«L’Ame­ri­ca ac­co­glie tan­ti Non la fec­cia clan­de­sti­na»

Libero - - Esteri -

Sta­se­ra vi par­lo per­ché c'è una cre­scen­te cri­si uma­ni­ta­ria e di si­cu­rez­za al con­fi­ne me­ri­dio­na­le. Ogni gior­no, agen­ti del­la do­ga­na e del­la po­li­zia di fron­tie­ra han­no a che fa­re con mi­glia­ia di im­mi­gra­ti clan­de­sti­ni che cer­ca­no di en­tra­re nel no­stro pae­se. Non ci ba­sta lo spa­zio per te­ner­li, e non ab­bia­mo mo­do di ri­man­dar­li im­me­dia­ta­men­te a ca­sa nel lo­ro pae­se.

L’Ame­ri­ca ac­co­glie con or­go­glio mi­lio­ni di im­mi­gran­ti le­ga­li che ar­ric­chi­sco­no la no­stra so­cie­tà e con­tri­bui­sco­no al­la no­stra na­zio­ne. Ma tut­ti gli ame­ri­ca­ni so­no fe­ri­ti dall’im­mi­gra­zio­ne in­con­trol­la­ta e il­le­ga­le. Es­sa met­te a du­ra pro­va le ri­sor­se pub­bli­che e ri­du­ce i po­sti di la­vo­ro e i sa­la­ri. Tra quel­li più du­ra­men­te col­pi­ti ci so­no gli afro-ame­ri­ca­ni e gli ispa­ni­ci.

Il no­stro con­fi­ne me­ri­dio­na­le è un con­dot­to per enor­mi quan­ti­tà di dro­ghe il­le­ga­li, tra cui me­tan­fe­ta­mi­ne, eroi­na, co­cai­na. Ogni set­ti­ma­na, 300 nostri con­cit­ta­di­ni ven­go­no uc­ci­si so­lo dall’eroi­na, che per il 90% at­tra­ver­sa il con­fi­ne me­ri­dio­na­le. Più ame­ri­ca­ni mo­ri­ran­no di dro­ga que­st'an­no ri­spet­to a quan­ti so­no sta­ti uc­ci­si in tut­ta la guer­ra del Viet­nam. Ne­gli ul­ti­mi due an­ni, so­no sta­ti fat­ti 266.000 ar­re­sti di stra­nie­ri con pre­ce­den­ti pe­na­li, com­pre­si quel­li ac­cu­sa­ti o con­dan­na­ti per 100.000 ag­gres­sio­ni, 30.000 cri­mi­ni ses­sua­li e 4.000 omi­ci­di. Nel cor­so de­gli an­ni, mi­glia­ia di ame­ri­ca­ni so­no sta­ti bru­tal­men­te uc­ci­si da co­lo­ro che so­no entrati il­le­gal­men­te nel no­stro pae­se e mi­glia­ia di al­tre vi­te an­dran­no per­se se non in­ter­ve­nia­mo ora. Que­sta è una cri­si uma­ni­ta­ria una cri­si del cuo­re e una cri­si dell'ani­ma.

Il mese scor­so, 20.000 bam­bi­ni so­no sta­ti por­ta­ti il­le­gal­men­te ne­gli Sta­ti Uni­ti - un au­men­to dram­ma­ti­co. Que­sti bam­bi­ni so­no sfrut­ta­ti da nuo­vi schia­vi­sti da ban­de spie­ta­te. Una don­na su tre vie­ne vio­len­ta­ta du­ran­te il pe­ri­co­lo­so viag­gio at­tra­ver­so il Mes­si­co. Le don­ne e i bam­bi­ni so­no di gran lun­ga le mag­gio­ri vit­ti­me di que­sto no­stro si­ste­ma che non fun­zio­na.

Que­sta è la tra­gi­ca real­tà dell’im­mi­gra­zio­ne clan­de­sti­na at­tra­ver­so il con­fi­ne me­ri­dio­na­le. Que­sto è il ci­clo del­la sof­fe­ren­za uma­na al qua­le io so­no de­ter­mi­na­to a por­re fi­ne.

La mia am­mi­ni­stra­zio­ne ha pre­sen­ta­to al Con­gres­so una pro­po­sta det­ta­glia­ta per pro­teg­ge­re il con­fi­ne e fer­ma­re le ban­de cri­mi­na­li, i traf­fi­can­ti di dro­ga e i traf­fi­can­ti di es­se­ri uma­ni. È un pro­ble­ma tre­men­do. La no­stra pro­po­sta è sta­ta svi­lup­pa­ta da pro­fes­sio­ni­sti del­le for­ze dell’or­di­ne e agen­ti di fron­tie­ra pres­so il Di­par­ti­men­to del­la Ho­me­land Se­cu­ri­ty. (...) La pro­po­sta com­pren­de tec­no­lo­gie all’avan­guar­dia per il ri­le­va­men­to di dro­ghe, ar­mi, con­trab­ban­do il­le­ga­le e mol­te al­tre co­se. Ab­bia­mo ri­chie­sto più agen­ti, più giu­di­ci e più po­sti let­to per ave­re il tem­po di ge­sti­re la for­te cre­sci­ta nel­la im­mi­gra­zio­ne il­le­ga­le che è ali­men­ta­ta dal­la no­stra eco­no­mia mol­to for­te. Il no­stro pia­no con­tie­ne an­che una ri­chie­sta ur­gen­te di as­si­sten­za uma­ni­ta­ria e sup­por­to me­di­co. (...)

In­fi­ne, co­me par­te di un ap­proc­cio ge­ne­ra­le al­la si­cu­rez­za del­le fron­tie­re, i pro­fes­sio­ni­sti del­le for­ze dell’or­di­ne han­no ri­chie­sto 5,7 mi­liar­di di dol­la­ri per una bar­rie­ra fi­si­ca. Su ri­chie­sta dei de­mo­cra­ti­ci, sa­rà una bar­rie­ra d'ac­cia­io piut­to­sto che un mu­ro di ce­men­to. Que­sta bar­rie­ra è as­so­lu­ta­men­te fon­da­men­ta­le per la si­cu­rez­za del­le fron­tie­re. (...)

Il mu­ro di con­fi­ne si pa­ghe­reb­be mol­to ra­pi­da­men­te. Il co­sto del­le dro­ghe il­le­ga­li su­pe­ra i 500 mi­liar­di di dol­la­ri all’an­no, mol­to più dei 5,7 mi­liar­di che ab­bia­mo ri­chie­sto al Con­gres­so. Il mu­ro sa­rà an­che pa­ga­to, in­di­ret­ta­men­te, dal nuo­vo gran­de ac­cor­do com­mer­cia­le che ab­bia­mo sti­pu­la­to con il Mes­si­co. Il se­na­to­re Chuck Schu­mer ha so­ste­nu­to ri­pe­tu­ta­men­te una bar­rie­ra fi­si­ca in pas­sa­to, in­sie­me a mol­ti al­tri de­mo­cra­ti­ci. Han­no cam­bia­to idea so­lo do­po che io so­no sta­to elet­to Pre­si­den­te.

I de­mo­cra­ti­ci al Con­gres­so han­no ri­fiu­ta­to di ri­co­no­sce­re la cri­si. E si so­no ri­fiu­ta­ti di for­ni­re ai nostri co­rag­gio­si agen­ti di fron­tie­ra gli stru­men­ti di cui han­no di­spe­ra­ta­men­te bi­so­gno per pro­teg­ge­re le no­stre fa­mi­glie e la no­stra na­zio­ne.

Il go­ver­no fe­de­ra­le ri­ma­ne chiu­so per una uni­ca ra­gio­ne: per­ché i de­mo­cra­ti­ci non fi­nan­zia­no la si­cu­rez­za del­le fron­tie­re.

La mia am­mi­ni­stra­zio­ne sta fa­cen­do tut­to ciò che è in no­stro po­te­re per aiu­ta­re chi è sta­to col­pi­to dal­la si­tua­zio­ne. Ma l’uni­ca so­lu­zio­ne è che i de­mo­cra­ti­ci ap­pro­vi­no una spesa che di­fen­da i nostri con­fi­ni e ria­pra il go­ver­no. (...). Il cuo­re dell'Ame­ri­ca si è spez­za­to il gior­no do­po Na­ta­le quan­do un gio­va­ne agente di po­li­zia in Ca­li­for­nia è sta­to sel­vag­gia­men­te as­sas­si­na­to a san­gue fred­do da un clan­de­sti­no, che ave­va ap­pe­na at­tra­ver­sa­to il con­fi­ne. La vi­ta di un eroe ame­ri­ca­no è sta­ta ru­ba­ta da qual­cu­no che non ave­va il di­rit­to di es­se­re nel no­stro pae­se.

Gior­no do­po gior­no, vi­te preziose ven­go­no ab­bre­via­te da co­lo­ro che han­no vio­la­to i nostri con­fi­ni. In Ca­li­for­nia, una ve­te­ra­na dell’Air For­ce è sta­ta stu­pra­ta e pic­chia­to a mor­te con un mar­tel­lo da un clan­de­sti­no con una lun­ga sto­ria cri­mi­na­le. In Geor­gia, uno stra­nie­ro il­le­ga­le è sta­to re­cen­te­men­te ac­cu­sa­to di omi­ci­dio per aver uc­ci­so, de­ca­pi­ta­to e smem­bra­to il suo vi­ci­no. (...) Ne­gli ul­ti­mi an­ni ho in­con­tra­to doz­zi­ne di fa­mi­glie i cui ca­ri so­no sta­ti strap­pa­ti lo­ro dall'im­mi­gra­zio­ne clan­de­sti­na. Ho te­nu­to le ma­ni del­le ma­dri pian­gen­ti e ho ab­brac­cia­to i pa­dri af­flit­ti dal do­lo­re. Co­sì tri­ste. Co­sì ter­ri­bi­le. Non di­men­ti­che­rò mai il do­lo­re nei lo­ro occhi, il tre­mi­to nel­le lo­ro vo­ci e la tri­stez­za che at­ta­na­glia le lo­ro ani­me. (...)

Quan­do ho pre­so il giu­ra­men­to da pre­si­den­te, ho giu­ra­to di pro­teg­ge­re il no­stro pae­se. Ed è quel­lo che fa­rò sem­pre

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