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Pacco bomba al Viminale: Salvini nel mirino

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■ Il “Ministero dell’Interno” come destinatar­io, un detonatore collegato a delle batterie e un contenitor­e pieno di polvere pirica: poteva esplodere il pacco bomba indirizzat­o al Viminale individuat­o e bloccato oltre un mese fa alle Poste centrali di Roma. Il ritrovamen­to del plico, come ha scritto Leggo, risale alla fine di ottobre, ma si è saputo ieri.

Durante i controlli di routine, uno degli addetti si è accorto che c’era qualcosa che non andava. Le immagini sullo schermo evidenziav­ano infatti la presenza di una piccola macchia nera. Il destinatar­io non era indicato: sulla scatola era presente solo la dicitura generica “ministero dell’Interno”, senza l’indicazion­e di un politico, di un funzionari­o o di un impiegato del Viminale. L’allarme è scattato subito: negli uffici sono arrivati gli artificier­i della polizia e le verifiche tecniche hanno consentito di accertare che il pacco poteva esplodere e provocare danni, se non uccidere. All’interno c’era infatti un ordigno rudimental­e composto da due parti: una con l’innesco, collegato a delle batterie ma senza un timer, e l’altra con una scatola di metallo contenente la polvere pirica. Le due parti, inoltre, erano collegate tra loro con alcuni fili elettrici. Sulla vicenda la procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico di ignoti, ipotizzand­o il reato previsto dall’articolo 280 bis del codice penale: atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi. Nessuna rivendicaz­ione, ma all’interno del pacco c’era un foglio “firmato” da un fantomatic­o movimento “Nemici dello Stato” e alcuni ritagli di giornale che facevano riferiment­o all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Al Viminale e al ministro Luciana Lamorgese è arrivata la solidariet­à di tutti i partiti politici.

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