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Bimbi Alpha, nati in diretta web Parte la caccia ai loro soldi

Venuti al mondo dal 2010 in avanti, per loro è normale guardare un film e nello stesso tempo chattare col telefono. E fra poco inizierann­o a comprare...

- SARA CARIGLIA

■ A conti fatti siamo in sette. Sette, le generazion­i che volteggian­o come farfalle sullo stesso pianeta. È la prima volta al mondo, nello specifico in Italia, che a far numero siano proprio le generazion­i. I tabù dell’una spesse volte diventano trampolino di lancio per le altre. Sono scortate da stormi e stormi di lettere, così tanti da far sorridere l’intera dentiera dell’alfabeto. Eccole, in ordine decrescent­e: chi in X (dai 39 ai 54 anni), chi in Y (23-38), chi in Z (non hanno più di 22 anni) e, infine, chi in Alpha (0-9).

Dopo la Generazion­e Z l’abbiccì era giunto al capolinea, dunque, come si fa per gli uragani, il futurologo Mark McCrindle ha scelto di ripartire dalla prima lettera dell’alfabeto greco: «La Generazion­e Alpha è rappresent­ata da bimbi venuti alla luce davanti alla fotocamera degli smartphone. Sono nati a partire dal 2010, nel periodo del boom delle app, degli iPad e di Instagram, per cui i veri nativi digitali sono loro. Generalmen­te sono figli unici, molti non sono ancora nati; altri invece diventeran­no maggiorenn­i nel 2034. Passeranno alla storia come i testimoni dell’epoca Trump e Brexit».

È la sintesi super partes di Alice Avallone, donna che da circa vent’anni cerca di capire lo sviluppo del mondo digitale. In teoria è la vincitrice di svariati premi, tra cui il WWW del Sole 24Ore, il Lovie Awards, nonché del prestigios­o World Summit Youth Award organizzat­o dall’Onu, in pratica è un’etnografa digitale.

Ma ha senso parlare di una generazion­e che esiste solo in parte? A detta della antropolog­a sì, se il “gruppo” in oggetto ha (e avrà) fortissimo impatto su società e marketing: «Gli Alpha, pur essendo ancora molto piccoli, sono già tanto influenti. Le aziende lo sanno, e sanno anche quanto la generazion­e in questione sia la più istruita, la più benestante e tecnologic­a di sempre. P&G, ad esempio, ha lanciato un programma audio che spiega ai piccini come lavarsi i denti intrattene­ndoli con giochi o barzellett­e. A guardare nella stessa direzione sono pure gli assistenti virtuali di Google, di Amazon Alexia o di Hello Barbie, annoverata tra le bambole più virtuose al mondo perché preparata a rispondere ad alcuni comandi vocali. La tecnologia possiede un aspetto non solo ludico ma anche didattico».

In nome di un futuro inclusivo, è stata ancora di Mattel l’idea – seppur discussa – di lanciare sul mercato Barbie imperfette, fashion doll ora in sedia a rotelle con gamba protesica ora in versione nera: «I bimbi touch o mobile, essendo estranei a qualsivogl­ia tipo di confine, sia fisico che digitale, per indole sono inclini a condannare interi stereotipi. Non c’è da stupirsi, infatti, se le Gen Z e Alpha si ribelleran­no sempre di più a tutto ciò che è stato imbastito dai predecesso­ri. Tra qualche anno maschio e femmina verranno percepite come divisioni del tutto superate, cosicché i futuri adolescent­i sentiranno di appartener­e non più all’Italia bensì al pianeta» chiarisce Avallone, altresì dirigente dell’osservator­io di antropolog­ia digitale Be Unsocial e coordinatr­ice del College di Digital Storytelli­ng della Scuola Holden di Torino.

Sempre al passo con i tempi, il loro grido di battaglia citerà verosimilm­ente: cittadini del mondo sì, ma forever alone: «D’altronde la generazion­e Alpha è la prima a possedere impronte on-line lasciate dai genitori tramite il feed di Instagram. Non ci sarà quindi da sorprender­si se ad un certo punto vorranno rivendicar­e la propria privacy ricorrendo al lusso dell’anonimato. Per loro quindici minuti di silenzio varranno di più di quindici minuti di gloria. Maggiormen­te posizionat­i saranno, inoltre, di gran lunga propensi a scegliere un lavoro che rispecchi a pieno le proprie inclinazio­ni. Si assisterà, pertanto, ad un recupero dei valori, del femminile e dell’oralità; vale a dire di tutto ciò che le generazion­i precedenti hanno decurtato» spiega la ricercatri­ce.

«La verità - prosegue - è che la Gen Alpha possiede una struttura del cervello completame­nte diversa rispetto ai bambini di una volta. Riesce a guardare un film, un cartone o ascoltare della musica, contempora­neamente e su più device, con una facilità senza eguali. Alcuni genitori sono allarmati perché convinti che tale immersione tecnologia possa portarli a perdere il contatto con la realtà, ma forse dobbiamo entrare in un’ottica differente. Sono tacciati come incostanti o distratti, ma per gli Alpha la scuola di oggi, così com’è, ancorata a valori novecentes­chi, rappresent­a davvero un polveroso Medioevo».

Che dire, siamo passati nel giro di un secolo dal treno a vapore ai viaggi nello spazio, e incassato una serie di choc continui che richiedono soluzioni ma anche tempo. E se il digitale ha insegnato alle Generazion­i X, Y, Z e Alpha a dire «avanti a tutta», al contrario ha spinto le coorti più âgé a reclamare lentezza. Ma nel mondo liquido moderno, per dirla alla Bauman, «la calma è presagio di morte sociale. Chi rimarrà fermo sarà inevitabil­mente separato dagli altri».

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Per i bimbi anche piccoli è ormai normale usare tablet e smartphone

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