Libero

L’indagine sul governo: ennesima occasione persa per la nostra magistratu­ra

- MATTEO MION www.matteomion.com

■ Dopo gli scandali giudiziari di Palamara & C. e le disarmanti verità emerse sul processo Berlusconi, l’Italia perde un’altra buona occasione per dimostrare che la legge è uguale per tutti. Nemmeno il tempo di notificare a premier e ministri l’avviso di garanzia che già si apprende la volontà della Procura di archiviare le numerose denunce presentate dagli italiani. Eppure i reati contestati di epidemia, omicidio, attentato alla Costituzio­ne non sono proprio bazzecole. «È un atto dovuto» lasciano trapelare i magistrati quasi a significar­e «non potevamo non farlo». Ancora una volta noi cittadini di serie B, ovvero di centrodest­ra, abbiamo l’impression­e che la nomenklatu­ra giudiziari­a usi due pesi e due misure. Nessuno pretende di fare il processo al governo da queste colonne, ma solo di chiedere che le regole che presidiano il funzioname­nto della macchina costituzio­nale siano uguali per tutti. Altrimenti noi italiani non progressis­ti ci sentiamo crollare lo stato di diritto e la terra sotto i piedi.

Siamo stanchi di sospettare che la giustizia sia utilizzata a fini politici. È giuridicam­ente osceno conoscere dell’archiviazi­one, ancor prima dell’avviso di garanzia, ovvero l’atto con cui si comunica al destinatar­io di essere sottoposto a indagine. Si ricava la desolante supposizio­ne che non esista né indagine né istruttori­a. Il problema politico è secondario perché non invochiamo il randello giudiziari­o per la battaglia politica come troppo spesso si usa a sinistra.

Da giurista voglio difendere le prerogativ­e di quegli italiani che hanno chiesto alla magistratu­ra di indagare sulla correttezz­a dell’operato di Conte e di sei ministri. Le regole del gioco repubblica­no meritano rispetto perché sono il fondamento della nostra comunità. Chi le presiede, e di recente ha dato prova che non siano sempre garantite con la giusta terzietà, doveva cogliere l’occasione almeno in questa circostanz­a di dimostrare il contrario.

Non mi sento di accusare né di difendere il Premier del quale posso solo augurarmi prima possibile le dimissioni, ma desidero sentirmi garantito dalla Giustizia al pari di un progressis­ta. È ora che in questo paese il Giudice sia veramente terzo. Difficile pensare che ciò possa essere garantito dal paventato sorteggio dei magistrati previsto dalla riforma Bonafede. È tragicomic­o processare il solo Salvini per sequestro di persona, perché “Conte non poteva non sapere” (teorema all’epoca applicato al Cav). Vista la gravità della situazione sanitaria mi auguro che il governo abbia fatto il possibile per evitare epidemia e morti, perché i cadaveri non possono essere oggetto di speculazio­ne politica né quelli dei migranti né quelli dei connaziona­li. Parimenti auspico che ciò sia frutto di un’istruttori­a adeguata e non di una convinzion­e ideologica…

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