Le telecamere ne­gli asi­li so­no ne­ces­sa­rie

La de­nun­cia del­la Giam­man­co (Fi): «La nor­ma pas­sa­ta al­la Ca­me­ra è trop­po blan­da per­ché ren­de fa­col­ta­ti­vi e non ob­bli­ga­to­ri gli im­pian­ti». Im­po­nia­mo­li per leg­ge e su­bi­to

Libero - - Da Prima Pagina - RE­NA­TO FA­RI­NA

Telecamere, telecamere! Leg­ge, si ap­pro­vi la leg­ge! Met­tia­mo­le lì – è il co­ro una­ni­me -, do­ve le crea­tu­re so­no più in­di­fe­se e non han­no vo­ce. Co­min­cia­mo a piaz­zar­le ne­gli asi­li che sia­no ni­di e non ta­ne, e nel­le scuo­le ma­ter­ne, per­ché non sia­no ma­tri­gne. Poi si pas­se­rà agli ospi­zi. Sol­lie­vo. An­che il Cor­rie­re è d’ac­cor­do. E co­me Li­be­ro ri­fe­ri­sce che una nor­ma su mi­su­ra del­le esi­gen­ze di si­cu­rez­za de­gli iner­mi è già sta­ta ap­pro­va­ta dal­la Ca­me­ra e aspet­ta il sì del Se­na­to, dun­que si fac­cia in fret­ta. È ur­gen­te: che la si ap­pro­vi in si­gni­fi­ca­ti­va con­tem­po­ra­nei­tà con la ri­for­ma del­la le­git­ti­ma di­fe­sa. Il gri­do si è fat­to uni­ver­sa­le. Be­ne, mol­to be­ne. In teo­ria pe­rò. In pra­ti­ca ma­le, ma­lis­si­mo. Per­ché il gri­do ri­schia di ge­ne­ra­re una gri­da man­zo­nia­na, che tuo­na inu­til­men­te, sod­di­sfa i le­gu­lei, ma ser­ve da spec­chiet­to per fre­ga­re le al­lo­do­le, in que­sto ca­so, re­stan­do al­la me­ta­fo­ra or­ni­to­lo­gi­ca, i nostri pas­se­rot­ti o pul­ci­ni che avreb­be­ro per di­fe­sa una co­raz­za di car­ta ve­li­na.

PRO­PO­SI­TI DISATTESI

«Non è un pe­ri­co­lo, ma una cer­tez­za: se non si cambia ra­di­cal­men­te il te­sto ap­pro­va­to a Mon­te­ci­to­rio, en­tre­rà in vi­go­re il nul­la», di­ce la se­na­tri­ce Ga­briel­la Giam­man­co (For­za Ita­lia). È lei che die­ci an­ni fa in­tro­dus­se una te­na­ce bat­ta­glia al­la Ca­me­ra per la vi­deo sor­ve­glian­za ob­bli­ga­to­ria ne­gli asi­li. In que­sto 2019 è sta­ta no­mi­na­ta re­la­tri­ce del prov­ve­di­men­to ora in­car­di­na­to a Pa­laz­zo Ma­da­ma. Scan­di­sce: «Non mi fa­rò com­pli­ce di una tur­lu­pi­na­tu­ra. Ne ho già par­la­to a Sal­vi­ni in quan­to mi­ni­stro dell’In­ter­no, e cre­do ne ab­bia pre­so buo­na no­ta». An­che noi.

Car­ta can­ta, an­zi sto­na: que­sta sì me­ri­te­reb­be il no­me di leg­ge-truf­fa, al­tro che quel­la co­sì bat­tez­za­ta da Pa­jet­ta ne­gli an­ni ’50 a pro­po­si­to del pre­mio di mag­gio­ran­za elettorale. L’ar­ti­co­la­to è fat­to ap­po­sta per sem­pli­fi­ca­re la vi­ta ai ma­scal­zo­ni che ope­ra­no nell’om­bra, e ren­de­re im­pos­si­bi­li le buo­ne in­ten­zio­ni. In­fat­ti la rie­la­bo­ra­zio­ne fir­ma­ta dal­la Com­mis­sio­ne Af­fa­ri Co­sti­tu­zio­na­li di Mon­te­ci­to­rio ca­po­vol­ge let­te­ral­men­te il sen­so del­la pro­po­staGiam­man­co de­po­si­ta­ta nel 2009 :

1) Non pre­ve­de l’in­stal­la­zio­ne ob­bli­ga­to­ria di telecamere, ma ne ren­de fa­col­ta­ti­vo l’uso per gli isti­tu­ti e gli en­ti che ne chie­da­no l’im­pie­go. Fa­col­ta­ti­vo non ob­bli­ga­to­rio! Cioè non si fa. E se qual­cu­no osas­se in­tra­pren­de­re la gim­ca­na dei per­mes­si, ci sa­reb­be­ro al­la fi­ne bam­bi­ni pri­vi­le­gia­ti ai qua­li de­di­ca­re stru­men­ti di de­ter­ren­za ai mal­trat­ta­men­ti; o – sul ver­san­te adul­to – mae­stri e in­ser­vien­ti tu­te­la­ti da even­tua­li mal­di­cen­ze e ca­lun­nie. E al­tre crea­tu­re che con­ti­nue­reb­be­ro in­ve­ce a es­se­re espo­ste a pos­si­bi­li “so­praf­fa­zio­ni si­ste­ma­ti­che” (de­fi­ni­zio­ne da­ta dal Gip di Vel­le­tri al­le pra­ti­che edu­ca­ti­ve nell’asi­lo di Aric­cia): non si ca­pi­sce in ba­se a qua­li di­scri­mi­na­zio­ni e di cer­to con­trad­di­cen­do l’ar­ti­co­lo 3 del­la Co­sti­tu­zio­ne che ga­ran­ti­sce l’ugua­glian­za di ogni cit­ta­di­no.

2)La tra­fi­la per ot­te­ne­re que­sta fa­col­tà è com­pli­ca­ta. Ri­chie­de au­to­riz­za­zio­ni di ogni ge­ne­re, non­ché il per­mes­so dei sin­da­ca­ti. (De­du­cia­mo sia­no i sin­da­ca­ti de­gli in­se­gnan­ti e dei di­ri­gen­ti sco­la­sti­ci, per­ché non ci ri­sul­ta che i bam­bi­ni si sia­no do­ta­ti di una lo­ro Cgil).

3)La ra­gio­ne­ria del­la Sta­to ha già fat­to pre­sen­te che tan­to non se ne fa­rà nul­la: man­ca­no i sol­di per un in­ve­sti­men­to in que­sto campo. In­som­ma: la leg­ge ren­de­reb­be fa­col­ta­ti­vo il pe­sta­re l’ac­qua in un mor­ta­io.

SUG­GE­RI­MEN­TI

Al­lo­ra che si fa? Un pa­io di idee. Ren­de­re obbligatorie le telecamere per leg­ge mo­di­fi­can­do la nor­ma al Se­na­to, se­con­do buon sen­so e un mi­ni­mo di de­cen­za. Re­pe­ri­re le po­che de­ci­ne di mi­lio­ni di eu­ro ne­ces­sa­ri li­man­do­li da spe­se cor­ren­ti inu­ti­li, o ma­ga­ri dal te­so­ret­to as­sur­do del red­di­to di cit­ta­di­nan­za. Pro­po­nen­do spon­so­riz­za­zio­ni del­la si­cu­rez­za da par­te di dit­te che fab­bri­ca­no me­ren­di­ne e ro­be si­mi­li, che già in­cas­sa­no dall’in­fan­zia mi­liar­di a pa­la­te.

Ma che i de­na­ri si deb­ba­no tro­va­re è fuor di dub­bio. Noi non mol­lia­mo.

(Ci so­no sta­te os­ser­va­zio­ni sen­sa­te a pro­po­si­to dell’uso di telecamere di con­trol­lo. Una è pre­li­mi­na­re. Non è da in­ten­der­si co­me una cri­mi­na­liz­za­zio­ne di una ca­te­go­ria be­ne­me­ri­ta, qua­li cer­to so­no le per­so­ne che si de­di­ca­no ai moc­cio­si. Va­le lo stes­so cri­te­rio per cui so­no do­ta­ti di ag­geg­gi di vi­deo­re­gi­stra­zio­ne i po­li­ziot­ti ame­ri­ca­ni. Di cer­to, inol­tre, chi può ve­de­re le re­gi­stra­zio­ni de­ve es­se­re no­mi­na­to dall’au­to­ri­tà e ave­re vin­co­li di ri­ser­va­tez­za ri­go­ro­si. Ma non si agi­ti­no scu­se se­con­da­rie per im­pe­di­re l’in­di­riz­zo prin­ci­pa­le, su cui c’è scrit­to: pri­ma i bam­bi­ni, poi il re­sto del mon­do).

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