La brut­ta fi­ne dei bim­bi ab­ban­do­na­ti

Tre­mi­la pic­co­li non ri­co­no­sciu­ti ogni an­no. Di que­sti so­lo 400 so­no la­scia­ti ne­gli ospe­da­li do­ve pos­so­no ave­re una se­con­da chan­ce

Libero - - Da Prima Pagina - AZ­ZUR­RA NOEMI BARBUTO

Su 550mi­la bam­bi­ni, so­no cir­ca 400 ogni an­no quel­li ri­fiu­ta­ti al­la na­sci­ta e per que­sto ab­ban­do­na­ti ne­gli ospe­da­li del­la no­stra pe­ni­so­la. Nel 62,5% si trat­ta di figli di don­ne stra­nie­re, che scel­go­no il par­to se­gre­to, os­sia in ano­ni­ma­to, pre­vi­sto dal Dpr 369 del 2000: met­to­no al mon­do il pic­co­lo in cli­ni­ca e poi lo af­fi­da­no al Tri­bu­na­le dei mi­no­ri, che av­vie­rà le pro­ce­du­re per l’ado­zio­ne, ga­ran­ten­do il pri­ma pos­si­bi­le al neo­na­to una fa­mi­glia che lo ac­col­ga con amo­re. Le ma­dri tor­ne­ran­no a ca­sa sen­za il lo­ro bim­bo, ma al­me­no que­st’ul­ti­mo sa­rà al si­cu­ro. Il da­to al­lar­man­te ri­guar­da in­ve­ce i par­ti che non rien­tra­no in que­sta pro­ce­du­ra, os­sia quel­li clan­de­sti­ni, che non av­ven­go­no all’in­ter­no del­le strut­tu­re ospe­da­lie­re, cui può se­gui­re l’ab­ban­do­no. Se­con­do una sta­ti­sti­ca del­la So­cie­tà Ita­lia­na di Neo­na­to­lo­gia ri­sa­len­te al 2012, i neo­na­ti non ri­co­no­sciu­ti, i co­sid­det­ti figli di “en­ne en­ne” (ge­ni­to­re che non in­ten­de es­se­re no­mi­na­to), sa­reb­be­ro ad­di­rit­tu­ra 3000 ogni 12 me­si, nel 73% dei ca­si le ma­dri so­no ita­lia­ne, per il re­sto stra­nie­re, so­prat­tut­to tra i 20 ed i 40 an­ni.

NASCITE SPERICOLATE

Sol­tan­to 400 di que­sti in­fan­ti a cui è ne­ga­ta per­si­no la pri­ma ca­rez­za o la pri­ma pop­pa­ta ven­go­no la­scia­ti ne­gli ospe­da­li in cui na­sco­no. Ine­vi­ta­bi­le chie­der­si co­sa ne sia de­gli al­tri 2600. Non di ra­do es­si so­no par­to­ri­ti in ca­sa con tut­ti i ri­schi che ne de­ri­va­no sia per la mam­ma che per il bim­bo, ven­go­no uc­ci­si o in­fi­la­ti in bu­ste di pla­sti­ca, av­vol­ti in strac­ci, e pog­gia­ti sul mar­cia­pie­de, o nel­le aiuo­le, o ad­di­rit­tu­ra accanto ai cas­so­net­ti dell’im­mon­di­zia, con la spe­ran­za che qual­che pas­san­te si ac­cor­ga del­la lo­ro pre­sen­za. Pur­trop­po, non è dif­fi­ci­le che ciò ac­ca­da quan­do or­mai è trop­po tar­di, os­sia al­lor­ché lo sta­to di sa­lu­te è or­mai com­pro­mes­so in mo­do ir­re­ver­si­bi­le o il pic­co­lo si è già spen­to do­po pian­ti di­spe­ra­ti e ter­ri­bi­li pa­ti­men­ti. Co­me è ac­ca­du­to lo scor­so ago­sto a Ter­ni, do­ve un neo­na­to sen­za vi­ta è sta­to tro­va­to den­tro una bu­sta di pla­sti­ca nel par­cheg­gio at­ti­guo ad un su­per­mer­ca­to. L’au­top­sia ha ac­cer­ta­to che il be­bè, il qua­le ave­va an­co­ra at­tac­ca­ta la pla­cen­ta ed è de­ce­du­to per asfis­sia, era vi­vo nel mo­men­to in cui è sta­to po­sto sul ter­re­no dal­la sua mam­ma, una ven­ti­set­ten­ne in con­di­zio­ni di di­sa­gio eco­no­mi­co e già ma­dre di una bam­bi­na di 2 an­ni.

La don­na ha rac­con­ta­to di ave­re na­sco­sto al com­pa­gno la gra­vi­dan­za e di ave­re par­to­ri­to nel ba­gno di ca­sa, sen­za al­cun ti­po di as­si­sten­za. Su­bi­to do­po la gio­va­ne ha chiu­so nel por­ta­ba­ga­gli del­la sua au­to il fi­glio e si è re­ca­ta con l’uo­mo a fa­re la spesa. Una sor­te me­no spie­ta­ta è toc­ca­ta al bim­bo di due me­si ab­ban­do­na­to pres­so l’ospe­da­le Gio­van­ni XXIII di Ba­ri nel no­vem­bre scor­so, pro­ba­bil­men­te per via del­la ma­lat­tia me­ta­bo­li­ca e dei pro­ble­mi car­dia­ci che gli so­no sta­ti dia­gno­sti­ca­ti fin dal­la na­sci­ta e che per la cop­pia di ro­me­ni che lo ha mes­so al mon­do avreb­be­ro ri­chie­sto un im­pe­gno eco­no­mi­co non so­ste­ni­bi­le. È sta­to get­ta­to in un vi­co­lo del pie­no cen­tro di Bre­scia, av­vol­to in una co­per­ti­na az­zur­ra, a mag­gio scor­so un in­fan­te di po­chi gior­ni. La ma­dre è sta­ta su­bi­to in­di­vi­dua­ta dal­la po­li­zia gra­zie ad al­cu­ni in­di­zi e all’ana­li­si dei fil­ma­ti del­le telecamere di sor­ve­glian­za. Si trat­ta di una si­gno­ra ma­roc­chi­na di 42 an­ni, mam­ma di al­tri 5 figli. Non so­lo per stra­da o nel­le cli­ni­che, pro­prio co­me ac­ca­de­va in pas­sa­to, i neo­na­ti ven­go­no de­po­si­ta­ti an­che nel­la co­sid­det­ta “ruo­ta del­la vi­ta”, ri­pri­sti­na­ta in al­cu­ni con­ven­ti, co­me quel­lo di San Fran­ce­sco da Paola, a Mo­no­po­li (Ba­ri), do­ve a feb­bra­io scor­so un bim­bet­to di 3 o 4 gior­ni è sta­to af­fi­da­to al­le cu­re dei fra­ti.

LE “CULLE PER LA VI­TA”

La ruo­ta era sta­ta riat­ti­va­ta so­lo due me­si pri­ma in se­gui­to al tra­pas­so di una neo­na­ta ada­gia­ta al suo­lo, mor­ta per il fred­do e la fa­me. Per evi­ta­re epi­lo­ghi di que­sto ti­po, so­no sta­te crea­te le “culle per la vi­ta”, ver­sio­ne mo­der­na del­la me­die­va­le “ruo­ta de­gli espo­sti”. Si trat­ta di una strut­tu­ra con­ce­pi­ta pro­prio per con­sen­ti­re al­le ge­ni­tri­ci in dif­fi­col­tà di la­scia­re i neo­na­ti sen­za ri­schi per la lo­ro in­co­lu­mi­tà e in as­so­lu­to ano­ni­ma­to. Le culle, spar­se su tut­to il ter­ri­to­rio na­zio­na­le, so­no do­ta­te di ri­scal­da­men­to e chiu­su­re di si­cu­rez­za, inol­tre il pre­si­dio è con­trol­la­to 24 ore su 24.

Non possiamo conoscere e giu­di­ca­re i mo­ti­vi che spin­ga­no una ma­dre a ri­fiu­ta­re il pic­co­lo che ha por­ta­to in grem­bo per no­ve me­si. Non vi è dub­bio che si trat­ti di una scel­ta do­lo­ro­sa. E nes­su­no ha il di­rit­to di met­ter­ci il bec­co. Tut­ta­via ri­sul­ta de­plo­re­vo­le ed inac­cet­ta­bi­le che i bam­bi­ni ven­ga­no but­ta­ti via co­me fos­se­ro ro­ba vec­chia pro­prio nel mo­men­to in cui so­no più de­li­ca­ti e iner­mi, os­sia al­la na­sci­ta, in­ve­ce che es­se­re con­se­gna­ti nel­le ma­ni di chi po­treb­be pro­teg­ger­li. Ba­ste­reb­be che le don­ne ri­cor­res­se­ro di più a que­gli stru­men­ti, pu­re pre­vi­sti dal­la leg­ge, co­me il par­to in ano­ni­ma­to in ospe­da­le, vol­ti a tu­te­la­re la vi­ta di mam­ma e neo­na­to. Inol­tre, stu­pi­sce che si­gno­ri e si­gno­re del nuo­vo mil­len­nio non ab­bia­no an­co­ra ca­pi­to che per evi­ta­re gra­vi­dan­ze in­de­si­de­ra­te ba­ste­reb­be ri­cor­re­re all’uso del pre­ser­va­ti­vo. Per­ché abor­to, ab­ban­do­no e in­fan­ti­ci­dio non so­no mi­su­re an­ti­con­ce­zio­na­li.

La cul­la del­la vi­ta dell’ospe­da­le Man­gia­gal­li di Mi­la­no do­ve le mam­me pos­so­no la­scia­re i lo­ro pic­co­li in as­so­lu­to ano­ni­ma­to e in si­cu­rez­za

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