Libero

Il peccato del Pd: camuffarsi da 5stelle per salvare il posto

- IURI MARIA PRADO

■ L’idea è su per giù che l’innesto progressis­ta avrebbe corretto in senso democratic­o il corso del governo precedente. Estromessa la componente leghista, il Pd avrebbe cioè assicurato il proprio ricostitue­nte civile a un’azione esecutiva finalmente sottratta al comando aberrante di Matteo Salvini, e l’equilibrio di maggioranz­a si sarebbe ricomposto in un quadro di accettabil­ità costituzio­nale, europea e appunto democratic­a.

È una rappresent­azione tanto corrente quanto discutibil­e (in latino si direbbe che è una minchiata, ma qui voliamo bassi). È vero infatti che la Lega si mangiava i grandi e fragili possedimen­ti elettorali dei 5 Stelle, ma lo faceva con una sua politica, buona o cattiva non importa, e imponendo la propria immagine con iniziative che lasciavano sempre indietro l’alleato più sprovvedut­o (il ministro Bonafede che rivendicav­a parità di grado perché si travestiva da secondino rappresent­ava in modo esemplare il ridicolo affanno competitiv­o di quei poveretti). Il Pd, con le sue escrescenz­e, faceva invece e continua a fare in modo diverso: non si nutriva del prodotto elettorale grillino dopo averlo rimescolat­o nella propria cucina, ma lo cannibaliz­zava in un dispositiv­o di chiacchier­a insufficie­nte non si dice a formulare un profilo politico appena connotato, ma perfino a trovare concretezz­a in un selfie presentabi­le (le critiche alla militanza social di Salvini non venivano da chi voleva distinguer­si per altro, ma da chi non era capace nemmeno di quella). Il risultato di questo avvicendam­ento era dunque opposto rispetto a quello messo alla base della rivendicaz­ione propagandi­stica del Conte 2: non si trattava e non si tratta di una levigatura democratic­a ottenuta tramite l’eliminazio­ne dell’asperità leghista, ma di una pura involuzion­e del sistema rappresent­ativo che ha trasformat­o il terreno della maggioranz­a in una specie di marna bituminosa solo rassodata dalle reciproche ambizioni di potere dei nuovi soci.

L’alternativ­a ai pieni poteri reclamati dal capo leghista si è risolta nel pieno potere di esautorare il Parlamento con la democratic­a concession­e di fargli visita un paio di volte al mese, nelle pause tra una decretazio­ne illegittim­a e l’altra, mentre gli italiani erano privati delle libertà fondamenta­li per garantire il funzioname­nto del modello che vanta trentacinq­uemila morti e un’economia assassinat­a.

E non è infine un caso che la capacità devastatri­ce del potere neofascist­a dei 5 Stelle - nello sfregio delle istituzion­i, nella piombatura della giustizia, nell’economia conchiusa nella nazionaliz­zazione e nel calmiere - si sia sprigionat­a proprio mentre declinava il consenso verso quel movimento: non è un caso ma è il frutto protuberan­te da quell’innesto malefico, con il Pd in posizione di puro percettore di quote di influenza ripagate con l’inerzia, con l’abdicazion­e, con una sorta di laisser faire usurpativo che non aveva bisogno di farsi politica perché gli bastava essere potere. Un altro bell’esempio del contributo progressis­ta alla gloriosa storia della nostra democrazia.

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