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I grillini a Salvini: «Fuori le palle» E lui scoppia: «Tappatevi la bocca»

I Cinquestel­le insistono ancora sul caso Siri: «Il ministro trovi il coraggio di cacciarlo subito» Matteo esasperato: «È l’ultimo avviso, basta attacchi, tornate a lavorare e tagliate le tasse»

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Dal caso Siri alla riduzione delle tasse per le famiglie. Lo scontro (verbale) tra gli alleati di governo gialloverd­e non conosce soste. Se ne giorni scorsi sulla cronaca dominava il botta e risposta, ieri è ritornato alla ribalta il caso del sottosegre­tario alle Infrastrut­ture, indagato per presunta corruzione dalla Procura di Roma.

E a darsele di santa ragione sono stati i due pesi massimi, i vicepresid­enti del Consiglio, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, impegnati in un confronto a distanza tra palchi elettorali (a Perugia per Salvini), e comparsate in tv, Di Maio.

E proprio il leader grillino ha rispolvera­to le dimissioni di Siri, alzando il livello dello scontro: mercoledì dopo quasi una settimana di confronti a distanza entrambi si troveranno al piano nobile di Palazzo Chigi. E il probabile Consiglio dei ministri offrirà l’occasione. I grillini insistono sulle dimissioni del sottosegre­tario leghista indagato. Ma adesso appaiono meno propensi alla rottura. «Io non solleverò nessuna crisi», mette le mani avanti Di Maio a In mezz’ora in più su Rai3. Salvo punzecchia­re gli alleati leghisti: «Di crisi di governo, se vogliono farlo loro, l’ultimo che ha sollevato una crisi su un indagato è Mastella». Salvini - dall’Umbria - ribadisce che i processi non si fanno in piazza. «I processi in Italia si fanno in tribunale e non in piazza. Funziona così in democrazia», ribatte il ministro degli Interni, alla sollecitaz­ione del M5S ad avere «le palle per far dimettete il sottosegre­tario Siri». Salvo poi in serata ammonire: «A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. È l’ultimo avviso». Ribatte Di Maio: «Penso che il governo debba andare avanti. Con la corruzione però non ci si tappa la bocca. Si chiede alle persone di mettersi in panchina», taglia corto parlando a“Non è l’arena”. aveva messo a bilancio 7,1 miliardi (5,6 per gli 8 mesi 2019). Invece dei 1,3 milioni di potenziali nuclei familiari aventi diritto l’Inps ha raccolto “solo” 1 milione e 16.977 domande (al 30 aprile).

Negli ultimi giorni in migliaia avrebbero già avanzato domanda per disdire la richiesta. Secondo Il Messaggero Caf e uffici Inps avrebbero intercetta­to un potenziale di 60/100mila procedure di disdetta. Vale a dire - in proiezione risparmi per oltre 1 miliardo di euro. Il problema è che la norma al momento non prevede la facoltà di rinunciarv­i. Ma entro metà maggio la dimentican­za verrà colmata. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico (ideatore del RdC), per il momento non si sbilancia. Solo qualche settimana fa Di Maio «aveva parlato di qualche centinaio di milioni di euro di risorse in eccesso». Stime prudenti. Se veramente le disdette piovessero e il Tesoro si trovasse in cassa 1 miliardo o più di minori spese previste per il Rdc, salterebbe­ro fuori i quattrini per un primo intervento

Il 27 gennaio erano saliti a bordo della nave Sea Watch per incontrare gli immigrati, in polemica con il ministro dell’Interno Matteo Salvini che si era opposto allo sbarco nel porto di Siracusa.

Ieri però i politici in missione anti-Lega hanno ricevuto dalla Capitaneri­a di Porto la notifica di una ammenda di 2mila euro: da Riccardo Magi, deputato di +Europa, all’azzurra Stefania Prestigiac­omo fino a Nicola Fratoianni (esponente della Sinistra). A bordo di un gommone, avevano raggiunto la nave ed erano poi saliti a bordo per effettuare un’ispezione. Un sopralluog­o irregolare secondo la Capitaneri­a, che contesta ai parlamenta­ri di essere saliti sulla nave prima che fosse eseguita la cosiddetta «libera pratica sanitaria».

Il deputato radicale Magi, in ogni caso, ha subito detto che non intende pagare un centesimo e che effettuerà ricorso contro la multa. «Siamo saliti sulla nave per esercitare la nostra funzione di sindacato ispettivo, che è una prerogativ­a parlamenta­re, e prima di sbarcare ci è stata fatta una visita medica. Al grave abuso del ministro che ha trattenuto per giorni sulla Sea Watch 47 persone, già provate dalle detenzione nei lager per le famiglie. La Lega aveva ipotizzato un aiuti ai nuclei con disabili e invalidi a carico. Pratica studiata dal fedelissim­o vicesegret­ario leghista, e ministro delle Famiglia, Lorenzo Fontana.

Tanto più che sarebbe difficile contestare pubblicame­nte - soprattutt­o i questa fase pre-elettorale - la volontà di Salvini di aiutare le famiglie. Di contro i grillini tutto vogliono tranne che farsi soffiare

L’auspicio di Magi è che «il ricorso diventi l’occaisone per accertare per via giudiziari­a se vi siano state omissioni e irregolari­tà da parte delle autorità». Nicola Fratoianni parla di «ottusità della burocrazia. Un ministro è sotto inchiesta per avere sequestrat­o una nail gruzzolett­o. E formalizza­re un parziale fallimento del Reddito.

Stando ai numeri dell’Inps il 13% dei nuclei ha ricevuto tra 40 e 100 euro mensili. Cifra che non cambia certo la vita. Ma che mette a rischio di maggiori controlli e di potenziali illeciti penali (fino a 6 anni di carcere). E le eventuali disdette sarebbero motivate proprio da una valutazion­e “rischio/beneficio”. Troppo pochi quattrini rispetto ai promessi 780 euro. ve. E cosa fa la Capitanier­ia del porto di Siracusa? Manda una multa a quei deputati che sono saliti a bordo, esercitand­o sempliceme­nte le prerogativ­e parlamenta­ri». A bordo della Sea Watch, insieme ai parlamenta­ri, erano saliti anche il sindaco di Siracusa Francesco Italia, la rappresent­ante di Sea Watch Giorgia Linardi e la referente di Mediterran­ea Alessandra Sciurba. Tutti multati. Il giorno successivo, arrivò la seconda «ispezione democratic­a» degli esponenti Pd Martina e Orfini. «È

I «multati» Magi e Fratoianni puntano entrambi il dito contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che già all’epoca dell’ispezione a bordo aveva replicato così: «Non rispettano le leggi e favoriscon­o l’immigrazio­ne clandestin­a» aveva detto il leader leghista. Dopo lo stop di Salvini, alla nave della ong era stato impedito di sbarcare fino all’accordo europeo di redistribu­zione in sette Paesi (Italia, Francia, Germania, Lussemburg­o, Portogallo, Romania e Malta). A quel punto, la nave era stata dirottata verso il porto di Catania, dove sono stati fatti scendere gli immigrati. Proprio sul caso Sea Watch, è ancora in corso l’istruttori­a del Tribunale dei Ministri sull’accusa di sequestro di persona nei confronti di Matteo Salvini.

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Libici e dalla traversata, se ne aggiunge uno ulteriore, piccolo e gratuito, al quale intendo oppormi ricorrendo in ogni sede». La delegazion­e di politici che il 27 gennaio 2019 è salita a bordo della Sea Watch
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