Via Ba­glio­ni, fa po­li­ti­ca non can­zo­ni

Pri­ma fa l’im­mi­gra­zio­ni­sta, poi scar­ta un te­sto dei New Trolls so­vra­ni­sta. Ep­pu­re la Rai la pa­ghia­mo tut­ti, non è di Clau­dio

Libero - - Da Prima Pagina - PAO­LO BECCHI GIU­SEP­PE PAL­MA

Ha ini­zia­to con la sol­fa im­mi­gra­zio­ni­sta, ha con­ti­nua­to con la cen­su­ra.

In una con­fe­ren­za-stam­pa dei gior­ni scor­si il di­ret­to­re ar­ti­sti­co del Fe­sti­val di San­re­mo 2019, Clau­dio Ba­glio­ni, ha spa­ra­to a ze­ro con­tro la po­li­ti­ca sull'im­mi­gra­zio­ne adot­ta­ta dal go­ver­no, con mar­ca­to ta­glio cri­ti­co con­tro il pu­gno du­ro di Sal­vi­ni. Chia­ro che il no­me del mi­ni­stro dell’in­ter­no non lo ha mai fat­to, ma il ri­fe­ri­men­to espli­ci­to al­la ge­stio­ne del te­ma im­mi­gra­zio­ne da par­te del go­ver­no si. Due più due fa quat- tro e pre­sto si è sca­te­na­ta la po­le­mi­ca.

È pur ve­ro che il fe­sti­val di San­re­mo è sem­pre sta­to ter­re­no di scon­tro po­li­ti­co, ma mai da par­te dei di­ret­to­ri ar­ti­sti­ci, che spes­so la­scia­va­no que­sto cam­po ai co­mi­ci. Chi non ri­cor­da i bei tem­pi di Gril­lo e Be­ni­gni? Bau­do re­sta­va super par­tes ma la sa­ti­ra si po­te­va espri­me­re li­be­ra­men­te. E i ber­sa­gli (...)

no­stri sa­cri­fi­ci so­no a ri­schio sai!».

Pa­ro­le di buon sen­so ma che il mon­dia­li­sta Ba­glio­ni non vuo­le che ven­ga­no can­ta­te dal pal­co dell’Ari­ston. Co­me se il Fe­sti­val fos­se suo, di­men­ti­can­do che gli ita­lia­ni pa­ga­no il ca­no­ne Rai nel­la bol­let­ta dell’ener­gia elet­tri­ca, col ri­schio di re­sta­re sen­za lu­ce se non pa­ga­no.

Ora viene da chie­der­si se la Rai deb­ba te­ner­si per for­za Ba­glio­ni. Man­ca­no più di tre set­ti­ma­ne al fe­sti­val, quin­di se­con­do noi si può an­co­ra in­ter­ve­ni­re. Gli ot­ti­mi Ma­gal­li e Bo­no­lis po­treb­be­ro sem­pre su­ben­tra­re al glo­ba­li­sta di por­ta por­te­se.

Dal pun­to di vi­sta giu­ri­di­co la so­lu­zio­ne è da­ta dall'ina­dem­pi­men­to con­trat­tua­le. Lo sco­po, cioè l’og­get­to del con­trat­to, è in que­sto ca­so una buo­na riu­sci­ta del fe­sti­val del­la can­zo­ne ita­lia­na. Non quel­lo di fa­re po­li­ti­ca coi sol­di del ca­no­ne.

La me­tà de­gli Ita­lia­ni, cioè quel­li che han­no vo­ta­to le at­tua­li for­ze po­li­ti­che che so­no al go­ver­no del Pae­se, pa­ga­no il ca­no­ne e han­no il di­rit­to di ascol­ta­re dal pal­co dell'Ari­ston can­zo­ni che ri­chia­mi­no l'in­te­res­se na­zio­na­le. Piac­cia­no o no al di­ret­to­re ar­ti­sti­co. Quan­do Mi­la­no era sot­to la do­mi­na­zio­ne au­stria­ca, Ales­san­dro Man­zo­ni po­te­va scri­ve­re “Mar­zo 1821” e ospi­ta­re in ca­sa pa­trio­ti e carbonari. Do­ve­va­mo aspet­ta­re il po­li­ti­ca­men­te cor­ret­to e il glo­ba­li­smo sfre­na­to per as­sa­po­ra­re il gu­sto ama­ro del­la dit­ta­tu­ra. Ca­ro Ba­glio­ni, ti pre­fe­ri­va­mo con la ma­gliet­ta fi­na e ac­coc­co­la­to ad ascol­ta­re il ma­re, ma dal­la par­te di So­ros pro­prio non ce lo aspet­ta­va­mo. Lon­ta­ni i tem­pi di «ca­ro Ge­sù, Giu­sep­pe e Ma­ria sia­te la sal­vez­za dell'ani­ma mia...».

Clau­dio Ba­glio­ni

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.