Il sal­va-Sta­ti fa schi­fo Lo pre­ten­de so­lo Con­te

Giu­sep­pe at­tac­ca Me­lo­ni e Sal­vi­ni ma non spie­ga per­ché di­fen­de un fon­do uc­ci­di-ri­spar­mi. La Ue: già ap­pro­va­to. La Le­ga: rac­col­ta fir­me per bloc­car­lo

Libero - - DA PRIMA PAGINA - PIE­TRO SENALDI

Al­tra car­ta in­gua­ia l’Av­vo­ca­to del po­po­lo. Ren­zi: non so se reg­ge

Il bi­sCon­te di­mez­za­to. Il pre­si­den­te del Con­si­glio si è pre­sen­ta­to in Par­la­men­to con una ma­no da­van­ti e una di­die­tro, a co­pri­re le ver­go­gne di un go­ver­no mal­con­cio, che non è mai sta­to co­sì vi­ci­no all’abisso. Po­co più di tre me­si fa, il 20 ago­sto, per ri­ma­ne­re sul­la pol­tro­na di Pa­laz­zo Chi­gi no­no­stan­te un cam­bio di mag­gio­ran­za a 180 gra­di, il pre­mier ave­va pro­nun­cia­to un di­scor­so tut­to (...)

(...) con­tro Sal­vi­ni, co­pren­do­lo di con­tu­me­lie. Poi­ché gia­cu­la­to­ria che vin­ce non si cam­bia, ie­ri il pro­fes­sor Giu­sep­pe ha ri­pe­tu­to il co­pio­ne, ma an­zi­ché for­za ha di­mo­stra­to de­bo­lez­za.

Con­te sta­vol­ta non do­ve­va chie­de­re la fi­du­cia a cen­ti­na­ia di par­la­men­ta­ri di­spo­sti ad ac­cor­dar­la a chiun­que pur di non tor­na­re a ca­sa. Il pre­mier era chia­ma­to ri­spon­de­re all’ac­cu­sa di tra­di­men­to de­gli ita­lia­ni che gli ha mos­so l’op­po­si­zio­ne, rim­pro­ve­ran­do­gli di aver da­to il via li­be­ra al Mes, il fon­do eu­ro­peo sal­va-Sta­ti, che se­con­do Sal­vi­ni e Me­lo­ni, ma ul­ti­ma­men­te an­che per Di Ma­io, sal­va Ger­ma­nia e Fran­cia e con­dan­na noi. Il ri­sul­ta­to del ser­mo­ne è che da ie­ri lui e il suo go­ver­no so­no più fra­gi­li.

La di­fe­sa del pre­mier è sta­ta un mal­de­stro ar­roc­co, nel qua­le egli ha ac­co­mu­na­to ne­gli in­sul­ti il lea­der del­la Le­ga e la ca­pa di Fra­tel­li d’Ita­lia, re­ga­lan­do a que­st’ul­ti­ma una me­da­glia da ap­pun­tar­si al pet­to. L’ex mi­ni­stro dell’In­ter­no è sta­to ac­cu­sa­to di non leg­ger­si i dos­sier e Gior­gia è sta­ta de­scrit­ta co­me una se­mi­na­tri­ce di ter­ro­re. Il pre­si­den­te del Con­si­glio pe­rò non ha sa­pu­to spie­ga­re per­ché il Mes sa­reb­be un toc­ca­sa­na, il che ci fa so­spet­ta­re che nep­pu­re lui com­pul­si i do­cu­men­ti o che es­si ce­li­no un imbroglio. Non è sta­to un buon av­vo­ca­to per gli ita­lia­ni né per se stes­so, ri­sul­tan­do tran­quil­liz­zan­te so­lo quan­do ha spie­ga­to di non aver ap­po­sto la firma de­fi­ni­ti­va all’eu­ro­fre­ga­tu­ra.

Do­po l’ar­rin­ga del pre­si­den­te in po­chet­te, Sal­vi­ni ha for­se per la pri­ma vol­ta pen­sa­to che il go­ver­no stia per ca­de­re, e per­fi­no lo spae­sa­to Di Ma­io si è sen­ti­to più for­te. L’in­ter­ven­to di Giu­sep­pe ha con­fer­ma­to le per­ples­si­tà del­la vi­gi­lia, ov­ve­ro­sia che il Mes con­vie­ne so­lo al Pd, che or­mai ha fat­to del­la sud­di­tan­za a Fran­cia e Ger­ma­nia, truc­ca­ta da eu­ro­pei­smo, il pro­prio mar­chio di fab­bri­ca, e a Con­te, che se per­de an­che l’ap­pog­gio del­la Mer­kel è co­stret­to a ri­tor­na­re agli stu­di di di­rit­to. La mia pol­tro­na val pu­re un Mes, è sta­to il sen­so del ser­mo­ne par­la­men­ta­re dell’av­vo­ca­to, che par­la­va con da una par­te Di Ma­io, il suo in­ven­to­re, e dall’al­tra Gual­tie­ri, l’eco­no­mi­sta del par­ti­to di Bib­bia­no, co­me con di­sprez­zo i gril­li­ni chia­ma­no il Pd. Il pre­mier ha igno­ra­to il pri­mo e con­ti­nua­va a vol­ger­si ver­so il se­con­do, cer­can­do­ne l’as­sen­so, con gli oc­chi sup­pli­ci di chi ve­de la pro­pria sor­te nel­le ma­ni del­la per­so­na che ha di fron­te.

QUE­STIO­NE TEC­NI­CA

Il pre­si­den­te, per di­fen­de­re il Mes e il suo ope­ra­to, l’ha but­ta­ta in po­li­ti­ca, quan­do in­ve­ce la que­stio­ne è so­lo tec­ni­ca: ci con­vie­ne fir­ma­re il pat­to o no? Con­tro il sal­va-Sta­ti si è schie­ra­ta l’op­po­si­zio­ne, ma an­che M5S, che in Par­la­men­to va­le il 34%. Pu­re a Ren­zi non pia­ce, vi­sto che ha di­chia­ra­to che il pia­no aiu­ta le ban­che te­de­sche e ha di­ser­ta­to il ver­ti­ce che avreb­be do­vu­to ap­pro­var­lo. Quan­to all’ex mi­ni­stro Tria, che di eco­no­mia ca­pi­sce ed era con Con­te a Bru­xel­les quan­do si di­scus­se il pia­no, ha sem­pre det­to che l’in­te­sa gli fa­ce­va un po’ schi­fo, pri­ma che lui al­me­no evi­tas­se la ri­strut­tu­ra­zio­ne del de­bi­to a spe­se de­gli ita­lia­ni, pre­vi­sta dall’ac­cor­do ini­zia­le. Il Mec­ca­ni­smo non pia­ce­va man­co al Pd, quan­do sta­va all’op­po­si­zio­ne. La pa­sio­na­ria Lia Quartapell­e in Au­la rim­pro­ve­rò i gial­lo­ver­di di vo­ler ul­te­rior­men­te su­bor­di­na­re i con­ti ita­lia­ni al pla­cet del­la Ue, men­tre l’eu­ro­par­la­men­ta­re Pit­tel­la e il ca­po­grup­po al Se­na­to Mar­cuc­ci pun­ta­ro­no il di­to sul­le «con­di­zio­ni asfis­sian­ti per l’Ita­lia». Un po’ co­me l’ex con­fin­du­stria­le Gal­li, che par­lò chia­ra­men­te di un fa­vo­re al­la Ger­ma­nia.

«Il sal­va-Sta­ti si può an­co­ra cam­bia­re per­ché non è sta­to for­mal­men­te ap­pro­va­to, ma oc­cor­re tro­va­re al­lean­ze e un ap­pi­glio giu­sti­fi­ca­ti­vo»

«For­se lei non si è ac­cor­to che quel­la che sa­rà in di­scus­sio­ne è l’idea che, a mag­gio­ran­za, al­tri Sta­ti eu­ro­pei pos­sa­no de­ci­de­re di ri­strut­tu­ra­re il de­bi­to ita­lia­no»

«L’ade­sio­ne al nuo­vo Mes me­ri­ta un am­pio con­fron­to e la ve­ri­fi­ca di al­cu­ne con­di­zio­ni im­pre­scin­di­bi­li a di­fe­sa de­gli in­te­res­si del no­stro Pae­se»

«È un mec­ca­ni­smo ri­schio­so. Sa­ran­no ne­ces­sa­rie po­li­ti­che pru­den­ti per non at­ti­va­re il con­trol­lo del de­bi­to pub­bli­co ita­lia­no»

«La ri­for­ma del Mes ren­de più fa­ci­le l’im­po­si­zio­ne del­la ri­strut­tu­ra­zio­ne a un Pae­se in cri­si e per que­sto rap­pre­sen­ta un ri­schio»

«La ri­for­ma del Mes de­ve es­se­re ge­sti­ta con at­ten­zio­ne per­ché po­treb­be com­por­ta­re ri­schi enor­mi»

«Non so nul­la l’ho let­to sui gior­na­li, ma se pas­sa il Mes non com­pria­mo più i ti­to­lo di Sta­to»

GLI ECO­NO­MI­STI

Non mag­gio­re suc­ces­so il sal­va-Sta­ti ri­scuo­te sul fron­te eco­no­mi­co. Cot­ta­rel­li, che l’eu­ro­pei­sta del Col­le ben avreb­be vi­sto a Pa­laz­zo Chi­gi al po­sto dell’at­tua­le in­qui­li­no, ha di­chia­ra­to che il Mes ri­schia di pro­vo­ca­re più dan­ni che be­ne­fi­ci, per­ché il suo ri­gi­do mec­ca­ni­smo d’ap­pli­ca­zio­ne può sca­te­na­re i mer­ca­ti con­tro gli Sta­ti in dif­fi­col­tà. Opi­nio­ne pes­si­ma del fon­do han­no an­che gli isti­tu­ti di cre­di­to, nei lo­ro mas­si­mi rap­pre­sen­tan­ti. Il go­ver­na­to­re di Ban­ki­ta­lia Vi­sco eb­be a di­re che an­che so­lo no­mi­na­re il Mes può far ma­le all’Ita­lia, men­tre il pre­si­den­te dell’As­so­cia­zio­ne Ban­ca­ria, Pa­tuel­li, mi­nac­ciò di smet­te­re di com­pra­re ti­to­li di Sta­to ita­lia­ni se l’ac­cor­do fos­se en­tra­to in fun­zio­ne.

Ma Con­te non fa un plis­sé. Ri­spon­de con ar­go­men­ti po­li­ti­ci all’ac­cu­sa tec­ni­ca di aver­ci dan­neg­gia­to. Rin­fac­cia a Sal­vi­ni e Di Ma­io: lo sa­pe­va­te... E di­men­ti­ca che il lea­der del­la Le­ga ha fat­to ca­de­re il go­ver­no pro­prio do­po che è scop­pia­to l’amo­re tra M5S e l’Eu­ro­pa. L’av­vo­ca­to de­gli ita­lia­ni, se vuol di­fen­der­si con suc­ces­so, de­ve so­lo spie­ga­re per­ché il Mes non è una iat­tu­ra men­tre qua­si tut­ti so­no con­vin­ti che lo sia. Vi­sto da fuo­ri Bru­xel­les, il Mec­ca­ni­smo fun­zio­na più o me­no co­sì: l’Eu­ro­pa ci chie­de 100 eu­ro og­gi con la ga­ran­zia che, se ne avre­mo bi­so­gno do­ma­ni, ce ne re­sti­tui­rà 20 a con­di­zio­ni ca­pe­stro.

Per tran­quil­liz­zar­ci, gli eco­no­mi­sti di si­ni­stra so­sten­go­no che tan­to l’Ita­lia non avrà bi­so­gno dell’aiuto, sen­za pe­rò riu­sci­re a il­lu­mi­nar­ci sul per­ché do­vrem­mo as­si­cu­rar­ci per un ri­schio che non cor­ria­mo. Pur­trop­po in Eu­ro­pa van­tia­mo tra­gi­che espe­rien­ze in ma­te­ria di sal­va­tag­gi. Nel 2011 ag­giu­stam­mo a no­stre spe­se i con­ti mal­mes­si del­le ban­che te­de­sche, spa­gno­le e ir­lan­de­si, e per rin­gra­ziar­ci la Mer­kel ci man­dò Mon­ti. Poi, quan­do toc­cò al­le no­stre quat­tro ban­chet­te, la nor­ma­ti­va eu­ro­pea del bail-in fe­ce pa­ga­re agli ob­bli­ga­zio­ni­sti pri­va­ti il prez­zo del fal­li­men­to di Etru­ria e del­le al­tre. E ci fu chi si spa­rò. Fran­ce­schi­ni e com­pa­gni, per­ché sul pun­to Zin­ga­ret­ti la­ti­ta (che sia tor­na­to a pen­sa­re al­le ele­zio­ni?), per so­ste­ne­re il Mes si gio­ca­no il fan­ta­sma del­lo spread: se non lo fir­mia­mo ci di­mo­stria­mo inaf­fi­da­bi­li e gli in­te­res­si sul de­bi­to de­col­la­no. Si met­ta­no d’ac­cor­do con ban­chie­ri ed eco­no­mi­sti più pre­pa­ra­ti, che so­sten­go­no l’op­po­sto.

(LaP­res­se)

Il pre­mier Giu­sep­pe Con­te

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