc­cu­pa­te dai “nu­me­ri­ni” del Pd e da quel­li del­la ma­no­vra, in Fran­cia è scop­pia­ta la ri­vol­ta. E la pro­te­sta si è este­sa al Bel­gio e all’Olan­da, an­che se in for­ma mol­to più con­te­nu­ta. Da noi nes­su­no ne par­la, sal­vo qual­che tra­fi­let­to con fo­to ri­cor­do dei “gi­let gialli”. E quel­lo che più di­spia­ce è che nes­sun mes­sag­gio di so­li­da­rie­tà sia ar­ri­va­to dal­la Le­ga e/o dal M5s, a co­lo­ro che stan­no giu­sta­men­te pro­te­stan­do, chie­den­do le di­mis­sio­ni del go­ver­no e di Ma­cron.

Nes­su­no da noi si ac­cor­ge che sia­mo di fron­te ad una ve­ra e pro­pria in­sur­re­zio­ne po­po­la­re, spon­ta­nea, che ha sca­te­na­to una vio­len­za e scon­tri sen­za pre­ce­den­ti nel do­po­guer­ra. Già quat­tro mor­ti, cen­ti­na­ia di fe­ri­ti (più di 400 soltanto il 17 no­vem­bre scor­so). Il “Mag­gio fran­ce­se” non reg­ge nep­pu­re lon­ta­na­men­te il con­fron­to. E non è fi­ni­ta. Og­gi so­no pre­vi­ste nuo­ve ma­ni­fe­sta­zio­ni po­po­la­ri con un di­spie­ga­men­to di for­ze di si­cu­rez­za ec­ce­zio­na­le: 65.000 so­no le uni­tà mo­bi­li­ta­te di po­li­zia e gen­dar­me­ria, e non si esclu­de nei pros­si­mi gior­ni per­si­no la pro­cla­ma­zio­ne dell’état de siè­ge, con l’in­ter­ven­to dell’eser­ci­to per se­da­re la ri­vol­ta, il che si­gni­fi­che­reb­be che la Fran­cia sta en­tran­do in un pro­ces­so ri­vo­lu­zio­na­rio.

Non è, si­gno­ri e si­gno­re, ora di chie­der­si per­ché? Che co­sa sta ac­ca­den­do? Ri­co­min­cia­mo dall’Ita­lia. Da noi è na­to il pri­mo go­ver­no so­vra­ni­sta, da una ine­di­ta al­lean­za tra istan­ze iden­ti­ta­rie e na­zio­na­li di “de­stra” e quel­le so­li­da­ri­sti­che ti­pi­che del­la vec­chia “si­ni­stra”. In Fran­cia que­sta al­lean­za non è sta­ta pos­si­bi­le: la de­stra le­pe­ni­sta e la si­ni­stra di Mé­len­chon non si so­no in­con­tra­te, for­se per­ché en­tram­be so­no ri­ma­ste fer­me ai vec­chi sche­mi che da noi so­no sta­ti fe­li­ce­men­te su­pe­ra­ti. E co­sì, con­tro il go­ver­no Ma­cron, il po­po­lo è in­sor­to spon­ta­nea­men­te e sen­za gui­da. Per­ché la ri­vol­ta di og­gi è una ri­vol­ta con­tro un go­ver­no che non rap­pre­sen­ta più nes­su­no, è la ri­vol­ta di un po­po­lo pri­vo di rap­pre­sen­tan­ti con­tro le éli­tes, la più pu­ra del­le ri­vol­te po­pu­li­ste.

Chi è al­lo­ra il “ma­la­to d’Eu­ro­pa”? Cer­to non l’Ita­lia so­vra­ni­sta, che è riu­sci­ta ad espri­me­re la vo­lon­tà del suo po­po­lo at­tra­ver­so una nuo­va for­ma di po­li­ti­ca so­vra­ni­sta. Il ma­la­to è la Fran­cia di Ma­cron, la Fran­cia il cui po­po­lo è do­vu­to scen­de­re in piaz­za, fa­re le bar­ri­ca­te e mo­ri­re, per di­re fi­nal­men­te no a un go­ver­no di bu­ro­cra­ti, al­la vec­chia po­li­ti­ca, a que­sta Unio­ne eu­ro­pea, di cui Ma­cron è uno dei mas­si­mi espo­nen­ti.

Ma Sal­vi­ni e Di Ma­io de­vo­no sta­re at­ten­ti e non pie­gar­si all’Unio­ne eu­ro­pea, pro­prio ora che è estre­ma­men­te debole. E non de­vo­no di­men­ti­ca­re che Ma­cron ha il Pae­se in fiam­me per una ri­vol­ta in­ne­sca­ta dal­la tas­sa “am­bien­ta­li­sta” sul car­bu­ran­te. Non sem­bra quin­di una fi­ga­ta met­te­re l’“eco tas­sa” sul­le au­to a ben­zi­na e die­sel.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.