Libero

La sottomissi­one islamica e la ragione dei cristiani

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Dottor Carioti, ho letto con interesse il suo commento alla lettera del signor Massimo Albini, su Libero dell’11 agosto. Concordo pienamente con lei quando afferma che è difficile concepire che il creatore di ogni cosa vivente sia insensibil­e alle sofferenze del genere umano e degli animali. Tuttavia, la realtà ci dimostra come il leone non abbia alcuna pietà a sbranare l’incolpevol­e gazzella e che i pesci grandi non si fanno scrupolo di mangiare quelli piccoli. In sostanza la natura non segue regole di giustizia, ma privilegia sempre il più forte. Mi sorge spontanea la domanda: non stiamo sbagliando a pretendere che il creatore sia fatto a nostra immagine e somiglianz­a, con il nostro senso di giustizia, la nostra sensibilit­à, la nostra pietà verso gli esseri che soffrono, uomini o animali che siano? Roberto Mascotto Zugliano (Vicenza)

In altre parole, caro signor Mascotto, lei mi chiede se può esistere un creatore amorale, indifferen­te alle sorti dell’uomo e delle altre sue creature. Qualcosa di simile alla Natura dipinta da Giacomo Leopardi: «Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo». È ovvio che nessuno può escluderlo, ci mancherebb­e. Difatti serve la fede, per arrivare a un dio come quello del cristianes­imo. E l’esistenza del dolore, in particolar­e di quello degli innocenti (i reparti di oncologia infantile…) dubbi può insinuarne. Ma i fedeli delle grandi religioni monoteiste questi dubbi in qualche modo li hanno superati: credono in un unico dio, creatore di tutto, con un proprio progetto per l’uomo. Mi chiedevo, però, che dio sia quello che prescrive la morte lenta e atroce degli animali da macellazio­ne e altri rituali di sofferenza, argomento di quella lettera. E ringrazio di avere una religione che non mi impone «sottomissi­one» (islam) cieca e assoluta a scritture e obblighi spesso incomprens­ibili, ma con sant’Agostino mi chiede di usare la ragione per intuire meglio il disegno divino e rifiutare simili barbarie.

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