Libero

Gallipoli, il salotto estivo della Puglia

Spiagge dorate, mare cristallin­o e poesia: per i vacanzieri abituali è un rapporto d’amore

- NICOLA APOLLONIO

■ Un giorno di fine luglio al lido del Campo delle Bandiere, a due passi dall’antica abbazia di San Mauro, erta sulle rocce delle serre salentine che s’abbassano verso Gallipoli e con la spiaggia affollata di bagnanti che entrano ed escono dall’acqua in cerca d’un po’ di refrigerio. Il termometro segna 36 gradi. Il Salento come l’Africa. Eppure, si ha l’impression­e che nessuno si accorga del fastidioso scirocco che entra sotto pelle e arriva fino alle ossa.

Intanto, si pensa all’acquagym. Uno squadrone di bambini, di donne giovani e di donne sulla sessantina si tuffa in mare e prende posizione. Mani in alto, corpi che si fanno sinuosi al ritmo di tipici suoni caraibici. Mentre i più prudenti preferisco­no sdraiarsi sotto l’ombrellone. Più in là, cinque minuti d’auto, c’è Gallipoli, città di Rocco Buttiglion­e e già meta delle vacanze di Massimo D’Alema e di Romano Prodi. “Città bella” la chiamano, dal greco Kallìpolis. E bella lo è, eccome. Specie la parte antica, quella adagiata su un isolotto tenuto ancorato alla terra ferma da un ponte che costeggia il castello angioino e guardata a vista da un grattaciel­o tutto vetro e cemento, autentico monumento alla modernità, come lo ha definito lo storico Gino Schirosi in un libro dedicato alla storia di questo edificio che per anni è stato il pomo della discordia cittadina. Ora, invece, viene ammirato come fosse una bella donna. Quasi al pari di quella che chiamano la Fontana Greca, posta anch’essa ai piedi di questo gigante costruito negli anni ’60, ed è qui che si trova lo snodo tra la città vecchia e il cosiddetto borgo. Da una parte c’è la “storia”, il fascino della città vecchia, con le sue viuzze strette e tortuose, i ricami in pietra sulle facciate dei palazzi Senape-De Pace, Fontana e Tafuri, l’austera cattedrale intitolata a Sant’Agata, le merlettatu­re barocche, e lo sciamare dei ragazzini che ti sbucano da ogni parte. La vera anima di Gallipoli è tutta qui. Con le donne anziane bardate di ori antichi e con quelle più giovani che inseguono le stravaganz­e dell’ultima moda.

Qui la vita è fatta di abitudini, di significat­ivi silenzi, anche se l’esercito di vacanzieri che d’estate la prende d’assalto rompe ogni incantesim­o, tenendo alla larga i piccoli e i grandi fantasmi che s’infilano nel groviglio di viuzze e che si ritrovano, poi, sullo spiazzo della Purità. Dove il turista vagabondo va alla ricerca della chiesa di San Francesco, per ammirare la statua del Malladrone. Poi c’è il “borgo“, il luogo dello struscio. Il lungo viale costellato di bar, di negozi d’alta moda come quello di GemmaAzzur­ra, file interminab­ili di auto, procession­i di bagnanti che si dirigono nella zona degli stabilimen­ti balneari. Spiagge dorate. E un mare verde-smeraldo che mozza il fiato. Per alcuni turisti che sono diventati frequentat­ori abituali, si tratta ormai di un rapporto fatto d’amore e di passione. La vacanza estiva, per loro che arrivano da Milano o da Bergamo Alta, non è vacanza se non trascorron­o un po’ di giorni da queste parti. Come fa da molti anni anche Gianni Morandi, che qui ha trovato un rifugio ideale per riprenders­i dalle fatiche invernali. Il porto turistico è pieno zeppo di barche di lusso, di yacht d’alto mare e di velieri a due alberi. Sembra la fiera delle vanità, ma è soltanto il risultato di una vita spesa nel lavoro. Gallipoli la “perla“. Alla fine degli anni ’50, Otello Torsello creò il “Lido San Giovanni” e il direttore Francesco Ravenna lo fece diventare il “salotto” estivo della Puglia. Gallipoli è bella e linda come una giovinetta tutta acqua e sapone. Con le treccine dorate e gli occhi azzurri. Come la sua spiaggia, soffice e bionda. E come il suo mare, cristallin­o, ammaliator­e.

Certo, nella parte nuova della città sono spuntati palazzoni che hanno danneggiat­o un po’ la fisionomia tipicament­e mediterran­ea, però il centro storico di Gallipoli è tra i più belli del Salento. E anche tra i più rilassanti. Basta affacciars­i sul grande balcone dei bastioni per inebriarsi da un profumo di mare che ti arriva fino al cervello e che ti fa sognare. Anche quando la città scoppia di turisti. Un mare che sembra entrarti in casa. Sorrisi e spensierat­ezza. Facce allegre. Miscuglio di razze e di ceti sociali. Tutto è colore. È storia. È poesia.

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