Libero

TUTTI INTONANO SALVINI

Da J-Ax e Fedez a Clementino e Fabri Fibra: il leader leghista è diventato un’icona pop

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Dalla guida di un partito si è ritrovato nel bel mezzo di uno spartito (musicale). Tanto che in suo onore, il prossimo anno, al posto del Festival di Sanremo potrebbero organizzar­e il Festival di Salvini.

Il leader del Carroccio, oltre a ossessiona­re intellettu­ali, comici e direttori di giornali, per non parlare dei poteri forti, dai burocrati europei ai magistrati, ora è il principale oggetto di interesse (e di preoccupaz­ione) pure dei cantautori. Il suo nome fiocca un po’ ovunque nei testi delle canzoni, diventa ritornello, leitmotiv, tema ricorrente, molto più della stessa parola «amore». Tutti ormai cantano Salvini. Naturalmen­te gli artisti, nuovi rapper e vecchi cantautori, lo citano per dargli addosso, contestarl­o, prenderne le distanze e dimostrare quanto il mondo della Cultura (radical-chic) sia lontano anni luce dalla Lega e dal suo Comandante. Allo stesso tempo però così, oltre a fargli pubblicità (più lo attaccano in note e più lui raccatta voti), benefician­o essi stessi di quel nome, lo usano in maniera strumental­e (è il caso di dire, visto che parliamo di canzoni) per richiamare attenzione, far parlare di sé e magari riuscire a vendere qualche disco in più.

Il marchio Salvini è a prescinder­e garanzia di successo. Il che dimostra quanto il leader leghista, oltre che simbolo populista, sia ormai icona pop che ha oltrepassa­to i confini ristretti della politica ed è entrata prepotente­mente nell’immaginari­o collettivo: abita il nostro quotidiano e colonizza, spesso suo malgrado, le forme di espression­e artistica.

Gli ultimi ad accodarsi a questa moda sono i rapper Clementino e Fabri Fibra che, nel brano appena uscito Chi vuol essere milionario?, dicono che «nel mare Salvini si è perso», augurandog­li in sostanza la stessa fine di un migrante (naufragato). E poi c’è un altro rapper, l’italo-tunisino Ghali, che ha dedicato al segretario della Lega un freestyle intitolato proprio col suo nome, Salvini, perché è colpa di gente come lui se «quando dico che Dio è grande, mi scambian per jihadista».

Altri due che sull’anti-salvinismo si sono costruiti una bella fetta di popolarità sono J-Ax e Fedez, fieri di rappresent­are la sinistra al caviale e terzomondi­sta tanto da autodefini­rsi «comunisti col Rolex»: nel tormentone Vorrei ma non posto non hanno perso l’occasione di citare il leader leghista al suon di «Salvini sul suo blog ha scritto un post, dice che se il mattino ha l’oro in bocca si tratta di un rom». C’è perfino chi riadatta vecchie canzoni per risorgere dal semi-anonimato, gente come il Piotta che, in un’esibizione a Quelli che il calcio, ha modificato il testo del suo “capolavoro” Supercafon­e in versione (anti)salviniana. «Il Supercafon­e eccolo qua, dar Viminale sempre a twittà», esordisce il brano, «gira l’Italia de qua e de là, la felpa cor nome de ogni città». Per poi proseguire con un «l’Italia, chi la ama e chi la frega. Io so’ coatto, io so’ della Lega». Pure giovani rapper crescono e si fanno notare (s)parlando di Salvini: se Willie Peyote in C’hai ragione tu ricorda che «non si giudica le persone per u colore della pelle, non devo passà una settimana con Salvini per capirlo. Quindi chi lo fa non è evoluto, è un ritardato», l’afro-italiano Tommy Kuti (se non lo conoscete, non vi preoccupat­e. Neppure noi avevamo idea di chi fosse) nel brano Forza Italia (lo avesse chiamato Pd, sarebbe stato più coerente) ci tiene a far sapere che «Sono cresciuto tra i paesini dove la gente la pensa come Traini, parlano al bar come ai comizi di Salvini, i miei vicini son convinti che io sia uno dell’Isis».

E ovviamente non fanno mancare il loro contributo cantanti e musicisti di esperienza, come Eugenio Bennato e James Senese, e gruppi fortemente orientati a sinistra come i 99 Posse che, col collettivo napoletano Terroni Uniti, hanno partorito il brano Gente do Sud, un chiaro inno anti-Salvini che si rivolge a lui in tal modo: «Ferma sti ruspe. Tu tiene ll’auto blu, nuje cammennamm­o a ppede. ’O munno nunn’è ’na frontiera. Vulisse purtà cca odio, muri e barriere». Per poi chiudere con la storia di un carcerato, che sarebbe meglio del ministro dell’Interno perché quello «nun cerca solde, fa’ bbene e scorda» mentre «po’ ’o mmale già ce pensa ’a Lega Nord».

Aspettiamo che anche Mahmood si cimenti presto in una canzone dedicata a Salvini con un brano magari intitolato «Voti», remake del noto Soldi, che faccia più o meno così: «Tu da me volevi solo voti, voti. Come se ti avessi dato voti, voti. Mi dicevi vota Lega, la Lega, la Lega…».

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